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Roma, 4 mag – Tanto tempo fa (era il 1977) in una galassia lontana lontana, tutto ebbe inizio. Dopo la fanfara della 20th Century Fox partì una musica che sarebbe diventata una delle più iconiche e famose della storia del cinema. Iniziava la saga di Star Wars, ideata da George Lucas e magistralmente musicata da John Williams, uno dei “punti di non ritorno” della storia dei film, una pietra miliare a cui bene o male qualunque regista futuro avesse voluto approcciarsi alla fantascienza ma anche al fantasy avrebbe guardato come archetipo e modello.



Star Wars, da successo al botteghino a cult

Star Wars non fu solo un successo al botteghino, non fu solo una grandiosa sceneggiatura diretta da Lucas e poi da Kershner e Marquand, non fu solamente il film che cambiò per sempre il volto della fantascienza e degli effetti speciali, dei combattimenti spaziali e degli inseguimenti tra astronavi. Divenne un’icona, un vero e proprio fenomeno di costume.

Il cuore nero di Darth Vader

Darth Vader con la sua stupenda divisa nera, le note della marcia imperiale che accompagnano gli schieramenti dell’esercito di Darth Sidious, gli Jedi e la Forza, i duelli a colpi di spada laser, il Lato Oscuro, la Morte Nera, il Millennium Falcon, “Io sono tuo Padre!”. Ogni elemento della saga è conosciuto anche solo superficialmente perfino da chi non ha mai visto nemmeno un minuto dei film. Star Wars ha trasudato talmente tanta iconicità che appena Lucas ci ha rimesso mano ne è stato travolto lui stesso. Nel 1999 diede infatti vita alla cosiddetta “trilogia prequel” che avrebbe raccontato le origini di Darth Vader, dell’Impero, di Obi Uan Kenobi e la caduta degli Jedi.

La devastante “nuova trilogia”

Ma il terrore dei fan che temevano di veder rovinare un prodotto così perfetto e cristallizzato si realizzò. La critica fu impietosa, i nuovi film non riuscirono ad avere la Forza – scusate il gioco di parole – della precedente saga. L’uso devastante della computer grafica rovinò anche l’impatto visivo, regalando scene di battaglie tra alieni strampalati, droidi e troopers spaziali malamente digitalizzati che sembravano usciti da un cartone animato e che fecero rimpiangere i “pupazzoni” tramite cui magistralmente avevano preso vita Yoda, Chewbecca e gli Ewok. Una tragedia che, nonostante gli ovvi incassi plurimilionari, rimarrà nella mente di tutti come un fallimento totale.

Il subentro della Disney e di J.J. Abrams

La Disney, che nel frattempo ha acquisito i diritti dell’universo Star Wars, vuole lanciare una nuova trilogia. Stavolta ambientata dopo la battaglia di Endor, dopo la fine dell’Impero, dopo l’ultimo scontro tra Luke Skywalker e suo padre. Il tutto affidato al genio di J.J. Abrams, regista e “inventore cinematografico” odiatissimo e amatissimo – da Lost in poi non ammette mezze misure.

Effetto “nostalgia”

Già dal trailer che annunciava l’uscita de “Il Risveglio della Forza” nelle sale i fan sono andati in visibilio. E non solo per la musica di Williams – che a dire il vero da sola basterebbe a far avvertire il “risveglio della Forza” – ma per l’epicità che trasmetteva e che finalmente ricordava la saga originale. Rivedere Harrison Ford nei panni guasconi, scanzonati e intrepidi, seppure invecchiati, del pirata spaziale Han Solo, sempre in compagnia del fido Chewbe e soprattutto a bordo del Millennium Falcon, Carrie Fisher – che ci ha lasciati troppo presto e la cui vita fu devastata da droga e alcool dopo la conclusione della vecchia saga – di nuovo nei panni della Principessa Leila nonché rivedere Mark Hamill – da allora “imprigionato” nel ruolo che non riuscì mai a togliersi di dosso – come Luke Skywalker era già sufficiente a farci battere il cuore.

L’estetica e l’epos dell’Impero

Ma soprattutto l’idea di avere un Primo Ordine che rinnova l’Impero, con il ritorno dell’estetica delle parate militari, delle note della marcia imperiale, di un sith erede di Darth Vader, oscuro, carismatico, terribile ed esteticamente magnetico. E invece anche la nuova trilogia ha deluso tutti, se possibile ha fatto ancor peggio di quella prequel. Rovinati i vecchi personaggi, tanto da diventare quasi macchiette. Totalmente insignificanti i nuovi.

The Mandalorian ci salva dal politically correct

Ma poi ecco arrivare la serie tv The Mandalorian. La storia di un mercenario cacciatore di taglie totalmente amorale ma che segue la via guerriera di Mandalore fatta di onore, di lealtà, di coraggio e di vittoria a tutti i costi, a prescindere dagli ostacoli solo apparentemente insormontabili. Finalmente la serie creata da Jon Favreau ha davvero fatto avvertire quel “tremito nella Forza” che non si sentiva dalla battaglia di Endor, da “io sono tuo Padre”, da “segui la Forza, Luke”. Una serie che ha fatto finalmente terminare quella oscura maledizione che voleva la saga ferma al 1983 prima dei continui e a volte ridicoli fallimenti.

May the fourth be with you

Una serie che ha finalmente rinnovato una mitologia che aveva toccato le corde ancestrali del pubblico prima di diventare merchandising e politically correct. Una serie che ha riportato in vita, letteralmente, i personaggi più amati e poi miseramente devastati dagli ultimi film. Una serie che finalmente ha ritrovato la giusta via. This is the Way. E che la Forza sia con voi.

Carlomanno Adinolfi

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