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Roma, 1 feb – Sono le salde radici dei nostri avi e della nostri terra che vivono dentro di noi a renderci ciò che siamo e che ci fanno lottare per un’ideale. È proprio da questo pensiero di base, unito all’amor di patria e all’esser disposti a tutto per difendere la propria Nazione e il proprio credo, che nasce “L’Irlandese”, romanzo scritto da Fabrizio Crivellari (Settimo Sigillo – Europa Lib.Ed, 240pp, 18€).

Il romanzo ha come protagonista Ferdinando, un giornalista di cronaca nera ed ex militante di un movimento politico, che viene a conoscenza di un omicidio di un anziano irlandese avvenuto nella veranda della casa di suo nonno, luogo al quale dimostra esser molto legato. Ferdinando inizia ad indagarci sopra e, pian piano che va avanti, scopre il forte legame che il nonno aveva con la persona assassinata.

Il libro contiene numerosi (e reali) riferimenti al novecento riguardanti i due conflitti mondiali e del legame che l’Irlanda aveva con l’Italia fascista e la Germania nazista, sulle blueshirts, sull’IRA e sul conflitto fra l’Irlanda (intesa come Irlanda ed Irlanda del Nord) e l’Inghilterra. Ogni cenno storico è messo nel posto giusto all’interno del romanzo e, andando avanti di capitolo in capitolo, accrescono, innescando nel lettore una doppia curiosità che lo spinge ad andare avanti: quella per il romanzo e quella per i numerosi cenni storici.

Terra e popolo

“L’Irlandese” è pieno di dettagli, anch’essi reali, riguardanti l’isola di smeraldo e che aiutano a capire il profondo senso d’appartenenza che il popolo ha per la sua terra. Un esempio che colpisce lo si trova in un punto in cui il protagonista entra in un pub e nota un dipinto di una nave in difficoltà in mezzo alla tempesta: una donna da dietro al bancone gli spiega che quella era una nave ottocentesca colmi di migranti irlandesi che affondò nell’oceano. Dinnanzi a questo dipinto ci sono dei fiori che vengono cambiati quotidianamente. Questo dettaglio, come davvero tanti altri, lascia il segno perché, una volta letto, fa subito pensare al senso di smarrimento e spesso di non appartenenza, che ormai sta diventando sempre più comune fra molti italiani purtroppo sempre meno disposti a cercare nel proprio interno quella luce da riaccendere per provare a raddrizzare le sorti della nostra amata Patria.

“L’Irlandese” merita una lettura in quanto esaustivo e, se letto con la giusta chiave di interpretazione, può essere una validissima fonte di ispirazione per chiunque che, dinnanzi ad un obbiettivo e ad un sogno, decide di non arrendersi alle prime difficoltà e di non dar peso al pensiero comune, continuando per la propria strada inseguendo le idee e la luce che vivono nel profondo del cuore.

Simone Moroni

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2 Commenti

  1. Oramai per un italiano è più facile sentirsi irlandese che italiano stesso…se per esser tali basta nascere anche per caso nel suolo italico ed averne i requisiti di cittadinanza,questa italianità non fa per me.

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