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Roma, 14 mar – Ognuno di noi riterrà certo giornalismo, una frazione di esso, più o meno utile, più o meno necessario in base alle proprie idee. Difficilmente possiamo sganciarci dalla partigianeria ideologica che ci tiriamo dietro, e dunque bando alle ipocrisie: non esiste il giornalismo utile, esiste il giornalismo che piace e per il quale si fa il tifo.

Giornali e giornalisti sono oggi giocatori di una grande disputa che coinvolge tutti noi ed è la vita di questo Paese e del mondo intero. Bella l’informazione e chi la fa, fin quando non propone una narrazione contraria alle nostre idee. Da qui, scatta l’odio e la guerriglia. Voler poi oggi presentare il giornalismo italiano come un unico corpo e un unico spirito da ringraziare per il lavoro svolto è una forma di ipocrisia inaccettabile per chiunque abbia rispetto della propria intelligenza.

Selvaggia Lucarelli frigna per avere il vaccino

E Selvaggia Lucarelli, che si batte anima e corpo in difesa del ruolo che i giornalisti hanno avuto in questo ultimo anno di pandemia, lasciando intendere che se oggi il mondo è un posto migliore è proprio grazie a loro, è francamente ai limiti della comicità. Diviene imbarazzante nel momento in cui chiede addirittura che costoro vengano inseriti tra le categorie con la precedenza sulla vaccinazione, argomentando detta richiesta con quanto detto prima, ossia l’importanza vitale del loro ruolo nella società.

Selvaggia la paragiornalista 

Sul Foglio, un ottimo Salvatore Merlo ha riassunto in poche righe il ruolo che la Lucarelli si è ritagliata negli ultimi dodici mesi: quello della paragiornalista. Faceva riferimento allo scazzo che la cara Selvaggia ha avuto su Twitter con Margherita Fronte, giornalista scientifica di Focus, a cui chiedeva “come e quanto si è occupata di Covid nell’ultimo anno?”, e la risposta della Fronte “è proprio il giorno del mese in cui si presume io debba lavorare, la saluto”. L’onniscienza non è di questo mondo e i tuttologi andrebbero guardati con una certa diffidenza. Dopodiché, se c’è qualcuno che pubblica i tuoi articoli sulla pandemia in corso, ritenendo il tuo ruolo di giurata a Ballando con le stelle punto fondamentale della tua carriera investigativa, ben venga la tua opinione.

Quando mangiava gli involtini

Scrivesse, la Selvaggia Lucarelli, ciò che più le aggrada, come fece un annetto fa quando, dandoci sotto con gli involtini primavera, negava la pericolosità del virus in arrivo dalla Cina, con la conseguente supplica, rivolta a noi italiani, di non discriminare il popolo cinese insediatosi in Italia. Nessuno, oggi, intende privarla della possibilità di rendersi ridicola quando immortala col grandangolo le strade affollate di Milano, dimenticandosi d’esser pure lei in mezzo alla folla.

Mitomania in senso letterale

Evidentemente però ritiene questa sua forma di reportage fondamentale per la coscienza pubblica del paese, e quindi veste i panni dell’Oriana Fallaci come un superman de’ noantri che si toglie gli occhiali e spicca il volo. La sua è una forma di mitomania in senso letterale: lavora di fantasia e si convince, e tenta di convincere gli altri, che i prodotti della sua mente siano la realtà fattuale dalla quale non si può scappare. 

Intellettuali riciclati in delatori

E veniamo agli intellettuali dell’ultimo anno. Il genere che immortala le affollate vie dei centri storici in ossequio ad una correttezza politica in salsa medica o che ci spiega quali siano le occasioni che questo lockdown perenne ci sta concedendo, contemporaneamente ad un lecchinaggio forsennato a qualsiasi governo si alterni, basta che impedisca le elezioni e stringa la morsa del controllo sociale: eccoli gli intellettuali impegnati dell’era Covid-19. Quelli che fino a ieri si spremevano partorendo saggi su come l’Italia sia un paese fascistizzato o razzista o fascioleghista, proponendo metodi sovietici per limitare la diffusione delle idee che loro non gradiscono, e che oggi si riciclano in una costante e continuativa esaltazione di qualsiasi misura di controllo sociale che i governi responsabili prendono.

Un triste declino

L’unica variante è data da qualche saggio sullo sterminio di donne in atto nelle case italiane dato che le povere mogli e fidanzate sono costrette a convivere con gli uomini-mostri. Michela Murgia, difatti, si è impegnata nell’ennesima fatica letteraria sulle parole che ad una donna non possiamo più dire: stai zitta, ad esempio. Il ceto intellettuale odierno è questo, e dato che ieri era composto da quelli che volevano ficcarci il fascistometro nel culo, è persino sbagliato meravigliarci di tale mostruosa deriva.

Gli intellettuali dovrebbero spargere dubbi e non certezze. Dovrebbero proporre nuove strade da battere e che mai sono state battute. Dovrebbero mettere in dubbio la narrazione dominante organizzata dal potere governativo, ed anzi non dovrebbero proprio permetterne la nascita poiché dovrebbero sottrarsi a questo tipo di sottomissione intellettiva. Dovrebbero essere degli eretici e non dei chierichetti. Dovrebbero sempre e comunque schierarsi con la libertà perché il loro ruolo non può prescindere da essa. Si sono rivelati dei paparazzi della domenica pomeriggio.

Lorenzo Zuppini

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2 Commenti

  1. “…Diviene imbarazzante nel momento in cui chiede addirittura che costoro vengano inseriti tra le categorie con la precedenza sulla vaccinazione…”

    Forse è prevalentemente propaganda/pubblicità “come quella del mainstream di cui fa parte…” per invogliare al vaccino sotto un altra forma di messaggio subliminale per il popolo”date a noi la precedenza sul vaccino… la voglio io…io…io… la nutella che è buonissima…” in quanto gli scettici a farselo iniettare stanno aumentando parecchio…

    e c’è da dire che forse questi giornalisti potrebbero pure prendere ulteriori sovvenzionamenti per questa pubblicità occulta PRO VACCINO

    https://youtu.be/c5H36vN1pSQ

  2. È scandaloso che una tipa di questo genere venga pagata con soldi pubblici per alzare palette alla RAI.

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