Sono tante le menzogne che ci sono state ripetute affinché accettassimo come inevitabile e persino benevolo l’attuale paradigma socio-economico della globalizzazione. Era essenziale che pensassimo, in quanto cittadini occidentali, che le fortune dell’uomo fossero ormai legate indissolubilmente alla condizione post-storica evocata da Fukuyama all’indomani della caduta del Muro di Berlino. I giochi sono chiusi: tutto è deciso.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di aprile 2022

Tuttavia, il conflitto in Ucraina ha mostrato, nell’arco di poche settimane, tutta la fragilità del mondo «globalizzato». L’assunto da cui sono partiti economisti e politici nostrani è stato sempre lo stesso: lasciare che il mercato si regolasse da solo, cancellare (e demonizzare) i confini tra uno Stato e un altro, snobbare le produzioni locali in favore di delocalizzazioni in cerca di costi del lavoro più bassi, privatizzare (oppure svendere) le industrie pubbliche e persino gli asset strategici per aumentarne la «competitività». Ecco i mantra di almeno trent’anni di politiche economiche italiane ed europee.

Globalizzazione addio?

Ora, con la guerra alle porte d’Europa, i luminari del neoliberismo e della globalizzazione stanno cadendo dal pero. Ancora una volta. Le sanzioni finanziarie alla Federazione russa stanno certamente arrecando danni a Mosca, ma stanno svelando tutta la vulnerabilità dell’Unione europea, che nasce proprio come grande esperimento neoliberista. I russi, obtorto collo, stanno stringendo accordi con l’immenso mercato cinese e possono contare su un’immensa riserva di materie prime, oltre a previdenti nazionalizzazioni strategiche. E noi?

Prendiamo in esame la situazione italiana. La diminuzione delle forniture di gas russo stanno rapidamente debilitando molte nostre aziende, già massacrate da due anni di limitazioni, chiusure e scarsi ristori, oltre che da vent’anni di tagli alla spesa pubblica. L’Italia avrebbe potenzialmente accesso alle proprie riserve di gas naturale, stimabili in circa 350 miliardi di m³, eppure ne estrae solo 4 miliardi e si affida ai gasdotti dalla Russia per il 40% del suo fabbisogno. Si cercano, tardivamente, nuove forniture dal…

Ti è piaciuto l’articolo?
Ogni riga che scriviamo è frutto dell’impegno e della passione di una testata che non ha né padrini né padroni.
Il Primato Nazionale è infatti una voce libera e indipendente. Ma libertà e indipendenza hanno un costo.
Aiutaci a proseguire il nostro lavoro attraverso un abbonamento o una donazione.

 

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta