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Pomezia (Roma), tappa Tsunami Tour del Movimento 5 stelleRoma, 28 gen – Se vivessimo “in un paese normale”, per usare un’espressione che a loro piace molto, i grillini sarebbero evaporati da tempo. Se hanno retto sin qui è più che altro grazie agli assist involontari della politica italiana: un governo tecnico ieri, un patto del Nazareno oggi, uno scandalo Mafia Capitale domani e la vita della “politica del vaffanculo” si allunga un altro po’. Finché può dire “incredibile”, “guarda cosa è successo”, “l’hanno fatto davvero”, Beppe Grillo può continuare a incassare clic e consensi. Ma non durerà all’infinito.

L’ultimo esodo di parlamentari parla chiaro. Ieri, infatti, nove deputati e un senatore hanno lasciato il Movimento 5 Stelle. Il senatore è Francesco Molinari, i deputati sono Tancredi Turco, Walter Rizzetto, Mara Mucci, Aris Prodani, Samuele Segoni, Eleonora Bechis, Marco Baldassarre, Sebastiano Barbanti, Gessica Rostellato. In tutto sono 36 i parlamentari che in poco meno di due anni hanno lasciato il M5S. Alla Camera il Movimento di Beppe Grillo aveva ottenuto 109 seggi: con gli ultimi addii, sono in totale 18 i deputati che hanno lasciato il gruppo. Al Senato il M5S aveva ottenuto 54 seggi: i senatori usciti sono 18. Non sono numeri da niente, e soprattutto rischiano di essere il piccolo buco da cui esce il rivolo che poi si allarga e fa franare la diga.  È ovvio che così non si può andare avanti. Ma cosa hanno sbagliato, Grillo e Casaleggio?

1. Hanno voluto contestare il sistema riproducendone la mentalità dominante, che è narcisistica, “democratica”, frustrata, volgare, disimpegnata, parolaia. Non puoi cambiare le cose se pettini lo spirito del tempo nel senso del pelo. Si deve essere nel mondo senza essere del mondo. I grillini in questo mondo ci sguazzano.

2. Hanno cianciato di democrazia diretta e trasparenza per poi affidare tutto alla più opaca e autocratica delle diarchie.

3. Hanno affidato un messaggio tendenzialmente qualunquista e destroide, diretta espressione dell’elettorato pentastellato, che è esattamente così, a una pattuglia di nerd progressisti (che poi sono gli unici che hanno preso sul serio le panzane sulla democrazia diretta di cui sopra).

4. Hanno creduto che bastasse urlare “ladri” ai politici per essere diversi da loro. E invece l’italiano medio insulta la casta perché non è riuscito a entrarvi lui.

5. Hanno del tutto fatto a meno di qualsiasi strategia sensata. Isolarsi dal mondo aspettando il giorno in cui magicamente il movimento potrà andare al governo grazie al 50% dei voti non è una strategia, è pura utopia. Con l’aggravante che se poi ci ripensi e collabori su un’inezia, tutti ti daranno del venduto.

6. Hanno evitato di stabilire una linea chiara su troppi temi, delegando alla rete in modo schizofrenico. Vedi le oscillazioni sul tema dell’immigrazione.

7. Hanno spiazzato i simpatizzanti basando tutto sull’one man show, salvo poi far dire al leader assoluto dire che era “stanchino”, aprendo le porte a un “direttorio” che è già troppo “partitocratico” per gli standard del movimento.

8. Hanno adottato malamente la strategia della terra bruciata, non solo espellendo ed epurando senza criterio, ma bruciando i ponti anche con tutti i possibili alleati, i simpatizzanti, i settori dell’opinione pubblica con cui poter fare sponda.

9. Hanno del tutto trascurato il radicamento sul territorio (e infatti alle amministrative il M5S arranca anche quando va bene alle politiche). Tutto questo quando proprio le problematiche loacali potevano essere il pane per i “cani da guardia” grillini.

10. Non hanno fatto formazione, hanno lasciato campo libero ai soggetti più bizzarri, ai patiti delle scie chimiche, dei chip sotto pelle e di qualsiasi battaglia strampalata.

Giorgio Nigra

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