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Roma, 25 sett – Riapre al pubblico il Mitreo di Marino, uno dei luoghi di culto mitraici meglio conservati e più particolari d’Italia e del mondo. Scoperto per caso da un vinaio nella sua cantina, rischiò di essere venduto al miglior offerente. Adesso è nuovamente fruibile ai visitatori.



La storia “spericolata” del Mitreo di Marino

Il Mitreo di Marino è un unicum nel panorama dei Castelli Romani. Insieme al Mitreo Barberini e a quello di Santa Maria Capua Vetere ha come particolarità quello di essere stato decorato con l’affresco invece che con la scultura: i tre mitrei, tra l’altor, sono idealmente collegati dalla via Appia. Il bellissimo e misterioso Mitreo venne scoperto  nel 1960 nella sua cantina da un vinaio, Vincento Zoffoli (nonno materno dell’attuale sindaco di Marino). L’uomo aveva acquistato un terreno nei pressi della stazione ferroviaria per costruirci una casa: di certo non si aspettava di aver acquistato un’antichissima cisterna romana al cui interno, a sua volta, era stato costruito un luogo di culto. Mesi dopo la sua scoperta, apparve sul Messaggero un annuncio nella sezione vendite che recitava così: “Affresco del 20 dopo Cristo raffigurante Dio Mitra vendo ad amatore”. Poi, un giornalista del Messaggero, che spesso andava a comprare il vino nella cantina dello Zoffoli, non potè non non notare l’affresco Dio Mitra per poi raccontare ciò che aveva visto sul quotidiano. Grazie a questa casualità, l’opera è arrivata a noi nella sua interezza invece di essere venduta al miglior offerente e persa nel mondo. Il Mitreo non è stato visitabile per molto tempo: si tratta sempre di un ambiente ctonio, umido, che ha molte problematiche dovute alla fragilità del luogo e del contesto nel quale è inserito, come evidenziato dalle ultime indagini condotte dall’Istituto per la Valorizzazione dei Beni Culturali del Cnr tra il 2018 e il 2020.

La storia nei secoli

Il Mitreo di Marino venne con ogni probabilità costruito nella metà del II secolo d.C.. All’interno della grotta, che un tempo era per l’appunto una cisterna, sono visibili i fori per ospitare le lucerne. Proseguendo verso il fondo dell’ambiente, sul pavimento, sono visibili  le tracce lasciate dai banconi, colorati di rosso, riservati agli iniziati al culto. Al centro della parete di fondo si staglia, meraviglioso, l’affresco del dio Mitra nell’atto di sacrificare un toro bianco. Ai due lati, l’opera è circondata da otto riquadri che raccontano la storia della divinità. Un cippo votivo si erge davanti alla rappresentazione, e menziona il nome del sacerdote principale. E’ anche l’unico mitreo la mondo dove, in un’iscrizione, è menzionato un nome femminile. Solitamente il culto mitraico era proibito alle donne, che avevano la sola funzione di aiutanti e non adepte.

Un luogo “respingente”

Emanuela Todini, architetto, coordinatrice progettista e direttore dei lavori di riallestimento, parla del Mitreo di Marino non a caso come di un luogo “respingente”: è un ambiente ipogeo, collocato nella profondità nella roccia di peperino, inizialmente non concepito per ospitare l’essere umano bensì per raccogliere l’acqua. E anche se poi è stato riadattato a luogo di culto, rimane di difficile accesso: non a caso è stato scelto dagli adepti della religione misterica.

Romina Di Grazia



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