Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 3 lug – L’amico e collaboratore del Primato Nazionale Marco Valle mi chiede di rilanciare l’appello, scritto da lui e Francesco Giubilei, per difendere la memoria di Cristoforo Colombo dalla furia iconoclasta dei militanti “antirazzisti”. Lo segnalo volentieri, ma allo stesso tempo vorrei spiegare le ragioni che mi spingono a non aderire all’iniziativa. Cominciamo dal titolo, “Giù le mani da Colombo”, che sarà magari redazionale, ma che comunque coglie lo spirito dell’appello. “Giù le mani da”… quante volte l’ho letto in questi anni. Solo che io ero quasi sempre schierato con gli altri, quelli che mettevano le mani dove non si può. Un esempio su tutti: “Giù le mani da Pound”. Un’intera industria culturale dai mezzi sterminati messa sulla difensiva da un pugno di ragazzi corsari, baroni e professoroni intenti a proteggere avidamente le proprie rendite di posizione dalle occupazioni abusive degli spazi culturali. Mi piace ricordarmela così, la sinistra: bigotta e reazionaria, eternamente alla rincorsa, con atteggiamenti da vecchia zia a un concerto punk. E i punk eravamo noi.

Proposte goffe e calate dall’alto

Dobbiamo ora fare il favore ai nostri nemici di considerarli un pericolo per l’ordine costituito, anziché l’espressione più avanzata di questo stesso ordine, e appostarci noi dietro la trincea delle buone maniere, dell’indignazione, dei perimetri culturali intangibili? No, grazie. Nel merito, poi, l’appello prevede due iniziative concrete: rivitalizzare la misconosciuta Giornata nazionale per Cristoforo Colombo e istituire una legge contro i vandalismi delle statue. Non concordo con nessuna delle due. Si tratta di proposte istituzionali, calate dall’alto, burocratiche, che peraltro mimano goffamente il modus operandi “democratico e antirazzista”, con le sue infinite “giornate” dedicate ai più svariati temi cari all’agenda liberal e con le sue continue richieste di restrizioni delle libertà. È la ricerca di una legittimazione posticcia ex auctoritate che lascia il tempo che trova.

E poi cosa dovremmo fargli, a chi deturpa una statua, fucilarlo sul posto? Ma chi se ne frega delle statue, espressioni di quella storia che Nietzsche definiva appunto “monumentale” e che in quanto tale inibisce oggi nuove forme di conquista ed eroismo. Più in generale, l’approccio della destra a questa questione dell’iconoclastia antirazzista mi pare tarata da una preoccupante ipoteca reazionaria che solo pochi anni fa sarebbe stata molto meno totalizzante e unanime. Ho già spiegato con articoli e post sui social il mio punto di vista in materia. Lo riassumo brevemente qui.

Non trasformiamoci in spartani dei giardinetti

Trovo innanzitutto inquietante la deriva che porta spesso a confondere la questione di principio (“Questo fanatismo non ha senso, chiunque ne sia vittima”) con l’adesione nel merito all’orizzonte valoriale messo nel mirino (“Stanno colpendo i nostri valori!”). Ed ecco che di punto in bianco ci ritroviamo con un sovranismo montanellizzato e con i peggiori rottami dell’occidentallismo mercantile elevati al rango di eroi liberali o etnici, a seconda delle varianti moderate o estreme della reazione. Eppure a me sembrava lampante (e divertente) un aspetto: di statue dei miei eroi in giro non ce ne sono, salvo poche eccezioni. Quelle che si vedono nelle nostre strade sono per lo più statue dei LORO eroi, e infatti li troviamo mentre “sanzionano” Voltaire o Churchill, in una sorta di resa dei conti interna allo stesso mondo culturale e politico. Lasciamo esplodere queste contraddizioni anziché ergerci a spartani dei giardinetti.

“Così volli”

Ma, soprattutto, la mia divergenza è filosofica. Mi pare infatti che il Black lives matter abbia il merito di aver aperto la “Grande battaglia per la conquista del passato”. Sono dei fanatici, degli ignoranti, dei talebani? Senza dubbio. Ma, nel momento in cui “fluidificano” il passato e sciolgono una coagulazione che sembrava data una volta per tutte, aprono una questione che non può essere chiusa alla leggera, con una feticizzazione del già stato. Ecco perché ai cordoni sanitari e a ogni “giù le mani” continuo a preferire l’esortazione di Zarathustra:”Riscattare il passato: ogni «così fu» con un «così volli!» — ecco per me la redenzione!”.

Adriano Scianca

6 Commenti

  1. Condivido totalmente Scianca.
    Tra l’altro all’inizio dell’appello c’è scritto CONTRO OGNI REVISIONISMO.
    Dunque dobbiamo accettare in eterno, e in ogni guerra, la versione dei vincitori? No grazie. La Vandea tuttora non è considerata un genocidio, l’UE si farà forse un vanto di aver genocidiato quei bifolchi contadini “populisti”, Dresda nessuno sa cosa sia successo ma una analisi dei fatti fa venire ancora oggi i brividi. E noi ci preoccupiamo di Churchill e Colombo? Anche no. En passant, Malcolm X e Black panthers non erano antifa, il contrario. Es vedi Farrakhan e i neri che dal 41 che insorgevano in Usa con le immagini di Hirohito e le bandiere del Giappone Imperiale.

  2. Percepisci A.Scianca: ti difendi, sei propositivo e alternativo. Ma non fare di tutta una erba il fascio! Sai che non è possibile. La protesta operaia, la protesta femminista, la protesta gaj, la protesta nera e tante altre “minoritarie” appaiono strumentali e dirette da laici, ateo guidati, che hanno così ottenuto il consenso, ma soprattutto nuovi schiavi inconsapevoli e soprattutto acquirenti di prodotti, servizi, debiti e talvolta “morte” (gli spacciatori di oggi, “impossibilitati” ad altri lavori di fatto offrono questo -nulla a che vedere eticamente ma similari operativamente nella “costrizione” che ha comportato contrabbandieri di sigarette nella Napoli di una volta). Non bisogna essere certo spartani dei giardinetti, ma neppure lasciar sparigliare, mischiare storia e antistoria, conformisti ad anticonformisti, bandiere e candele di un tempo con opportunisti senza tempo e valori, ecc. ecc. Non accetteremo, privilegeremo, pantofolai attivisti, filosofi interessanti ma seduti vicino al laghetto svizzero, rispetto a chi ci ha messo la faccia, ha comunque rischiato e vissuto mordendo la polvere.
    Tra l’ altro, forse, non a caso hai accanto un giovane studioso “post gramsciano”…

  3. be’ che siete post punk si vede dalla “moda” di ritorno,il parere “filosofico” non sta’ in piedi.i talebani in afganistan hanno distrutto l’impossibile come l’ isis occidentale in Irak ed in Siria,la distruttivita’ coincide con l’ignoranza,e lo zoticume a cui ci siamo ridotti.la cristianita’ seppelli quasi tutti i templi politeisti,le statue,e tutta l’arte greco-romana.il distruttore non ha nulla da dire e mi ricorda il pensiero ebraico della distruzione dell’identita’ palestinese attraverso la distruzione delle abitazioni.come post fascisti siete piu’ antifascisti delle sardine.poi non voglio giudicare ma dibattere,anche se leggendo primato nazionale(de che’)avete citato piu’ la capua che tarro.la sovranita’,e’ cosa che riguarda la cultura di un popolo e forse ricordarsi che prima che nascesse il fascismo ci fu’ il Futurismo con la sua spinta dinamica,di contrasto D’Annunzio che si occupava di fiume.altro che punk o rock “de destra”,quello e’ un prodotto del mercato.

  4. Per come ho compreso io l’articolo del direttore, in sostanza, si tratterebbe del solito dilemma: Kultur o Zivilisation? Da che parte stare?

    Per quanto mi riguarda, ” […] i peggiori rottami dell’occidentalismo mercantile elevati al rango di eroi liberali o etnici […] “, rappresentano nient’altro che la decadente Zivilisation Occidentale. E quindi, anche se tutti io no…