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Roma, 28 gen – Nel buio degli abissi, un bagliore accecante: nell’acqua salata è spuntata una perla. Al largo di una delle terre più martoriate degli ultimi anni, la Siria, una missione archeologica ha scoperto un antico porto romano nascosto tra la vegetazione dei fondali marini. “Potrebbe non essere nemmeno un porto, forse è una fortezza costruita sul mare nel I secolo d.C.”, dice Dmitry Tatarkov, direttore dell’Istituto di scienze sociali e relazioni internazionali della Sevastopol State University, dopo l’incredibile ritrovamento della squadra di archeologi russo-siriana che si è immersa nel mare di Tartus.

Siria, 2

Siria, una meraviglia romana nel mare

“Sono stati ritrovati resti di strutture idrauliche, un faro e quattro colonne in marmo. Lo studio dei materiali ceramici consentirà una datazione più dettagliata di quanto rinvenuto. Questa è una scoperta importante”, precisa Tatarkov. Oltre alle strutture sopra citate, gli archeologi hanno individuato tre antichi attracchi, oltre a resti di frangiflutti e muri di banchina. Il materiale ceramico raccolto è stato portato presso il Dipartimento di Antichità della città siriana di Tartus, per essere analizzato dagli scienziati.
Stando a quanto riferito da Tatarkov si tratta di “resti di antiche anfore greche, vasi fenici, vasi egizi e oggetti domestici in pietra di epoca romana. Questi materiali ci consentiranno di ricostruire le rotte commerciali marittime che collegavano questa zona con le principali aree del Mediterraneo. Saremo in grado di determinare il ciclo di vita dei porti che esistevano all’epoca”.

Una comune storia di splendore

D’altronde vale sempre quanto scrisse da Tacito negli Annali: “Tutte le cose che ora si credono antichissime, un tempo furono nuove”. E certe cose hanno un valore inestimabile soprattutto se ritrovate dopo secoli. Perché stupiscono, affascinano e rinvigoriscono le nostre radici. La Siria, nonostante la guerra, continua ad essere uno scrigno che conserva meraviglie in molti casi misconosciute. Pullula di romanità, è costellata di bellezze mozzafiato che ci ricordano l’ancestrale legame tra le terre del Mediterraneo. E questa recente scoperta dovrebbe servirci anche da monito, a farci capire quanto è importante preservare il nostro splendente e comune passato. Per non lanciarlo distruggere da bande di terroristi acefali, per non abbandonarlo alla barbarie.

Eugenio Palazzini

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