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Roma, 27 ott – A Roma si sta concludendo l’Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per la regione Pan-Amazzonica, previsto dal 6 al 27 ottobre. In rete troviamo la spiegazione che: ”Alla ricerca di nuovi popoli da evangelizzare, la Chiesa, guidata dal papa Bergoglio, ha indetto questo Sinodo con l’obiettivo di trovare nuove vie per l’evangelizzazione di quella porzione del popolo di Dio, in particolare le persone indigene, spesso dimenticate e senza la prospettiva di un futuro sereno, anche a causa della crisi della foresta amazzonica, polmone di fondamentale importanza per il nostro pianeta”.

Pachamama: una divinità Inca nella Chiesa

In questa occasione a Roma erano state portate delle statuette rappresentanti la Dea Pachamama, divinità Inca della Fertilità e della Madre Terra.

All’interno del mondo Cattolico c’è chi non ha gradito questo accostamento di un simbolo pagano, in una Chiesa cristiana. Forse in ossequio al, perlopiù dimenticato, primo comandamento rilasciato da Yahweh a Mosè sul monte Sinai : “Non avrai altri dèi di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che m’amano e osservano i miei comandamenti (Esodo 20,3-6).”

In un video, postato sui social, è possibile vedere il trafugamento, posto in atto da un uomo, che si impossessa delle statuine e poi le getta nel Tevere da uno dei ponti lì nei pressi, in una sorta di esorcismo, volto ad allontanare queste idolatrie pagane dalla Madre Chiesa.

Ma la linea pragmatica portata avanti da Bergoglio, sintetizzabile nell’accoglienza a tutti i costi di masse di disperati (forse per sopperire al lento declino della Chiesa e della fede cristiana? nda), ha stigmatizzato il gesto per bocca di Paolo Ruffini, prefetto del dicastero vaticano per la comunicazione: “Posso solo dire che rubare qualcosa da un luogo, per di più sacro, è una bravata, un gesto privo di senso, che contraddice lo spirito di dialogo che dovrebbe sempre animare tutti: un furto che si commenta da solo”. Ruffini ha poi ricordato che lo stesso Papa è stato criticato per aver piantato un albero in Vaticano, assimilato dai suoi detrattori all’albero pagano della Vita.

La restituzione di Pan

Oltre a tutto ciò, quasi fosse veramente in atto un complotto neopagano volto a ristabilire gli antichi Culti che hanno reso Roma caput mundi, o più semplicemente a mostrarne i simboli, in questi giorni è apparsa la notizia che gli Usa hanno deciso di rendere all’Italia la testa della statua in marmo raffigurante il Dio Pan, del I-II secolo d.C., rubata nel 1968 presso un’area archeologica romana.

Forse a rassicurare le gerarchie ecclesiastiche potrebbe servire il mito, raccontato da Plutarco, di alcuni uomini che udirono, durante una navigazione, un grido: “Pan è morto!” seguito dall’ordine di annunciare la morte del Dio, una volta fatto ritorno a terra. Ma il Dio Pan, rappresentato sin dall’antichità con gambe e piedi caprini, oltre che con delle corna sul capo, fu assimilato dai cristiani niente di meno che al diavolo tentatore, simbolo di ogni male e quindi da distruggere in tutte le sue forme: dunque alla sua morte non credettero i padri della Chiesa (e riteniamo anche gli attuali epigoni).

Speriamo però che la tutela sulla testa in marmo, di contro agli esaltati difensori della purezza del credo cristiano, sia più accurata di quella messa in atto sulle statuette in legno, in modo da salvaguardare questo meraviglioso reperto dell’antichità.

Un ultimo quesito rimane però aperto, ma di cui lasciamo la risposta all’intuito di coloro che leggeranno queste poche righe: perché la Chiesa e i suoi adepti odiano così profondamente tutte queste immagini che richiamano a forze della natura e della fertilità?

Marzio Boni

5 Commenti

  1. Chi ha scritto l’articolo non ha evidentemente cognizione delle ragioni che hanno posto in essere il ratto delle pachamama. Nessun cattolico prova odio o disprezzo verso esseri mitologici pagani in quanto per l’appunto vuoti simulacri relegati al mondo dell’arte e non dello spirito. Un altro discorso è collocare suddette rappresentazioni nella Casa di Dio, di fianco al Santissimo che è quanto di più sacro per un cristiano e parimenti rendere culto a quei vuoti simulacri. Questo è una gravissima mancanza di rispetto verso i cattolici, verso le fondamenta stesse dalla fede cattolica e la cosa più grave ee che sia stato perpetrato da religiosi.

  2. Ma l’avete vista la immagine della MADONNA DI GUADALUPE o siete ciechi????? STUDIATE LA STORIA!!!!!!!! (ignoranti!)
    Questa si chiama INCULTURAZIONE!!!!!

    • Si vergoni lei. La Madonna di Guadalupe è la S. Vergine Maria. Pachamama è una dea pagana. L’iconografia non è l’essenziale, ignorante, è l’identificazione che è gravissima, e la venerazione che Bergogliaccio tributa pubblicamente non a Maria, magari raffigurata secondo l’immaginazione degli indios, ma direttamente a una vera e propria dea pagana. Altro che inculturazione! Studi il catechismo! E non cada in apostasia!

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