Roma, 14 lug – «Le masse popolari europee non sono opposte a quelle africane, anzi, quelli che vogliono sfruttare l’Africa sono gli stessi che sfruttano l’Europa. Abbiamo un nemico comune». «Facciamo sì che il mercato africano sia davvero il mercato degli africani. Produrre in Africa, trasformare in Africa e consumare in Africa. Produciamo ciò di cui abbiamo bisogno e consumiamo quel che produciamo invece di importarlo». Thomas Sankara nasce il 21 dicembre del 1949 nell’ex Alto Volta a Yako, capoluogo della provincia di Passoré situata nella Regione del Nord.

L’Alto Volta è una colonia francese, così denominata da Parigi perché contiene il corso superiore del fiume Volta, che, dopo una corsa di 1500 chilometri sfocia nel golfo di Guinea. Popolata in gran parte dalla popolazione Mossi, nel 1932 viene frazionata in tre parti divise tra Mali, Nigeria e Costa d’Avorio, poi ricomposta nel 1937 con il nome di Alto Costa, e, il 4 settembre del 1947, ricostituita con i vecchi confini come colonia autonoma. L’11 dicembre del 1958 ottiene l’autogoverno, trasformandosi in una Repubblica all’interno della “Comunità Franco-Africana” e il 5 agosto del 1960 viene resa indipendente. Il Paese è retto da Maurice Yaméogo, filofrancese, capo dell’Union Démocratique Voltaïque, il partito unico dell’Alto Volta, dopo la messa al bando dei movimenti politici di opposizione. Le misure di austerità introdotte da Yaméogo scatenano la protesta popolare guidata dai sindacati, che, il 3 gennaio del 1966, sfocia in un colpo di stato militare guidato dal colonnello Sangoulé Lamizana, che scioglie il parlamento e impone un governo militare.

Questa instabilità politica, e la conseguente situazione d’incertezza, convince la famiglia Sankara a trasferirsi a Gaoua nel sud est del Paese. Qui Thomas frequenta la scuola elementare, dopo di che va a Bobo-Diulasso, la seconda città dell’Alto Volta famosa per la Grande Moschea edificata col fango. A Bobo frequenta il liceo Muezzin Coulibaly dove si diploma nel 1966. I suoi genitori, cattolici praticanti, gli avrebbero voluto far prendere i voti, ma lui preferisce provare a iscriversi alla facoltà di medicina. Fallito questo tentativo, sceglie la carriera militare, e supera il concorso per entrare alla Scuola militare Prytanée di Kadiogo, dove insegna Adama Touré, un attivista del Partito Africano dell’Indipendenza, sulle cui teorie antimperialiste e anticolonialiste Sankara forma il proprio pensiero politico.

Il ritorno in patria

Poi, prosegue la propria formazione presso l’Accademia militare di Antsirabe in Madagascar, dove, oltre agli studi militari, si perfeziona nel suonare la chitarra; diviene caporedattore del giornale scolastico e responsabile del “Club dell’informazione”, l’associazione che aiuta gli studenti a comprendere le dinamiche mondiali. È qui che completa la propria formazione politica. Dopo aver terminato i corsi dell’Accademia e frequentato un anno di servizio civile, Sankara, nel 1973, torna in Patria, dopo che, il 14 giugno del 1970, un referendum popolare ha approvato una nuova costituzione che prevede il multipartitismo e assegna la presidenza della Repubblica all’ufficiale più alto in grado, cioè allo stesso Lamizana. Il 20 dicembre viene eletta l’Assemblea nazionale. Le elezioni sono vinte dall’Unione Democratica Voltaica che ottiene la maggioranza assoluta, e il suo leader, Gérard Ouédraogo, è nominato primo ministro. Inoltre, sono rappresentati anche il Movimento di Liberazione Nazionale e il Partito del Raggruppamento Africano.

Quando rientra nel suo Paese, sembra che il tempo non sia trascorso: stessa povertà, stessa arretratezza, stessa fame. Inoltre, le faide interne ai partiti di governo hanno di fatto bloccato l’attività politica. È così che, nel febbraio del 1974, Lamizana si fa promotore di un colpo di stato: sospende la costituzione, scioglie il parlamento e destituisce Ouédraogo. Nel frattempo, Sankara viene destinato a Bobo Dioulasso e poi a Ouagadougou: la capitale. Nel dicembre dello stesso 1974 parte per il fronte nella guerra tra il Mali e L’Alto Volta, combattuta per un pezzo di terra rivendicato da Bamako. Una guerra che Sankara ritiene inutile e fratricida, causata da dispute per una frontiera creata a tavolino dai colonizzatori. È qui che conosce Blaise Compaoré, suo compagno di lotta, ma anche mandante del suo omicidio. Terminato il conflitto, Sankara torna a Ouagadougou, dove frequenta vari circoli politici e si fa interprete della necessità di un rinnovamento dell’esercito. È qui che inizia a diventare popolare tra la sua gente, per merito del suo grande ascendente, ma anche grazie alle sue doti di musicista (suona la chitarra nella band “Tout-à-Coup Jazz”) e alla sua passione per le motociclette.

Indipendenza e sovranità

Nel 1976 viene inviato al “Centro Nazionale di Addestramento Commando” di Pô, con il compito di creare reparti di élite. Qui, pensando che ogni soldato senza formazione politica sia un potenziale assassinio, cerca di istruire i militari su temi come colonialismo, neocolonialismo e su come edificare uno Stato indipendente e sovrano. Nel 1978 frequenta un corso di paracadutismo a Rabat, in Marocco, e poi si reca in Francia presso la base militare di Pau. Durante la sua permanenza in “Gallia” contatta numerosi universitari burkinabé con i quali discute di politica, e si reca spesso nella capitale per acquistare libri. Intanto, nel 1977 in Alto Volta, per mezzo di un referendum, viene ripristinata la democrazia parlamentare e approvata una nuova costituzione. Le conseguenti elezioni legislative confermano al potere Lamizana, poi destituito nel 1980 a seguito di un colpo di stato portato a termine dal colonnello Saye Zerbo, appoggiato da tutto il fronte progressista voltaico. Nel governo Zerbo, Sankara è nominato Segretario di Stato per l’informazione. Ma la sua lotta contro “i baroni del potere” lo porta, nell’aprile del 1982, a dimettersi, atto che legittima in occasione della conferenza dei ministri africani sul cinema, affermando: «Non c’è cinema senza libertà di espressione e non c’è libertà di espressione senza libertà. Sfortuna a coloro che imbavagliano il popolo». Quindi viene arrestato e degradato.

Un nuovo colpo di stato porta al potere, il 7 novembre del 1982, Jean-Baptiste Ouédraogo, che, pur non ripristinando la democrazia, annuncia un periodo di transizione verso una nuova costituzione e un governo civile. Il 10 gennaio del 1983, il neonato Csp (Consiglio di Salute Pubblica) nomina Thomas Sankara Primo Ministro. Inizia subito a lavorare. Come leggiamo in “Thomas Sankara, i discorsi e le idee”, a cura di Marinella Correggia: «Applicò sanzioni ai funzionari ministeriali scoperti a bere nei bar durante le ore lavorative; eliminò alcuni vantaggi ai dipendenti pubblici; fece visite improvvise nei ministeri per verificare l’operato dei funzionari», controllando anche i bagni per accertarne l’igiene e il buon funzionamento. Afferma che il suo Paese ha nemici interni ed esterni. All’interno sono rappresentati «da quella borghesia che si è arricchita con la frode e la corruzione e quegli uomini politici che visitano le campagne solo sotto elezioni». All’esterno sono gli imprenditori che promettono di creare posti di lavoro e che «dopo averci spremuto ci buttano via».

Rivoluzione e riforme

Il 17 maggio del 1983, alcuni militari assoldati dalla Francia, a cui si accoda anche Ouédraogo, preoccupati dalla svolta rivoluzionaria impressa dal Csp, arrestano Sankara e i suoi collaboratori. Il 20 e il 21 maggio studenti e gruppi progressisti manifestano chiedendo la sua liberazione, che arriva il 30 dello stesso mese. A questo punto, Sankara e i suoi preparano la presa del potere. Il 4 agosto le forze a lui fedeli occupano i punti strategici della capitale e depongono Jean-Baptiste Ouédraogo. Lo stesso 4 agosto, Sankara crea il Cnr (Consiglio Nazionale della Rivoluzione) e proclama l’indipendenza del suo Paese appellandosi al popolo burkinabé: «Popolo dell’Alto Volta, il Cnr chiama ogni cittadino, uomo o donna, giovane o vecchio, a mobilitarsi nella vigilanza per apportargli il suo sostegno attivo. Il Cnr invita il popolo voltaico a costituire ovunque Comitati in difesa della rivoluzione per partecipare alla grande lotta patriottica del Cnr e per impedire ai nemici interni ed esterni di recare danno al nostro popolo. Non c’è bisogno di dire che i partiti politici sono sciolti». «L’obiettivo del Cnr è la difesa degli interessi del nostro popolo, la realizzazione delle sue profonde aspirazioni di libertà, vera indipendenza e progresso economico e sociale».

Il 4 agosto del 1984, in occasione del primo anniversario della rivoluzione, Sankara cambia nome al Paese: da Alto Volta a Burkina Faso, il “Paese degli uomini integri”. Il suo Governo inizia ad agire per migliorare le condizioni di vita dei cittadini voltaici: lancia una campagna di vaccinazioni, che contribuisce a ridurre la mortalità infantile nel Paese; costruisce scuole e ospedali; dà il via a un massiccio rimboschimento, attraverso la messa a dimora di milioni di alberi; approva una riforma agraria, che redistribuisce le terre ai contadini, aumenta i prezzi e sopprime le imposte agricole; inaugura una politica per la liberazione della donna; cerca di dare una risposta al problema degli alloggi, attraverso una diminuzione degli affitti e la costruzione di numerose abitazioni; promuove la “Regia nazionale dei trasporti in comune”, che istituisce le prime linee di autobus di trasporto pubblico; inaugura la “Battaglia della rotaia”, per il prolungamento delle linee ferroviarie; crea dispensari, con relativa formazione di personale, in ogni villaggio, per affrontare i casi di primo soccorso; costituisce la “Commissione del popolo” per la prevenzione della corruzione.

Vaccinazioni e questione femminile

Afferma Sankara il 5 febbraio del 1986: «Dopo aver vaccinato sul territorio nazionale del Burkina Faso e dei Paesi vicini in una quindicina di giorni 2 milioni e 500 mila bambini tra i 9 mesi e i 14 anni, contro il morbillo, la meningite, la febbre gialla; dopo aver realizzato più di 150 perforazioni di pozzi che garantiscono l’approvvigionamento di acqua potabile alla ventina di settori della nostra capitale sin qui privati di questo bisogno essenziale; dopo avere portato in due anni il tasso di alfabetizzazione dal 12% al 22%; il popolo burkinabé continua vittoriosamente la sua lotta per un Burkina verde. In 15 mesi sono stati piantati 10 milioni di alberi». «Dal 10 febbraio al 20 marzo prossimi, più di 35.000 contadini, responsabili dei raggruppamenti e delle cooperative dei villaggi, seguiranno corsi intensivi di alfabetizzazione in materia di gestione economica, di organizzazione e di tutela ambientale. Dal 15 gennaio è in corso un’ampia operazione per creare 7000 vivai di villaggio». “Ogni villaggio un bosco”.

La lotta di Sankara per l’emancipazione femminile si concretizza con campagne informative sull’educazione sessuale, sulla contraccezione e sulla pericolosità dell’infibulazione; con la concessione alle donne non sposate, o conviventi, di poter ottenere unità catastali per costruire; con l’abolizione della prostituzione. Sankara cerca anche, senza successo, di accordare alle donne una parte del salario dei mariti. Inoltre, la sua scorta in motocicletta è formata esclusivamente da donne. L’8 marzo del 1987 a Ouagadougou asserisce: «Questo essere umano, vasto e complesso conglomerato di dolori e gioie, di solitudine nell’abbandono e tuttavia culla creatrice dell’immensa umanità, quest’essere di sofferenza, frustrazione e umiliazione, eppure fonte inesauribile di felicità per ciascuno di noi; luogo incomparabile di ogni affetto, sprone per atti di coraggio più inauditi; questo essere definito debole, ma incredibile fonte d’ispirazione delle vie che portano all’onore; questo essere, verità carnale e certezza spirituale, questo essere, donne, siete voi! Voi che ci cullate e ci accompagnate per tutta la vita, voi compagne della nostra lotta, e che per questo, in tutta giustizia, dovete imporvi come partner uguali nel festeggiare la vittoria della rivoluzione»«Le donne del Burkina sono ovunque si costruisce il Paese, sono nei cantieri, nel Sourou (la vallata irrigata), nel rimboschimento, nelle operazioni di vaccinazione, nelle operazioni “Città Pulite”, nella battaglia della ferrovia, ecc. Progressivamente le donne del Burkina prendono terreno e si impongono, sgominando così tutte le concezioni fallocratiche e arretrate degli uomini».

Lotta contro il debito

La sua battaglia principale è però la lotta contro il debito. Il 29 luglio del 1987, col suo discorso alla 25° Conferenza dei membri dell’Organizzazione per l’unità africana ad Addis Abeba, firma la sua condanna a morte. «Le origini del debito risalgono alle origini del colonialismo. Quelli che ci hanno prestato denaro sono gli stessi che ci hanno colonizzati, sono gli stessi che hanno per tanto tempo gestito i nostri Stati e le nostre economie. Sono i colonizzatori che hanno indebitato l’Africa presso i finanziatori, i loro fratelli e i loro cugini. Noi siamo estranei a questo debito, dunque non possiamo pagarlo. Il debito è anche legato al neocolonialismo, dove i colonizzatori si sono trasformati in “assistenti tecnici”, o dovremmo dire assassini tecnici, e sono loro che ci hanno proposto dei meccanismi di finanziamento; un termine che usiamo continuamente come se ci fossero uomini il cui sbadiglio bastasse a creare lo sviluppo degli altri (Sankara fa un gioco di parole tra bailleurs de fonds, “finanziatori”, e baillement, “sbadiglio”).»

«Il debito non può essere rimborsato, prima di tutto perché, se noi non paghiamo, i nostri finanziatori non moriranno. Possiamo esserne certi. Al contrario, se paghiamo saremo noi a morire, possiamo esserne altrettanto certi». «Non possiamo rimborsare il debito perché non abbiamo di che pagare. Non possiamo rimborsare il debito perché non ne siamo responsabili. Non possiamo rimborsare il debito perché sono gli altri che hanno nei nostri confronti un debito che le più grandi ricchezze non potrebbero mai pagare, cioè il debito di sangue. È il nostro sangue che è stato versato».

La fine

«Vorrei che la nostra conferenza evidenziasse la necessità di dire chiaramente che non possiamo pagare il debito. Non con spirito bellicoso, guerrafondaio. Dobbiamo dirlo tutti insieme, per evitare di farci assassinare individualmente. Se il Burkina Faso rifiuta di pagare il suo debito io non sarò qui alla prossima conferenza!». Alle sedici del 15 ottobre del 1987, Thomas Sankara viene assassinato assieme ad altri dodici ufficiali e Ministri. Ancora oggi non si conosce esattamente la dinamica dell’azione terroristica. Si sa che il suo vecchio compagno d’arme e successore, Blaise Compaoré, assieme ai suoi alleati internazionali, è il responsabile della sua morte.

Eriprando della Torre di Valsassina

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4 Commenti

  1. Ho letto che ha fatto vendere tutte le auto a servizio dei politici conservando solo quattro Renault 5 di cui una per sé. Quando andò al potere il suo Paese era circa al 150esimo posto nella classifica del PIL (per quanto possa avere un senso tale scala economica…), quando fu ucciso era circa al 70esimo.
    Sarebbe stato favorevole alle rivoluzioni colorate o primavere arabe?
    Dubito profondamente.

  2. Tutti devono conoscere la storia di thomas chi ha mezzi lo faccia in tutte i modi per onorare la storia ed esempio per l l’umanità oppressa bianca o nera.i prepotenti uccidono sempre ed estirpano germogli di vita di libertà della umanità

  3. Raccontare Sankara senza citare il fatto che era marxista, è ucciderlo due volte. Usarlo per giustificare le proprie posizioni anti-internazionaliste, mettere in grassetto il suo concetto di economia e di lotta al colonialismo per farsi belli. Trasformarlo nell’eroe di un popolo e non in un cittadino africano del mondo (di modo da prepararlo alla solita propaganda da cinghiamattanza e tartarughe… come avete già fatto con tanti altri) tacendo l’origine di quella forza ideologica e identitaria che ha ispirato l’esempio universale che è stato, è distruggerlo. Siete peggio dei suoi assassini. Peggio. E vi auguro il peggio.

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