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Napoli, 16 dic – Tra scavi e studi Pompei non smette mai di stupire il mondo e l’ultima scoperta emersa dall’antica città campana, sepolta dalle ceneri del Vesuvio nel 79 d.C., potrebbe riscrivere in parte la storia italica. Se secondo il geografo greco Strabone la storia di Pompei ha origine dagli Osci, popolazione sannita pre-romana, 700 anni prima dell’eruzione del vulcano, dalle ultime ricerche degli archeologi si può invece presupporre che le radici della città campana siano invece strettamente legate agli etruschi per lingua e cultura seppure diversa nella sua più antica urbanistica.

Molti anni prima che Roma vi innalzasse le sue insegne, quindi, sarebbero stati gli avi etruschi a fondare Pompei “seguendo il cielo e le stelle” come già accaduto per Veio, Cerveteri e Tarquinia. La spiazzante scoperta è stata annunciata in questi giorni all’Accademia dei Lincei da Massimo Osanna, direttore del parco archeologico, e dell’archeologo Carlo Rescigno, in seguito al ritrovamento di importanti reperti negli scavi del santuario a pianta rettangolare del Fondo Iozzino che collegava la città al mare.

Pompei, i ritrovamenti degli archeologi

Centinaia di anfore, ampolle e coppe contenenti vino rosso, bianco e infusi d’erbe, decorati da iscrizioni graffite di frasi rituali pagane per lo più dedicate ad Apa, antica divinità venerata dagli etruschi, accompagnate da croci, asterischi, alberelli e pentagrammi. Alcuni elementi di questo vasto vasellame rinvenuto ci permettono inoltre di conoscere il nome, anch’esso inciso, dell’offerente; tutti nomi rigorosamente etruschi originari del Lazio e dell’Etruria che fino ad oggi mai sono stati trovati in Campania.

A migliaia di anni di distanza, sommersi da una società sempre più frenetica e globalizzata, ancora una volta la nostra terra, scoprendosi, sembra ricordarci chi siamo e da dove veniamo. Sembra spiegarci quali sono le più antiche origini del nostro popolo prima che così fosse definito. E lo fa attraverso il rinvenimento di antiche meraviglie che portano con sé segreti, misteri e una forte magia evocativa forse destinata a richiamare la nostra attenzione, perennemente distratta, ai valori più antichi della nostra identità.

Andrea Bonazza 

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4 Commenti

  1. Porto la mia esperienza, per quel che vale…
    Molti anni fa, visitai il Museo dell’area archeologica di Paestum (che posto fantastico, specie quando i templi si illuminano del rosso del sole al tramonto!)… ebbene, in quel periodo era ospitata – presso il citato Museo – una mostra sui ritrovamenti Etruschi nell’area Cilentana… ed io – col pensiero a ‘Ruma’, a Tarquinia, a Veio, etc. (siti come noto molto piu’ a Nord) – mi stupii non poco: non mi aspettavo proprio di trovare tracce Etrusche cosi’ a Sud… in quell’occasione, appresi anche della presenza degli Etruschi ben piu’ a Sud di Paestum (in Calabria)…
    Ringrazio per l’attenzione

    • L’ esperienza vale e non poco !! Se siamo nella m. è anche perché hanno voluto sminuire le esperienze che avrebbero svelato l’ opportunismo !

      • Gentile “Fabio Crociato”,
        innanzi tutto, la ringrazio pel Suo commento… mi consenta poi di proporLe alcune mie opinioni sull’esperienza.
        Io credo che l’esperienza si fondi sulla somma di due processi (mentali).
        La prima e’ la coscienza della nostra collocazione spazio-temporale.
        La seconda e’ la riflessione sulla genesi e sulle conseguenze delle nostre azioni.
        Due atti che necessitano di tempo…
        Aggiungo che i due ‘stati dell’animo’ – a parer mio e per quanto incongruente esso possa sembrare – possono applicarsi anche ad una visita al sito archeologico di Paestum…
        E termino col pensiero che l’esperienza sia stata ‘strangolata’ dall’odierna filosofia del ‘tutto e subito’, di cui i tremendi ‘furbofoni’ sono le migliori rappresentazioni plastiche…
        La ringrazio per l’attenzione e Le auguro una buona Domenica

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