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Music service: la nuova frontiera del mercato musicale

by Alessandro Bizzarri
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Mentre i cd vendono sempre meno, il vinile torna ad essere commercialmente più appetibile per il suo gusto retrò che tanto affascina nel millennio della musica digitale

Mentre i cd vendono sempre meno, il vinile torna ad essere commercialmente più appetibile per il suo gusto retrò che tanto affascina nel millennio della musica digitale

Roma, 10 nov – Sono passati gli anni in cui, per avere sempre a disposizione le canzoni dei propri artisti preferiti, bisognava necessariamente passare per un negozio o aspettare che qualche emittente radiofonica le trasmettesse. Tutte abitudini relegate nel passato con l’avvento prima degli mp3 e del file sharing, poi con l’ultima frontiera, la musica in streaming, offerta sotto forma di music service. In questo caso ci si riferisce a piattaforme come spotify e deezer che, a differenza del già diffuso ed affermato iTunes che permette di acquistare legalmente mp3 dei propri artisti preferiti, non solo permettono di ascoltare musica direttamente dal web ma che consigliano all’utente nuovi ascolti basandosi sulle interazioni dei loro profili con quelli della piattaforma.

Siamo di fronte, insoma, all’ultima evoluzione nel modo di ascoltare musica. Una volta era il vinile, tanto ingombrante quanto affascinante, quasi un oggetto di culto da esporre nelle vetrine dei negozi e da mettere in fila in grossi scatoloni per sfogliarli quasi fossero un catalogo. Comprarne uno era quasi un atto sacro e una volta fatto non potevi restituirlo, eri obbligato ad ascoltarlo traccia per traccia per non rovinarlo eccessivamente con la puntina. Poi arrivò il cd che diminuì le dimensioni dei supporti fisici su cui incidere la propria musica e ne facilitò la distribuzione, grazie ai prezzi ridotti. L’avvento dei cd-rom e dei masterizzatori casalinghi permise alla “pirateria” di cominciare ad espandersi ma sempre moderatamente. Poi napster, la possibilità di scaricare musica grazie al sistema p2p, le polemiche con i metallica, i download. Giorno dopo giorno il mercato musicale si è sviluppato rendendo la musica un vero e proprio prodotto di massa, facilitandone la distribuzione e talvolta svalutandola; i negozi di musica o si sono sviluppati cominciando a vendere anche altro o hanno chiuso. Di conseguenza le vendite sono diminuite e le etichette discografiche avendo meno introiti hanno cominciato a investire di meno su band emergenti e sulle future “star”, cominciando a studiare tattiche di marketing musicale che puntassero più al famigerato X Factor che alla vera qualità tecnica e artistica del gruppo. Di conseguenza chi fa musica, oggi, punta sempre più all’autoproduzione o comunque a produzioni low-cost sempre più per fronteggiare questi incidenti di percorso; e di conseguenza viene da chiedersi su quale supporto fisico venga distribuita e ascoltata oggi la musica per permettere al mercato di girare e di avere introiti che vanno al di fuori di concerti ed emittenti radiofoniche. La risposta è semplice: nessuno.

Di recente è per l’appunto, nata una tendenza che avanza a metà strada tra il supporto fisico del cd e quello virtuale dell’mp3 “scaricato”: quella, di cui si iceva, della musica in streaming.”La digitalizzazione della musica ha avuto tre fasi, la prima è stata quella del download, la replica on line del mondo fisico; la seconda quella del jukebox, musica alla quale accedi da dovunque. Ma il jukebox non è un servizio, e qui arriviamo alla terza fase, quella dei “music service”, che sarà sempre basato sul jukebox ma non dovrà dare solo tracce, ma consigli, sorprese, scoperte e emozioni” è quanto afferma l’amministratore delegato di Deezer, spiegando gli scopi e le motivazioni che hanno portato alla nascita del servizio e specificando che “oggi noi diamo alle etichette discografiche una percentuale dei nostri introiti che è molto più alta di quella che hanno da ogni altro media”. La piattaforma studiata sarebbe inoltre la formula ideale per smuovere il mercato e far conoscere nuovi artisti che altrimenti sarebbero stati fermi a causa dei “baroni” della musica. Insomma, la vecchia chiacchierata col proprietario del negozio di vinili del quartiere e lo scambio di cd e musicassette ed opinioni musicali tra i banchi di scuola o sul posto di lavoro è stato sostituito e digitalizzato da un programma; forse la parabola ha trovato una sua conclusione; che questi sia positivo o meno si vedrà nei prossimi anni. Fatto sta che la musica è cambiata, a breve i cd verranno ritirati dal mercato (mentre in vinile sta lentamente tornando per le sue caratteristiche tecniche ed il suo gusto retrò che tanto piace oggi) e chi vuole entrare nel mondo del music business -da musicista da produttore- dovrà fare i conti con questa nuova.

Alessandro Bizzarri

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