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Roma, 31 ott – “Un elenco di libri che sia assolutamente necessario aver letti e senza i quali non si avrà salute né cultura, non esiste. Vi è invece per ogni uomo un notevole numero di libri nei quali proprio lui, quel singolo uomo, può trovare soddisfazione e godimento. Scoprire via via questi libri, intrecciare con essi un rapporto duraturo, possibilmente appropriarsene a poco a poco fino a renderli uno stabile possesso estrinseco e intrinseco, costituisce per ogni singolo un compito particolare e personale, ch’egli non può trascurare senza restringere sostanzialmente la cerchia della propria cultura  e delle proprie gioie, e con ciò il valore della propria esistenza”. Le parole di Hermann Hesse sono la migliore presentazione per uno scrittore come Marino Moretti.

Dalla Romagna a Firenze

Nato a Cesenatico il 18 luglio 1885, frequentò le scuole elementari nello stesso paese. Ebbe come insegnante la propria madre, che lo forgiò nel miglior modo possibile, riversando su di lui la massima attenzione di mamma e di maestra. Dopo le elementari venne mandato in collegio a Ravenna e a Bologna, ma in quell’ambiente duro e lontano dagli affetti dei genitori divenne ribelle. Il padre commerciante avrebbe voluto che si iscrivesse alla facoltà di farmacia, ma non fu così. Dopo una breve parentesi a Firenze in una scuola di recitazione, scelse la letteratura come mestiere. La permanenza a Firenze gli permise di conoscere la realtà degli intellettuali fiorentini, quali Papini e Prezzolini, vicini alle riviste La Voce e Lacerba.

Durante il periodo della Grande Guerra fece parte della Croce Rossa, e in questo modo ebbe la possibilità di fare la conoscenza di molti militari e di scrivere più tardi le loro storie, raccolte nel libro Cento novelle. Carlo Bo scrive: “In questo registro particolare trova la sua collocazione Marino Moretti che è stato a suo modo, un maestro di questa letteratura di intrattenimento. Infatti, molti dei suoi libri non sono che delle raccolte di novelle, sia pure riviste e pulite. Per Moretti la novella era un modo di cantare la vita quotidiana, i piccoli fatti, meglio di testimoniare con un tono un po’ più alto le sue speculazioni di solitario”.

La firma al manifesto crociano

Un passo importante della sua vita è la sottoscrizione al manifesto degli intellettuali antifascisti, voluto da Benedetto Croce. Fu un passo difficile da compiere negli anni in cui l’entusiasmo per il fascismo era grande e sfociò nel manifesto degli intellettuali fascisti, voluto da Giovanni Gentile. Marino Moretti non aveva voluto firmare l’appello di Gentile, anche se tra loro vi erano dei suoi  preziosi amici. Questa scelta e presa di posizione vennero rievocate ancora da Carlo Bo: “Quando si parla degli scrittori che durante il fascismo non si sono mai piegati si dimentica sempre il nome di Marino Moretti che è stato uno dei rari esempi di libertà sofferta e pagata. Non venne eletto all’Accademia, dove aveva da tempo prenotato un posto fra Panzini e Baldini, tanto per restare ancora nell’area romagnola, non ebbe premi, ma gli furono sottratti. Tutto ciò ci aiuta a capire la natura dell’uomo: era semplice e fiero, era umile ma ben convinto dei valori della letteratura e dei meriti acquisiti in tanti anni di lavoro. Moretti morì a 94 anni ma prima ebbe la soddisfazione di veder intorno a sé tanti lettori che erano andati a Cesenatico a rendergli onore”.

La querelle con l’Accademia d’Italia

La vicenda umana del poeta è considerata  davvero singolare e merita d’essere ricordata per comprendere cosa fosse allora l’Accademia d’Italia che faceva capo a Giovanni Gentile. Nel 1932 l’Accademia aveva deciso d’assegnare a Marino Moretti il premio Benito Mussolini, ma il Duce si oppose perché non aveva dimenticato che lo scrittore di Cesenatico, nel 1925, firmò il manifesto, voluto da Benedetto Croce, degli intellettuali antifascisti. Tra quelli che avevano sostenuto la candidatura vi erano i suoi amici appartenenti all’Accademia d’Italia: Baldini e Panzini. Tale premio fu, in seguito, assegnato a Silvio Benco. Quello che accadde non fece mutare nulla, gli anni passarono e, durante la Repubblica Sociale Italiana, gli accademici continuarono il loro impegno letterario per migliorare la nazione, perché la cultura è sempre stata un elemento vincente e determinante.

Il premio assegnato d’autorità a Marino Moretti

L’Accademia fondata da Mussolini premiava chi eccelleva nei diversi rami dello scibile. Le rivoluzioni hanno bisogno del contributo del mondo intellettuale. Nel libro L’ultimo premio del fascismo – Marino Moretti e l’Accademia d’Italia, che merita d’essere letto con la massima attenzione, l’autore Paolo  Simoncelli scrive: “Il 21 aprile 1944 l’Accademia d’Italia, ritirata ormai a Firenze, aveva assegnato all’unanimità il suo ultimo premio letterario a Vittorio Giovanni Rossi. Il giudizio, tuttavia, fu sovvertito da un intervento politico letterario del Ministro della Cultura popolare della Repubblica sociale italiana, Fernando Mezzasoma, che, senza neanche informare l’Accademia, d’autorità assegnò il premio all’antifascista Marino Moretti. Da queste contrastate vicende prende avvio una ricerca basata su documenti e carteggi inediti dei maggiori letterati del tempo, che a rebours risale alle origini del “caso Moretti”: alla sua mancata iscrizione all’Accademia d’Italia e alla sua denegata vittoria del “Premio Mussolini” nel 1932 per essere stato tra gli antifascisti firmatari del “Manifesto Croce”. Un caso emblematico del rapporto tra politica e cultura con protagonisti intellettuali come Ojetti, Cecchi, Papini, Valgimigli, Panzini, direttori di grandi quotidiani come Amicucci e Gray, e con Gentile sullo sfondo, impegnato in quello che sarebbe stato il suo ultimo lavoro di organizzatore culturale e l’ultimo premio letterario del fascismo”.  A dimostrazione che l’Accademia d’Italia volle onorare uno scrittore che si era schierato contro il fascismo e che in certi momenti la letteratura ha potuto superare ogni ostacolo.

Emilio Del Bel Belluz

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3 Commenti

  1. Quando il contingente poteva prevalere per onestà manifesta…?! Pare di sì, diversamente da oggi democraticamente impossibile.

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