Milano, 21 giu – Il libro di Claudio Siniscalchi, impreziosito dalla prefazione di Francesco Borgonovo, mette in luce vita e opera di una delle figure femminili più importanti della cultura italiana del Novecento.

Novecento. Fascismo, America e arte in Margherita Sarfatti

«Donna di molteplici talenti, coltissima e brillante, direttrice di riviste prestigiose, animatrice di un salotto letterario in cui accolse alcune delle menti più fiammeggianti della sua epoca. E ancora, poliglotta, promotrice della grande arte, editorialista capace»: così Francesco Borgonovo, nella sua prefazione a Novecento. Fascismo, America e arte in Margherita Sarfatti di Claudio Siniscalchi (Altaforte Edizioni, 164 pagine, 13 euro) è una delle figure più importanti della cultura italiana di tutto il Novecento e non solamente del Ventennio. «Il libro di Claudio Siniscalchi ha il merito di ridare alla Sarfatti ciò che è della Sarfatti. Lo fa con rigore scientifico e con sensibilità letteraria. Con puntualità accademica e gusto per il racconto», sottolinea Borgonovo. Tutto il contrario insomma di come tale donna moderna e anticipatrice dei tempi sia stata trattata dalla storiografia dei vincitori, in cui è relegata al (troppo stretto) ruolo di amante di Mussolini.

Sì, è vero il fascismo non ha creduto fino alla fine al movimento Novecento, lanciato e animato dalla Sarfatti, né ha creduto fino alla fine alla biografia di Sua Eccellenza, che con il suo Dux ha fatto conoscere Mussolini in tutto il mondo. Ma per molto tempo – fin dalle origini della rivoluzione e lungo gli anni del regime, fino alle leggi razziali – l’impronta, l’azione, il gusto, la visione della Sarfatti hanno indirizzato l’arte italiana e la diffusione delle avanguardie artistiche nella nostra nazione. Non dimentichiamoci che tra i novecentisti spicca un gigante come Sironi. Più in generale, è inconfutabile l’apporto significativo della Sarfatti all’arte fascista. Margherita anzi incarna l’intellettuale fascista.

La grandezza di una donna unica

L’autore ripercorre i passaggi chiave dell’ascesa e della caduta di questa donna unica, partita dal femminismo, poi attratta dal modernismo cattolico, dal socialismo, dal nazionalismo e dall’interventismo, e infine approdata al fascismo, mantenendo sempre una posizione autonoma. Ha aderito – ricordiamolo – al regime per convinzione e non per convenienza. Un prezzo che ha pagato con la damnatio memoriae. Lasciata l’Italia nel novembre 1938 alla volta di Parigi e fallito il tentativo di riparare negli Stati Uniti, la Sarfatti si è stabilita in America Latina. «Margherita Sarfatti – scrive Siniscalchi – rientra in Italia nel marzo del 1947. Di passaggio a Milano chiede a Indro Montanelli di accompagnarla a Piazzale Loreto. Non regge l’emozione. Si volta per non far vedere al giornalista il volto rigato dalle lacrime». Il suo tempo è svanito, così come lo spirito di quel tempo. Questo libro le restituisce tutta la meritata grandezza, finora quasi sempre taciuta.

Carlo Del Monte

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