Roma, 1 nov – Il cantautore Morgan a capo di un dipartimento per la musica da creare all’interno del Ministero della Cultura. Questa la nuova idea di Vittorio Sgarbi, fresco di nomina a sottosegretario proprio alla Cultura, che ha annunciato: «Bisogna creare un dipartimento ad hoc per la musica, che deve essere affiancata all’arte, e lui avrà un ruolo».

Un dipartimento per la musica al Mic

Sgarbi e Morgan sono certamente due irregolari del mondo culturale italiano. Non sorprende che fra i due ci sia stima e amicizia reciproca. In un’intervista ad Adnkronos, Morgan ha commentato l’investitura di Sgarbi: «La musica è cultura; e la canzone, come forma della musica, è la forma d’arte più diffusa al mondo in assoluto, la più importante perché presente ovunque nel mondo moderno: è praticamente il nostro nutrimento quotidiano, equivale al ruolo che ha il pane per il nostro corpo fisico, è il nutrimento per la mente e per l’anima». Un dichiarazione d’amore che nasconde alcune preoccupazioni: «Però è una forma musicale che non è neanche stata “formalizzata” in modo accademico, lasciata sempre nelle mani del mercato: come se non avesse dignità culturale, che invece ha».

Un’importanza della musica popolare della canzone che sottolinea più volte: «La canzone deve essere presa seriamente, anche perché ha una importanza economica e sociale notevole, connette gli esseri umani in maniera trasversale, nella famiglia e tra le generazioni». Motivi che portano Morgan ad apprezzare e accogliere l’idea di Sgarbi di creare un dipartimento apposito: «La musica deve avere una sua “casa” e il Mic deve assumersene la responsabilità, per gestirla a livello sociale evitando le strumentalizzazioni a fini economici e discografici. Discografia di cui, tra l’altro, l’Italia rappresenta come produttori l’ottavo mercato mondiale». Ma per valorizzare davvero la musica «serve una riforma di settore che comprenda tanti temi», tanto che secondo Morgan «il settore della discografia italiana va completamente rivoluzionato». Sfide che non spaventano il cantautore, che si dice «pronto a mettere tutto il mio impegno per riunificare tanti temi che riguardano la musica, ma che al momento risultano sfilacciati e tenuti separati, ristabilendo una competenza e un ruolo istituzionali, anche per salvaguardare quel prodotto culturale che è la canzone, sia popolare o d’autore».

Morgan sui rave: «Il punto non è vietarli»

Morgan ha voluto dire la sua anche sul fenomeno dei rave e della nuova stretta che il Governo vuole fare su questo fenomeno: «Ci sono aspetti torbidi e contorti nei rave party: ma il punto non è vietarli, arrestare i partecipanti e metterli in carcere; semmai, bisogna far sì che non siano attraenti per i giovani, proponendo idee alternative migliori». E prosegue: «Le proposte, ovviamente, non devono essere noiose ma attraenti e audaci, con musica altrettanto interessante, per una forma di “concorrenza” ai rave party che, fra l’altro, si svolgono anche in condizioni igieniche spesso molto precarie, talora quasi discariche». Un degrado che si ripercuote anche nella sfera musicale: «La musica va proposta con livelli tecnici di qualità, con i giusti decibel e le giuste armoniche e non con ascolti di suoni rimbombanti che rintronano il cervello e danneggiano l’organismo. Se si diffonde il suono a livello adeguato, la musica è un piacere; se si lascia al caso e si sparano a mille le amplificazioni non è più una bella esperienza».

Michele Iozzino

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2 Commenti

  1. Poche balle, con gli stupefacenti o senza stupefacenti ? Andiamo al dunque, senza furbescamente tergiversare.

  2. Ogni tempo ha la sua musica e contro questo tempo costoro paiono davvero essere malamente in arnese. Comincino a porsi pubblicamente dei “perché” prima dei “come”, da liberal-paraculi, sottoculturali.

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