Sutri, 9 mag — Rivisitare Evola dal punto di vista artistico, reinserendolo nella stagione delle avanguardie del primo Novecento, infischiandosene di etichette e scomuniche politiche: ecco il senso della presenza delle opere pittoriche del filosofo — uno dei massimi esponenti del dadaismo italiano — alla mostra Luci e ombre, inaugurata ieri a Sutri e aperta al pubblico fino a gennaio. Ne abbiamo parlato con Vittorio Sgarbi, ideatore della rassegna artistica nonché sindaco del borgo viterbese.

Sgarbi sull’Evola artista

«Quando ho ridescritto la toponomastica di Sutri, insieme ad Ariosto, a Petrarca, a Testori, a Sciascia e a Bufalino, ho voluto dedicare una strada a Evola», ricorda il critico d’arte ai microfoni del Primato Nazionale. «Era un tentativo di cancellare l’onta della politica sia comunista sia fascista su alcune personalità, tanto che avevamo addirittura immaginato di fare via Karl Marx o Togliatti. Per ora ho intitolato questa via a Evola, perché in me non c’è alcun dubbio che tra il ’13 e il ’21 — con un nesso stretto con le avanguardie di primo livello, cioè futurismo, dadaismo e cubismo — Evola fosse stato una personalità di primo piano». Il destino ha poi voluto che il primo cittadino di Sutri entrasse «in una casa a Roma, dove vi erano alcuni dipinti di Evola. Mi è venuto in mente che, insieme all’onore della via dedicata a lui, occorresse anche mostrare il suo merito prima del ’21, al di là di ogni polemica politica».

Evola e le avanguardie

Sgarbi ripercorre poi le tappe del percorso artistico di Evola: dal futurismo fino all’astrattismo mistico ispirato al dadaismo. «Non vi è nessun dubbio ch’egli sia, nella pittura italiana ed europea, una specie di Kandinskij dimenticato. Un pittore che inventa l’astrazione partendo dal simbolismo. Evola supera il futurismo, lo vede come una ricerca di effetti speciali, mentre lui medita più sullo spirituale dell’arte. Perché l’astrattismo è il modo per raccontare quello che sta dentro di noi, e non quello che si vede fuori», prosegue il critico d’arte.

«Ecco allora che queste opere lo manifestano. Sono stati d’animo, sono modi per rappresentare una visione che ha una potente struttura formale, ma che rappresenta la nostra dimensione spirituale». La mostra, rimarca inoltre Sgarbi, è la prima di Evola mai realizzata «dopo il ’98», e consta di due terzi della sua produzione. Infine l’annuncio: «Ne faremo una completa a Rovereto a fianco di Depero, che è già qui con lui oggi».

Video di Cristina Gauri, intervista di Valerio Benedetti 

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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