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Roma, 15 gen – Quando, nel settembre 2019, il governo Conte II ha ottenuto la fiducia nei due rami del Parlamento italiano, ai sensi dell’art. 94 della Costituzione, è entrato nel pieno esercizio delle sue funzioni. Si tratta, pertanto, di un esecutivo pienamente legittimo sotto il profilo costituzionale. Tuttavia, ci si può chiedere se sia anche legittimato: concetto che attiene alla sfera politica e non giuridica. La “crisi” attuale, con il ritiro di due ministri e di un sottosegretario di Italia Viva, aumenta il divario tra rappresentanza politica e rappresentatività.

Un grande problema di rappresentanza per questo governo

Infatti, con una formazione, quale il Movimento 5 Stelle, che, in seguito a importanti turni elettorali (europee, regionali ed amministrative) tra il 2018 ed il 2020, ha visto perdere più della metà del proprio consenso elettorale, con la nascita dei gruppi parlamentari di Italia Viva alla Camera e al Senato dopo la scissione dal Partito Democratico, con l’emorragia di deputati e senatori dal M5S e con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della legge costituzionale n. 1/2020 sulla riduzione del numero dei parlamentari (anche se non produce ancora i suoi effetti), qualche dubbio dovrebbe sorgere sulla capacità, da parte dei rappresentanti, “di rendere presente ciò che é assente”. Ossia la volontà di chi li ha scelti (ricordo che, per Hans Kelsen (1881-1973), la rappresentanza politica é una “finzione”).

Il rischio, dunque, é quello di una rappresentanza (istituto giuridico) collegata ad rappresentatività (concetto politologico) depotenziata. Detto in altri termini, una perdita, per usare le parole di un grande costituzionalista come il professor Temistocle Martines, di effettività della seconda. Il presidente della Repubblica pro tempore, Sergio Mattarella, potrebbe ricucire lo strappo attraverso lo scioglimento anticipato delle Camere ex art. 88 del Testo fondamentale. Si tratta di un’ipotesi di scuola, ma, forse, l’unica soluzione possibile in questo frangente. Come, però, ho già ribadito in altri contesti non accadrà alcunché.

La legislatura arriverà al 2023

Per questo governo l’emergenza sanitaria in atto, i “costruttori” che intendono tenere in piedi forze politiche che hanno perduto molto del loro peso elettorale (soprattutto il Movimento 5 Stelle) in nome di una politica del “mantenimento del potere per il potere”, il rischio di una maggioranza di centro-destra invisa sia all’Unione Europea, sia al Capo dello Stato, la spinta ad indebitarci ancora di più con il Piano di ripartenza e resilienza e l’eventuale attivazione del Mes, lo spettro della riduzione dei seggi alla Camera ed al Senato costituiscono validi motivi affinché la legislatura arrivi al 2023. Aveva ragione Zarko Petan, scrittore e saggista sloveno (1929-2014): “I nostri politici sono dei dilettanti con stipendi da professionisti”. O da “costruttori”…

Daniele Trabucco – Costituzionalista

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