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DanteRoma, 18 mar – Il simbolismo dello specchio, il simbolismo del centro e della circonferenza, la donna non come oggetto di desiderio carnale, ma come allegoria dell’intuizione intellettuale. Su questi punti di contatto tra la Commedia di Dante e il Viaggio notturno del Profeta, Miguel Asìn Palacios scrisse nel 1919 La escatologìa musulmana en la Divina Comedia, oggi presente tra le novità della casa editrice Luni con il titolo di Dante e l’Islam, pubblicato in occasione del 750esimo anniversario della nascita di Dante.

L’autore, sacerdote spagnolo morto nel 1944 e docente di arabo a Madrid, compara, esclusivamente dal punto di vista narrativo, il testo della Commedia, con quello del miraj, il viaggio notturno che porta il Profeta Maometto da Mecca a Gerusalemme e infine alla visione di Dio.

È nel corso di questo viaggio che Dio, tra le altre cose, assegna alla comunità islamica le cinque preghiere quotidiane. Tra le costanti narrative Palacios nota: la notte e il risveglio dal sonno come momenti di partenza del viaggio, l’ascesa di un monte scosceso, la presenza di una guida che, in entrambi i casi, abbandona il pellegrino prima della visione di Dio, la presenza di un fiume, al quale entrambi i pellegrini si abbeverano, che divide il Purgatorio dal Paradiso, la descrizione del Paradiso priva di elementi materiali e solo connotata con un simbolismo musicale e luminoso, una geografia infernale identica a quella tratteggiata dal sufi andaluso Ibn Arabi, la medesima cosmologia celeste. Palacios nota come nella tradizione letteraria cristiana questi elementi fosseroLibro Dante e l'Islam del tutto assenti. Dante quindi si ispirò anche a dei modelli islamici. Gli scambi culturali infatti erano molto più fertili all’epoca che oggi. A titolo di esempio, Palacios cita il caso di Brunetto Latini, maestro di Dante, che soggiornò presso la corte di Alfonso il Saggio, alla quale si traduceva un numero sterminato di manoscritti arabi.

Oggi la tesi di Palacios è pressoché accettata sia dai dantisti che dagli orientalisti e la sua opera ha il pregio di aver posto la questione e di averla sviluppata in modo filologicamente ineccepibile. Ma i meriti dello studioso spagnolo si esauriscono qui. Il piano simbolico-allegorico, di cui Palacios parla continuamente, non è mai trattato. Ad esempio, per Palacios, l’utilizzo costante di certi numeri è frutto di una “preferenza scaramantica”. Questo attaccamento al solo senso letterale è un atteggiamento tipico di certi occidentali. In realtà Dante ha spesso ribadito che il significato della sua opera va al di là della sola interpretazione letterale. Basti pensare all’epistola a Cangrande della Scala o a Inferno IX, 61-63: “O voi ch’avete li ‘ntelletti sani, mirate la dottrina che s’asconde sotto ‘l velame de li versi strani”.

Prima della quarta cornice del Purgatorio, Dante incontra una vecchia orribile ma riccamente vestita e ammaliante nei modi. Lo stesso fa Maometto durante il suo viaggio. In entrambi i casi i due viandanti, esortati dalle loro guide, passano oltre. Come spiega Gabriele al Profeta, quella donna è il mondo materiale, attraente nelle forme ma privo di interesse per un occhio più acuto. Poiché la Commedia è “poema sacro al quale ha posto mano e cielo e terra” (Par. XXV, 1-2), quelle che possono sembrare somiglianze o prestiti narrativi tra le due tradizioni, altro non sono, nell’ottica dello stesso Dante, che effetti di un’unità che trascende le forme. Quindi, in questo caso, non è il genio dell’artista che agisce, ma l’impersonalità della Verità divina che non può essere espressa altrimenti.

Un po’ come nel III canto dell’Iliade in cui sul campo di battaglia si trovano due eserciti assai diversi. Da una parte gli Achei schierati in silenzio, dall’altra i chiassosi Troiani. Ma poco importano le differenze formali: il consesso divino che indirizza l’esito della battaglia è il medesimo per entrambi i popoli.

Roberto Guiscardo

3 Commenti

  1. Condivido le considerazioni del presente articolo e rinvio al riguardo anche ai miei articoli sul web su DANTE E L’ISLAM, Casalino Pierluigi, DANTE E L’ISLAM.
    Casalino Pierluigi, 2.01.2016

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