Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 23 giu – Benchè storicamente buona parte della narrazione comunista moderna faccia riferimento alla corrente Marxista-leninista occorre ripescare il fatto che Marx parlò sempre del comunismo come stadio finale successivo al capitalismo. Una necessità storica o conseguenza ineluttabile dell’evoluzione tra le contraddizioni interne al capitalismo la più importante della quale era, come noto, la dialettica tra Capitale e Proletariato.

Marxismo vs. Marxismo-leninismo

La frattura tra Marxismo e Marxismo-leninismo arriva qui: il Leninismo applica parte dei principi o dei valori sottesi o ricavati dall’impianto marxista, ma in definitiva attua una forzatura (il famoso “fattore soggettivo” nella mitologia comunista successiva) che realizza uno stato socialista in un paese che in realtà capitalista non era. Di fatto il marxismo-leninismo, al netto delle riflessioni teoriche, è soprattutto un percorso alternativo al capitalismo e praticamente ogni rivoluzione avvenuta in nome del marxismo-leninismo avvenne in paesi non maturi dal punto di vista capitalista (Russia, Cina, Cuba, Korea ecc ecc).

Questo “determinismo sociale” iniziale del marxismo è stato relativamente dimenticato dalla tradizione comunista che, tramite l’esperienza sovietica, modificò le riflessioni originarie ritenendo necessario ampliarle con le lezioni della rivoluzione bolscevica. Il Marxismo-leninismo introduce quindi un fattore soggettivo in quell’impianto che voleva inizialmente essere soprattutto descrittivo e “scientifico”. Il leninismo infatti mostra che una rivoluzione socialista che mirasse al comunismo non solo non sarebbe arrivata “spontaneamente”, ma che era arrivata manu militari in un contesto che neanche aveva ancora conosciuto il capitalismo, passaggio teoricamente necessario per il marxismo originario.

L’interpretazione “marxista – leninista” ha di fatto soppiantato quasi completamente l’impostazione marxista e, nella mitologia comunista, è quella che ha effettivamente saputo spingere milioni di persone a credere nella rivoluzione ed organizzarsi per raggiungerla. Il fatto che poi nessuna rivoluzione socialista sia mai avvenuta in un paese capitalista “maturo”, ma sempre e solo o in paesi agricoli o agli albori della propria fase industriale ha ulteriormente aiutato il “marxismo-leninismo” (termine per altro inventato da Stalin) a soppiantare il marxismo.

Il capitalismo sacrificherà la proprietà?

Tuttavia, mentre ora possiamo dire che di rivoluzioni socialiste attuate tramite un proletariato consapevole e una avanguardia che lo sappia guidare non se ne vedono più, tocca ammettere che alcuni tratti del più recente capitalismo, proprio nei propri settori più avanzati, stanno prendendo una forma che potrebbe dare nuovamente ragione a Marx.

Il capitalismo è innanzitutto un sistema di dominio, non un teoria economica. Pertanto, quando sarà necessario, sacrificherà anche l’idea stessa di proprietà per mantenere intatta la propria struttura di potere? Vediamo dove e come le intuizioni di Marx stanno ottenendo riscontro.

Tanto per cominciare il concetto stesso di “proprietà” sta cambiando, e sta cambiando soprattutto in quei paesi che sono la punta avanzata del capitale.  Negli Stati Uniti le nuove generazioni sono sempre meno confidenti col concetto di proprietà sostituito dal concetto di uso, possesso o affitto.  Le case, per i giovani rampolli delle università stellari che riescono a trovare lavoro nella Silicon Valley sono comunque un sogno irrealizzabile. Non solo per motivi economici, ma perchè l’idea stessa di “territorializzarsi” acquistando casa espone al rischio di non potersi spostare per lavoro rapidamente o di perdere soldi nel liberarsene in fretta se costretti al trasferimento. Nascono pertanto startup come PodShare che, tramite il pagamento di un canone mensile, permettono ai giovani di vivere l’esperienza di “godere di alloggi condivisi a prezzi accessibili” cioè in breve stanze di letti a castello, con wi-fi e prese in ogni dove.

Nel cuore del capitalismo, le prime linee del proletariato qualificato (e quindi competitivo) non possono permettersi una casa. Altrove si riesce, ma solo perchè l’ottimizzazione graduale del capitale non si è ancora estesa (o non ha ancora esteso questa parte) alle “periferie dell’impero”. Eppure vediamo già una tendenza su un altro piano, molto più sovrastrutturale per usare termini marxisti, che va nella stessa direzione: la richiesta di tassazioni patrimoniali avanzata soprattutto dalla sinistra. Per quanto sia controintuitivo, la patrimoniale tende a colpire di più il proletariato che tenta di emanciparsi dalla propria condizione che il capitale: il capitale infatti non paga tasse sul patrimonio protetto da trust, fondazioni, intestazioni incrociate o sfruttando il proprio essere apolide (come i numerosi casi quotidiani di multinazionali che non pagano un singolo euro di tasse ci insegnano). Chi subisce la patrimoniale è l’impiegato che ha una seconda casa che ha ereditato dalla nonna o l’imprenditore che decide di acquistare appartamenti da affittare per qualche anno e da regalare ai propri figli: in entrambi i casi certamente non il capitale e non i capitalisti nel senso stretto e potente del termine. E per favore liberiamoci dalla tendenza tipica della sinistra italiana di considerare “capitalista” chiunque abbia una attività: l’idraulico con 5 dipendenti non è un capitalista perchè è comunque vincolato a confrontarsi col lavoro, capitalista è chi vive tramite il capitale e gode dei vantaggi di emancipazione dalla condizione salariata: non è prendere 3000 euro al mese che ti libera dall’essere un lavoratore, ma possedere il 15% di una azienda da 35000 dipendenti sulla quale spesso non solo non paghi tasse, ma trovi il modo di ottenere sovvenzioni statali.

Le auto stesse sono vendute sempre meno nelle grandi città americane: non solo il lavoratore non se le può permettere, ma è abituato all’idea di “utilizzo” e pertanto tramite qualche app di car sharing può sopperire alla necessità di questa forma di proprietà della quale si impara presto a disabituarsi.

Niente più proprietà, solo un vago “possesso”

L’incrocio tra connettività globale e big data sta cancellando l’idea stessa di supporto fisico per trasmettere i dati: non avrai una chiavetta usb, non possiederai fisicamente i tuoi dati ma li stoccherai in un cloud. Con la garanzia – teorica – che nessuno a parte te li veda, garanzia che nessuno può verificare in realtà proprio perchè “fisicamente” questi dati non li possiedi. Non comprerai un dvd o qualunque supporto fisico ma pagherai un abbonamento a canali come netflix: la qual cosa, per i più tardi, significa che tu non puoi “possedere” nessuna opera d’arte che ti piaccia. Ti ha fatto ridere Pozzetto che dice “ricchione” in quel vecchio film in cui interpreta un sindacalista? Ecco, se non esistono più supporti fisici e tra tre anni Youtube decide che la battuta è “hate speech” la battuta scompare dalla rete. Non esiste più. Non esiste più il film. Non esiste più Pozzetto. Ma se domani tocca a Pozzetto, dopodomani toccherà alla Divina Commedia per via di Maometto all’Inferno o ad ogni singola opera di Céline. O all’idea stessa che sia mai esistito un Céline.

Il capitalismo, che è appunto la manifestazione del conflitto (dall’esito segnato) tra capitale e proletariato, è un fenomeno in grado di incidere su tutte le sfere dell’umano (o dell’esistente) in quelle che Marx chiamava sovrastrutture, arrivando a modificare persino l’uomo che vive in questo preciso momento storico (la “biopolitica del capitale” dicevano i marxisti francesi).

Marx parlava di un uomo “liberato” ma che forse sarebbe più corretto chiamare emancipato o assoluto (da ab-solutum, senza legami); e a quali legami fa riferimento Marx? Da cosa vediamo l’uomo liberarsi durante l’evolvere dal capitalismo? Praticamente da tutto quello che lo rende umano, se intendiamo l’uomo come un animale culturale, con una propria storia ed un proprio desiderio di “missione”.

Pensiamo all’atto del “cucinare”. Antropologicamente un comportamento base che secondo gli stessi antropologi marxistoidi caratterizza l’uomo e lo separa dagli animali (il “crudo e cotto” di Levi Strauss). Non solo per una questione meccanica (l’uso del calore per trasformare i cibi, tagliarli, mescolarli con un metodo per ottenere una precisa risultante), ma anche per una questione “etologica”: l’atto di dividere il cibo con chi ci è caro. La lasagna della nonna la domenica, la cena di Natale con tutti i parenti di sangue ed acquisiti, ecc ecc. A Londra, l’altro grande centro del capitale, Amazon ci spiega che “non serve più cucinare”. Non solo ovviamente il fenomeno del food-delivering si è diffuso e chiunque, potendoselo permettere, tornato a casa dopo una giornata in ufficio, preferisce farsi portare una pietanza diversa ogni sera piuttosto che mettersi a fare la spesa e cucinare. Amazon rilancia ulteriormente questa tendenza affermando di voler costruire delle enormi cucine/mense pensate solo per il food delivery: non sarà più il cinese della strada accanto a farvi il riso alla cantonese portato poi da un galoppino pagato da qualche app con un sterlina a pedalata. Ora sarà una catena di montaggio che offrirà un cibo di miglior qualità a minor prezzo con maggiore offerta. Chiudano pure i kebabbari, i ristoranti italiani ed i cinesi. Arriva Amazon che, tramite un’organizzazione industriale, toglierà ogni possibilità di mercato al 99% dei ristoratori. Con un abbonamento mensile si avrà diritto ad un tot di pasti al mese e via, tempo un dieci anni, chiunque viva a Londra non avrà più bisogno di sapersi fare neppure due spaghetti.

La pericolosità del capitalismo sta nella sua intrinseca razionalità, in quella che Marx chiamava con un termine corretto “reificazione del reale”: dal punto di vista individuale non c’è alcuna truffa infatti, anzi: per il singolo lavoratore è effettivamente più sensato pagare un abbonamento mensile e farsi recapitare a casa ogni sera un piatto diverso piuttosto che andare a far la spesa nei ritagli di tempo e farsi da mangiare una schifezza confezionata ogni sera. Tuttavia – e qui sta il vero male del capitalismo – l’insieme dei singoli atteggiamenti razionali non crea un output “razionale” ma appunto una reificazione, un mostro freddo fatto di calcolo e numeri che sarebbe difficile chiamare umanità.

L’idea stessa di Stato che Marx riteneva fosse emerso da precise condizioni storiche legate ad una precisa fase del capitale sta morendo: se lo Stato è il monopolio della violenza legittima su un territorio ed è la risultante tra popolo, territorio e legittimità, come può esistere se non esisterà più il concetto di popolo o se perderà tale capacità di esercitare in modo monopolitistico la violenza? E come può accadere? I settori avanzati del capitale sono già per buona parte “al di là” dello Stato: pensate che le forze di Polizia, diciamo irlandesi, abbiano la capacità di verificare se i dati che gestisce Google sul proprio territorio o in merito ai propri cittadini rispettino le leggi emesse dal Parlamento Irlandese in merito a Privacy o altro? E come potrebbero? Non hanno nè la competenza nè le risorse. Parte dei dati della CIA sono gestiti in un super could da Amazon, pensate che Amazon possa essere trattato come una azienda normale dal governo degli Usa?

E la famiglia: come si “emancipa” l’essere umano dalla famiglia? I bambini si comprano andando a farli partorire a mamme povere e poi portandoli via, questo ci insegnano i paesi “più avanzati”. Uomo e donna sono due concetti “culturali” e per qualche ragione quindi falsi o innaturali (come se il concetto invece di lavoro o vaccino o titolo di studio o tutti gli altri non fossero strettamente concetti “culturali”: teoricamente l’idea stessa di concetto è intrinsecamente “culturale”) e anzi chiunque deve poter stare con chiunque senza badare a genere, etichette o niente di che per il tempo che tale relazione esiste e poi ci si può lasciare verso questo amore fluido o “poliamore” che non si capisce davvero se piaccia a qualcuno di quelli che ce lo raccontano. Diciamo pure che la famiglia è già seppellita o in via di cremazione. Quando Amazon avrà la brillante idea di aprire degli asili con abbonamento, magari aperti il sabato e la domenica, avremo anche visto l’ultimo sogno del comunismo dei bambini non cresciuti dalla famiglia ma dalla società.

Fine del pensiero politico: la realizzazione del comunismo

In breve, il futuro prossimo sarà completamente immateriale: soldi elettronici (quindi che non possiederete) vi verranno accreditati sul vostro conto corrente dal quale verranno detratti automaticamente I costi per l’abbonamento della “casa”, dell’intrattenimento, dell’uso dei social, del servizio pasti.

Marx chiariva che ogni società a cause delle fratture tra le classi sociali genere le premesse per la proprie rivoluzione, tranne la società del comunismo perchè tali premesse qui non potranno esistere. Ed è vero: quando tutto il sapere sarà online, quando in ogni secondo sarete connessi ad un algoritmo che vi guarderà e vi giudicherà (cosa che sta già accadendo eh, in Cina tramite il Social Credit Sistem, in Occidente, in modo molto meno elegante e palese, tramite il controllo dei vostri comportamenti online che Google e FB tracciano) non esisterà più alcuna rivoluzione perchè se verranno cancellati, con qualunque scusa, i testi di Lenin, Evola, le riflessioni di Mussolini, i discorsi di Hitler sull’arte, i testi di Fidel Castro in carcere, i diari di Che Guevara, i testi di Venner in futuro non si potrà nemmeno “pensare” in modo rivoluzionario. Credete non sia possibile? Ma se abbiamo visto distruggere le statue dei generali confederati negli Stati Uniti, abbiamo visto rimuovere le targhe dedicate a Colombo, persino in Italia abbiamo visto imbrattata la statua e la memoria di un pensatore liberale (e noioso e piatto) come Montanelli quanto credete che serva per rimuovere tutto il resto dalla rete?

Persino le parole non ci apparterranno più: “Microsoft lancia update “politicamente corretto”: cambierà automaticamente frasi discriminatorie” si leggeva in queste settimane. Capito come? Sul computer di casa vostra non potrete neppure scrivere un racconto in cui un bullo urla “checca” ad un ragazzo introverso. Figuriamoci se potete scrivere un manifesto politico “rivoluzionario”, ma a ben vedere viene da chiedersi se potrete scrivere qualcosa di politico tout court (dopotutto una società senza conflitti implica necessariamente la morte del pensiero politico che è intrinsecamente pensiero conflittuale).

Un algoritmo insomma analizzerà i vostri comportamenti e lo farà sempre, verrete premiati e puniti sulla base delle scelte. Non avrete casa, auto, la possibilità di scegliere i libri, i film, una famiglia, sicuramente un matrimonio. Sarete completamente “emancipati” da ogni legame e capirete preso che la frase “ad ognuno secondo i propri bisogni da ognuno secondo le proprie capacità” se a stabilire quali siano capacità e bisogni sarà un algoritmo sulla base della ottimizzazione dell’output non è un sogno ma un dannato inferno in terra.

Forse noi vedremo solo i prodromi di questo mondo perchè, anche se da qualche parte i primi segnali già esistono, spesso la storia procede arretrando. Ma è certo che, una volta gettate nel mondo queste idee, queste non torneranno indietro ed alla fine i nostri figli andranno a sbattere con la fine della proprietà, l’eterno presente, la società senza conflitti e vedranno il comunismo. E ringrazieranno che per quanto possibile noi che gli avremo insegnato il valore del sogno, l’importanza del Mito e dell’irrazionale e capiranno cosa intendevamo quando, in punto di morte, gli abbiamo ripetuto “Il Tempio è Sacro perchè non è in vendita”.

Guido Taietti

3 Commenti

  1. Articolo superlativo, anche se non penso sarà così facile far sparire certe informazioni dalla rete.

  2. Lo vado dicendo da anni. A integrazione, aggiungerei che la IIIa Internazionale di Lenin si autodefiniva “Stato maggiore della rivoluzione mondiale”; non era quindi solo il tentativo di instaurare il Socialismo in una sola nazione, che nemmeno aveva una base davvero proletaria. A me piace definire questa soluzione una scorciatoia per saltare la fase della vittoria del Capitalismo Mondiale, che poi è ciò che noi oggi chiamiamo “Globalizzazione”. Infatti, ora, noi siamo nella fase che Marx definiva “Comunismo Superiore”. Se ne potrebbe parlare per giorni; il fatto è che del Marxismo, i marxisti stessi non ci hanno mai capito un accidente, a parte i pochi che hanno studiato a fondo la materia e che ancora oggi dirigono ciò che rimane delle masse proletarie, ormai infiacchite e imborghesite. E’ solo così che si può spiegare il perchè tutte le sovrastrutture politico-finanziarie che vengono sprezzantemente definite “neoliberiste” sono pressochè tutte presiedute da individui che hanno vissuto una qualche forma di militanza comunista. Amen.

  3. Un articolo eccezionale, scritto molto bene e condivisibilissimo. Non sono d’accordo sul Montanelli “noioso e piatto”. Ma per il resto sono d’accordo al 100%. Complimenti all’autore!

Commenta