Gli attuali avvenimenti bellici in Ucraina non possono che richiamare alla memoria le vicende della Seconda guerra mondiale che si svolsero negli stessi luoghi dei combattimenti odierni: basti pensare a nomi quali Karkhiv (in russo Karkhov), ultima grande vittoria tedesca nel marzo 1943; a Odessa, espugnata dai romeni nel 1941 dopo feroci combattimenti; a Tcherkassy, la sacca che vide il sacrificio dei volontari belgi della divisione Wallonien di Degrelle; al Donbass, che fu teatro di alcuni dei fatti d’arme più significativi delle truppe italiane sul fronte orientale.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di aprile 2022

Le forze in campo

Quando il Corpo di spedizione italiano in Russia giunse in Ucraina nel luglio 1941, i nostri soldati vennero posti alle dipendenze dell’11. Armee tedesca, ma già il 14 agosto passarono agli ordini del generale Ewald von Kleist, comandante della 1. Panzerarmee. Durante l’offensiva tedesca sul Bug, che faceva seguito alla distruzione della 6a e della 12a Armata sovietiche, gli italiani ricevettero il battesimo del fuoco l’11 agosto nella battaglia detta «dei due fiumi» (Bug e Dniestr).

Poche settimane dopo, nell’area del Dnjepr, il Corpo di spedizione italiano in Russia (Csir) ebbe un ruolo decisivo nella battaglia di Petrikowka, nella quale vennero catturati 60mila sovietici. La chiusura della sacca di Petrikowka concluse le operazioni per la testa di ponte di Dnjepropetrowsk, oggi Dnjepro. Fu la prima vera, grande vittoria degli italiani nel conflitto mondiale, tanto che Hitler si complimentò con il Duce per i risultati raggiunti. Ciò che colpì i nostri soldati fu l’accoglienza festosa da parte dei civili ucraini, che li salutavano come liberatori dal terrore rosso (o russo, che era poi la stessa cosa), offrendo loro simbolicamente pane e sale.

Ora il Gruppo d’armate Süd di Gerd von Rundstedt si preparava ad assicurarsi il controllo del bacino minerario e industriale del Donetz, l’attuale Donbass. Si trattava di una regione abitata dai coloni sovietici con cui Stalin aveva da poco sostituito gli ucraini sterminati nell’Holodomor, che in Ucraina aveva fatto almeno cinque milioni di morti, o deportati in Siberia, dopo aver collettivizzato le terre costituendo sovkoz e kolkoz abitati da russi fanaticamente comunisti.

L’avanzata

Kleist aveva due obiettivi: la città di Stalino (l’attuale Donetsk) con il vicino distretto minerario di Gorlowka-Rykowo, e la città di Rostov, oggi in Russia. I sovietici adottarono la tattica della terra bruciata, lasciando indietro agguerrite retroguardie, e ciò creava non pochi problemi alle forze dell’Asse, insieme al fango autunnale. Dal 9 all’11 ottobre la colonna Garelli – composta dal LXXIX battaglione Camicie Nere – eliminò insieme alla 198a divisione tedesca una tenace testa di ponte sovietica sul fiume Samara, permettendo la conquista di Pawlograd.

Il generale Messe scrisse al Capo di Stato maggiore generale, Ugo Cavallero, il 2 ottobre: «Ho potuto iniziare, svolgere e portare a termine un’importante operazione offensiva e contribuire in modo decisivo alla conclusione vittoriosa di quest’ultima operazione a nord di Dniepropetrowsk, che è stata una delle più aspre e dure. Perché è da tener presente che il gruppo Kleist aveva inutilmente attaccato per più giorni dalla testa di ponte di Dniepropetrowsk subendo forti perdite e conseguendo risultati assai modesti».

L’azione italiana venne elogiata anche in una lettera indirizzata da Adolf Hitler al Duce in data 28 ottobre 1941: «Il successivo urto del Gruppo corazzato Kleist per la formazione della testa di ponte di Dnjepropetrowsk ha dato anche alle Vostre divisioni, Duce, l’occasione di effettuare per la prima volta una propria e completamente vittoriosa operazione nel quadro di una grande battaglia di annientamento». Le operazioni proseguirono, e il 3° Bersaglieri e la legione Tagliamento insieme a reparti tedeschi presero Stalino il 20 ottobre.

Eroi italiani in Ucraina

Intanto le divisioni Celere e Pasubio, detta Sobjaka Divizija, Divisione cane, per il distintivo con la Lupa romana, presero Gorlowka, dopo un combattimento casa per casa, che dimostrò come i sovietici fossero sempre meno disposti a cedere terreno. La colonna Chiaramonti (le colonne corrispondevano ai Kampfgruppe germanici), allo scopo di chiudere un varco di una cinquantina di chilometri tra lo schieramento italiano e i tedeschi, occupò Nikitowka, ma venne assediata per sei giorni dall’intera 74a divisione sovietica. Oggi cancellata, è una delle pagine più gloriose della storia militare italiana.

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Solo due episodi, sulle decine possibili. Il mitragliere Rosario Randazzo, siciliano, rimasto solo alla sua arma, dopo esser stato ferito due volte, venne colpito da una scheggia di mortaio che gli asportò di netto il braccio destro. Continuò a sparare fino alla morte, premendo coi denti il bottone dell’arma. I contraccolpi della mitragliatrice gli spaccarono tutti i denti; il colonnello Chiaramonti ne trovò i denti, bianchissimi, sparsi intorno alla mitragliatrice. Chiaramonti riuscì a sfondare le linee russe e a tornare nelle linee italiane il 12 novembre, quando gli italiani erano rimasti con 18 cartucce a testa, e si nutrivano di ciò che restava delle carcasse dei muli, dissetandosi con la neve… Sotto una bufera, il colonnello si pose alla retroguardia, aspettando che prima di lui passassero tutti i suoi uomini tra cui 87 in barella; poi si fermò, e tornò indietro, dicendo: «Non possiamo…

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