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Parco-dello-Stelvio

Bolzano 8 apr – Il destino del Parco nazionale dello Stelvio sembra ormai scritto e deciso a tavolino dalla “Commissione paritetica dei 12”, ovvero l’organismo per l’attuazione dell’autonomia in Trentino Alto Adige, a cui dal 2013 partecipa anche un rappresentante della Regione Lombardia per le decisioni in merito al parco, con il benestare del Dipartimento per gli affari regionali di Roma e senza che le popolazioni delle province interessate siano state interpellate.

Il Parco Nazionale dello Stelvio fu istituito dal Governo Mussolini ben ottant’anni fa, il 24 aprile del 1935 con la legge n. 740, ma dopo diversi anni di difficile programmazione e di scarsi finanziamenti da parte dello Stato, nel 1977 ha allargato i suoi confini, portando la superficie tutelata da 95.000 a 134.622 ettari.

Il Parco si estende sui territori delle province di Sondrio, Brescia, Trento e Bolzano, con il 45% in Lombardia e il 55% in Trentino Alto Adige. Confina con il Parco nazionale Svizzero dell’Engadina, il Parco Adamello-Brenta e il Parco naturale dell’Adamello bresciano; questo di fatto ha creato una delle più grandi aree protette d’Europa. Dal 1993 la gestione del Parco Nazionale dello Stelvio è affidata ad un Consorzio costituito dallo Stato, dalla Regione Lombardia e dalle Province Autonome di Trento e Bolzano. Con la nascita del Consorzio si è cercato di armonizzare la necessità di una gestione unitaria ma che tenesse in giusto conto le aspirazioni delle popolazioni locali alla salvaguardia delle loro tradizioni nonchè i suggerimenti e le aspettative degli enti locali e delle associazioni ambientaliste esistenti sul territorio.

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La sede centrale della direzione del Parco si trova a Bormio, in provincia di Sondrio, ma sembrerebbe ancora per poco, perchè passo dopo passo, stiamo assistendo a quello che sembra l’inevitabile smembramento del parco; infatti mancano ancora tre passaggi formali per raggiungere l’intesa sullo spacchettamento di uno dei più preziosi tesori naturalistici nazionali, che prevede la provincializzazione della sua gestione, che passerà definitivamente alla Provincia di Bolzano, a quella di Trento e alla Regione Lombardia, ognuna competente sul proprio territorio. Si andrà quindi a creare un “Comitato di coordinamento ed indirizzo” composto da 9 persone tra cui tre rappresentanti dei comuni lombardi di Vione, Vezza d’Oglio, Temù e Ponte di Legno, uno del Ministero dell’ambiente, uno della Provincia di Trento e uno della Provincia di Bolzano, e ancora un rappresentante delle associazioni ambientaliste, un referente dell’istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale, senza compensi aggiuntivi o gettoni di presenza. Questo comitato dovrà garantire la guida politica unitaria del parco, ma la gestione operativa sarà suddivisa fra i tre enti locali. Il Ministero dell’ambiente si riserverà invece un parere vincolante su piano e regolamento.

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Parlavamo degli ultimi tre passaggi mancanti per concludere “l’opera-anti-opera”, ebbene questi interesseranno altre due volte Roma e una volta Milano: l’adozione del decreto legislativo dal Governo Renzi e la successiva emanazione dal presidente della Repubblica; dopodiché toccherà alla Regione Lombardia approvare un apposita legge regionale.

Dalle varie associazioni ambientaliste fra cui il Wwf, Legambiente, Fai, La Foresta che Avanza, Touring Club etc. si è levato un eco contrario a quello che è stato definito uno scempio paesaggistico, arrivando a raccogliere oltre cinquantamila firme e persistendo nell’impedire lo smembramento, hanno scritto una lettera al presidente del consiglio Matteo Renzi segnalando che, a giochi fatti, lo Stelvio verrà estromesso dalla famiglia europea dei parchi nazionali e che con la provincializzazione della sua gestione, l’Italia infrange la convenzione delle Alpi. “Un massiccio montuoso -scrivono- non può essere separato nelle sue componenti amministrative, e anzi in tutto l’arco alpino la vera sfida è quella di riuscire a governare in modo unitario un patrimonio di natura, paesaggio e cultura”.

pnsAll’imminente alba degli ottant’anni di storia di un parco nazionale che tutto il mondo ci invidia, non riusciamo a fare altro che denazionalizzarlo per affidare la sua gestione alle logiche del profitto locale che ne metteranno a rischio sia l’equilibrio ambientale, con disboscamenti, costruzioni, caccia e impianti turistici, sia la sovranità nazionale che questo territorio unico al mondo trova nel maestoso contesto delle Alpi.

Andrea Bonazza

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