Roma, 22 ott – Per conoscere il vero pensiero della sinistra globalista e radical chic, basta leggere le elucubrazioni del vecchio Eugenio Scalfari. Costui rappresenta infatti una specie di guru per il “ceto medio riflessivo” (cioè la borghesia progressista, snob e semi-colta) e il suo Verbo neo-illuminista è udito con solennità quasi religiosa. C’è anche un vantaggio decisivo nel leggere Scalfari: essendo ormai parecchio anziano, ha recuperato l’ingenua sincerità dei bambini.

E così, se l’intellighenzia sinistrorsa – a cominciare da Renzi – ha cominciato a frenare sull’immigrazione illimitata, ecco che arriva Scalfari a dirti la verità: il meticciato universale deve essere l’obiettivo di una sinistra moderna. Altro che complotti, altro che Kalergi! Abbiamo già Scalfari e Repubblica. Ma il decano del progressismo mondialista ha idee chiare anche sulla democrazia: non è il popolo che comanda in un regime parlamentare, ma sempre e solo un’oligarchia. Più cristallino di così…

Eppure, su questo punto Scalfari si sente ancora in minoranza nella grande famiglia della sinistra al caviale. Per questo motivo, un paio di giorni fa è sceso nuovamente in campo per dispensare saggezza e verità: “Lui (Zagrebelsky, ndr) ha molta considerazione per il popolo sovrano. È il popolo che deve decidere e decide e questa è la democrazia. La mia tesi è molto diversa. La democrazia non ha mai affidato i poteri al popolo sovrano e quindi la sovranità è affidata a pochi che operano e decidono nell’interesse dei molti. È sempre stato così nella storia che conosciamo”. E ancora: “Questa è la libertà del popolo sovrano: non la scelta della persona ma la scelta del partito dal quale ci si aspetta il bene e non il male. E se il male arriva quel partito viene abbandonato a meno che non intervenga addirittura un potere indipendente e cioè quello giudiziario, per eventuali sanzioni del caso. Non sono io che mi invento queste cose ma è la storia millenaria che ce lo insegna”. Insomma, un altro spot filo-oligarchico (e partitocratico) che contraddice addirittura il primo articolo della Costituzione. Sì, proprio quello sulla democrazia e la sovranità del popolo.

Scalfari, in realtà, non è l’unico a pensarla così nella sua cerchia di amici illuminati. La Brexit e l’elezione di Trump, infatti, ci hanno rivelato un sottobosco ideologico senza pari: Saviano, Severgnini, la Botteri, ecc. – tutti insieme a dire che i bifolchi e i vecchi non devono votare, oppure che il popolaccio americano non ha voluto ascoltare l’autorevole voce dei media mainstream. Eccolo il grande coro dei “sinceri democratici”: la democrazia va bene solo se il popolo – presuntamente sovrano – vota secondo i desiderata dell’oligarchia.

Per carità, Scalfari non ha detto nulla di diverso da quello che già affermarono – per limitarci all’Italia – i Pareto e i Mosca. Famoso è rimasto ad esempio l’aforisma paretiano, secondo cui la storia altro non sarebbe che un “cimitero di aristocrazie”. Cambiano i governi, cambiano i sistemi politici, ma è sempre e solo un élite che decide delle sorti della maggioranza (votante o meno). La storia, pertanto, è una grande arena in cui diverse oligarchie si contendono il potere. Scalfari l’ha ammesso, mettendo in imbarazzo la sua truppa semi-colta. Avanti il prossimo.

Vittoria Fiore

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