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“Potrei finire in carcere se dicessi la parola ‘neg*o’”: Sangiovanni fa impazzire tutti

by Sergio Filacchioni
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Sangiovanni

Roma, 9 apr – Sangiovanni ma cosa combini, pensavi forse che gli smalti da lgbtq+ ti avrebbero salvato dalle gogne mediatiche? “Infilarti le penne nel culo non fa di te una gallina”, diceva Tyler Durden in Fight Club: pensavi veramente di poter nascondere sotto le patine mondane da progressista il tuo peccato originale, ovvero essere un maschio bianco eterosessuale? Ok, forse dei dubbi sull’ultima ci sono, le penne possono anche funzionare ogni tanto. Facciamo solo maschio bianco, quindi.

Il nuovo album fa impazzire tutti

Senza più i suoi ricci, il Sangiovanni skin, dopo il successo di Sanremo, è pronto a lanciare il suo nuovo albumCadere Volare. Una track list di 12 brani “senza filtri” e molto intima. Il cantante scoperto dal talent Amici di Maria De Filippi ha trovato la sua strada e si mostra sempre più sicuro di sé, perfino nel prendersi gli insulti di tutti. Con i suoi outfit che hanno sempre fatto discutere, “Sangio” non si è mai piegato a quello che la società gli chiedeva (dice): infatti ha sempre messo lo smalto e si è vestito di rosa, un vero modello da seguire per molti giovani. Ma ora all’uscita dell’album scoppia la bufera social e vestirsi di rosa non basta più. Cosa ha fatto Sangio di così terribile?

Da Pio e Amedeo a Sangiovanni

Il problema infatti è la così detta N-word. Cos’è la N-word? Sostanzialmente l’insulto razzista per antonomasia. Il termine N-word è usato online ed è l’acronimo che sostituisce la parola più utilizzata al mondo per intendere una persona dalla carnagione scura. Esatto: neg*o. Tanti giri di parole per parlare della solita rimozione sistematica di ogni termine sgradito alle minoranze, perfino usando una parola che, negandola, ne accentua già di per sé l’importanza. Follia allo stato brado. Nel contesto del brano sotto accusa, Sangiovanni dice: “Se mai andrò in prigione è perché ho detto neg*o in tele, ormai non si può più dire un cazzo”. Apriti cielo, sui social (e per fortuna solo lì) si scatena la bufera contro il povero Giovanni Pietro Damian, colpevole di aver offeso tutte le minoranze esistenti al mondo con un solo verso. Magari è anche lui un grande fan della Rettore come noialtri. Good job Sangio!

Le piume non bastano

Insomma, le piume non bastano. Nemmeno avere tutto il pedigree del caso, nel quale sono annoverati gli atti di bullismo contro di lui a scuola e il suo soffrire d’ansia. Puoi avere la patente di agibilità per Maria De Filippi, ma devi sempre stare attento a non accarezzare il moloch del pensiero unico contro pelo. Ora sei anche pelato, occhio a non finire nei guai con qualche antifascista. Tra chi si è lamentato che la stessa parola è stata usata da Pio e Amedeo e chi lo accusa di voler fare il progressista senza però rispettarne i canoni (ebbene sì, sono degli intransigenti), questo teatrino ha avuto già l’effetto desiderato: pubblicità gratuita.

In ogni caso è di nuovo sotto gli occhi di tutti come questo sistema muove da solo i suoi stessi fili. Da una parte un chiaro prodotto del sistema demo-liberal, qual è Sangiovanni, dall’altra la giuria di quel sistema che non ammette sgarri sulla sua agenda. In effetti non si può più dire un cazzo, nemmeno che non si può più dire un cazzo. In ogni caso speriamo sempre che prima o poi possano esplodere i cellulari a tutti questi smidollati, per poterci così liberare di questi tafferugli tra signorine.

Sergio Filacchioni

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1 commento

Jules 9 Aprile 2022 - 11:45

Egregio Filacchioni, se in un articolo in cui si critica lo stato di polizia del verbo si cade nell’autocensura e non si ha nemmeno il coraggio di citare per intero il termine “negro”, in un contesto peraltro privo di qualsivoglia animosità ma meramente giornalistico, si perde parecchio di credibiltà, mordente e si certifica una ingiustificabile sudditanza morale nei confronti di quegli stessi censori del vocabolario che giustamente si criticano.

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