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Roma, 1° dic – Continua a far discutere la querelle tra Laura Boldrini e Mattia Feltri, figlio di Vittorio. Tutto era nato dal rifiuto di Feltri di pubblicare sul suo giornale un articolo in cui l’ex presidente della Camera offendeva il padre del neodirettore dell’Huffington Post. Tanto è bastato alla Laura addolorata per gridare alla censura. In tutto questo, prima ancora che i termini della questione fossero chiariti, Carlo Verna, presidente dell’ordine dei giornalisti, aveva preso le difese della Boldrini puntando il dito contro Feltri. Il quale, ovviamente, non l’ha presa bene. In un articolo in cui spiegava le motivazioni del «grande rifiuto», il direttore dell’HuffPost ha scritto con sarcasmo: «Ringrazio il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Verna, per avermi condannato senza nemmeno una telefonata per sentire la mia versione, quella di un iscritto».

Verna sullo scontro Feltri-Boldrini

Colpito nell’orgoglio, Verna è tornato sulla questione con un’articolessa pubblicata sul sito dell’ordine dei giornalisti. Che però è scritta in maniera talmente contorta da scatenare l’ironia dei social. Ecco, ad esempio, come Verna pone la materia del contendere: «È illimitato il potere del direttore? Anche impermeabile alla critica posto che nessuno può imporre la pubblicazione? Il blog (che ha una natura diversa rispetto a una pagina di giornale, le tecnologie di oggi impongono anche nuove riflessioni sui confini tra i diritti) al di là di policy privatistiche non dovrebbe contemplare una libertà in più per chi ne è stato chiamato ad esserne titolare?». Chi ci capisce è bravo.

Tarapia tapioco

Ma ecco un altro saggio dell’italiano zoppicante di Verna: «Penso che in casi del genere o c’è, questa è la libertà di stampa, un’obiezione relativa a una possibile esposizione a responsabilità penale per culpa in vigilando, che però non è stata avanzata, o si pubblica oppure si rompe il sodalizio tra il giornale contenitore e il titolare del blog, come il Direttore scrive di aver fatto in un altro caso. Ho chiesto spiegazioni accettabili pubblicamente. Se voleva chiamarmi il Direttore di Huffingtonpost poteva farlo, io non avevo processi da fargli e dunque difese da chiedergli. Ho solo nella qualità espresso una critica che resta al dibattito in cui la sproporzione di spazi è già una questione nella questione». Come se fosse antani, avrebbe chiosato il re della «supercazzola», il mitico Conte Mascetti di Amici miei impersonato da Ugo Tognazzi.

L’ilarità dei social

Di fronte a cotanta magniloquenza, sono stati in molti a ironizzare sull’italiano astruso di Verna: «Capita di vedere giovani colleghi preoccupati per la prova scritta dell’esame da professionista. Ma se uno che scrive in questa maniera è diventato presidente dell’ordine dei giornalisti, non c’è nulla da temere. Potete presentarvi anche ubriachi», ha scritto per esempio Luciano Capone del Foglio, il cui tweet è presto diventato virale. «Ma Carlo Verna è madrelingua italiana?», si è chiesto anche Marco Archetti, noto scrittore e giornalista. In effetti, è un quesito che qualche dubbio lo pone.

Valerio Benedetti

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