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maturità prima prova resistenzaRoma, 18 giu – Che la traccia di carattere storico incentrata sul tema della resistenza fosse ostica, era fuori dubbio. Che venisse ignorata dalla pressoché totalità dei maturandi, non era affatto scontato. Almeno nelle intenzioni. Fatto sta che solo 9 studenti su 100 hanno deciso di affrontare la tipologia C della prova di italiano, incentrata sulla lotta partigiana.



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A fare la parte del leone sono stati i temi proposti sulle nuove tecnologie, che hanno fatto incetta di preferenze. Argomenti senza dubbio più attuali, forse più facili da affrontare ma che, d’altra parte, non godono di “coperture” istituzionali onnipresenti. E’ di meno di un anno fa, per esempio, il protocollo siglato dal ministero dell’Istruzione non con Microsoft, Google o Amazon, bensì con l’Anpi, con l’obiettivo di promuovere la Costituzione e la resistenza nelle scuole.

“Questo accordo è uno strumento fondamentale per far comprendere a tutti gli studenti il valore della nostra Costituzione e l’importanza della memoria della Resistenza raccontata anche da chi l’ha vissuta in prima persona”, sottolineava a luglio dell’anno scorso il ministro Stefania Giannini. “Ritengo che questa firma assuma una grandissima importanza rispondendo ad una esigenza profonda che emerge dal mondo della scuola e che assicura un’attività continuativa in favore della cittadinanza attiva”, la chiosa di Carlo Smuraglia, presidente Anpi.

Una promozione che non pare aver sortito gli effetti sperati. Le bassissime percentuali mostrano invece una realtà diametralmente opposta: gli studenti vedono la resistenza come un argomento “vecchio”, percepito come a carattere politico e quindi rischioso. Il che, peraltro, conferma come la resistenza non sia nell’immaginario collettivo degli italiani. E tanto meno nella cultura condivisa.

Filippo Burla

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