Roma, 20 gen – l’Etruria, terra antichissima d’Italia, porto di eroi e civiltà, continua a sorprendere per le inestimabili ricchezze custodite nel suo magico suolo. Ancora una volta, dunque, con la nostra rubrica approdiamo in quella Maremma che nei millenni ha preservato il suo fascino e il suo profilo burbero ma elegantissimo. Cuore del mondo etrusco, a cavallo tra Lazio e Toscana, la provincia grossetana fu tra le zone più importanti della dodecapoli etrusca. A 335 m.s.l.m., sulle colline tra il Monte Amiata e il Mar Tirreno, laddove oggi rimane un piccolo borgo con meno di 300 abitanti, oltre duemila anni fa si ergeva una delle dodici città stato etrusche. Vetulonia è un piccolo paese che vanta una storia antichissima, in parte custodita nel suo museo intitolato a Isidoro Falchi: l’archeologo che a cavallo tra Ottocento e Novecento ne riscoprì le radici storiche. Un museo, purtroppo, nato sfortunato e oggetto di furti e ristrutturazioni infinite. Un museo che soffre la vicinanza ai più grandi centri archeologici situati nelle vicinanze. Populonia, Vulci, Volterra, Saturnia; così come moltissimi altri luoghi carichi di storia e reperti, oscurano purtroppo Vetulonia del suo prestigioso ruolo culturale in queste terre.

Un’importante città stato della dodecapoli etrusca

Oggi possiamo però gioire per l’ennesima scoperta archeologica avvenuta nei pressi delle necropoli di Vetulonia. Oltre alle più antiche sepolture a pozzetto di epoca villanoviana, la tomba del Diavolino e la più imponente tomba della Pietrera, datate tra il VII e l’VIII secolo a.C., in queste ore gli archeologi annunciano la scoperta di un sepolcreto mai scoperta finora. Nel lontano 1931, anni d’oro di un’Italia alla riscoperta di sé stessa, l’archeologo triestino Doro Levi stillò infatti la Carta archeologica di Vetulonia. Ma questa mappa di riferimento per studiosi e ricercatori, ora, dovrà essere aggiornata. Sì, perché in località Poggio Valli, a sud-ovest di Castiglione della Pescaia, tra il manto fitto della vegetazione, è stata rivenuta una necropoli rimasta finora sconosciuta.

Vetulonia, Tomba della Pietrera – foto: Andrea Bonazza

Una Stonehenge funeraria etrusco-villanoviana

La scoperta è stata annunciata dall’amministrazione comunale in occasione del convegno annuale dell’Archaeological Institute of America, tenutosi a New Orleans. In videoconferenza con gli USA, gli esperti italiani hanno spiegato alla comunità scientifica internazionale il grande del ritrovamento, che pone la “nuova” necropoli in linea di continuità con le vicine sepolture villanoviane dei siti di Colle Baroncio e delle Dupiane. “Nella nuova necropoli – spiega il direttore scientifico del MuVet, Simona Rafanelli – è possibile individuare un processo di sviluppo della tipologia architettonica delle sepolture etrusche di età orientalizzante e arcaica (VII-VI sec. a.C.) che conduce dalle tombe a circolo di pietre che racchiudono una semplice fossa terragna, chiusa o aperta su un lato breve, localizzati sulla spianata sommitale del poggio, alle tombe con fossa rivestita da filari in blocchi di pietra sotto piccoli tumuli cinti da tamburo, fino alle tombe a camera vere e proprie, inserite entro alti tumuli con tamburo e accessibili mediante un corridoio di accesso”.

Valorizziamo Vetulonia

Ci auguriamo che il nuovo sito archeologico trovi ora, da regione e ministero, i giusti fondi affinché i ricercatori possano proseguire al meglio le ricerche. Speriamo venga tenuto e valorizzato nella giusta maniera, senza scadere in orribili pacchianate turistiche che ne snaturino il senso, e che riesca ad attrarre maggior interesse nei visitatori che in Maremma giungono da tutto il mondo alla riscoperta dell’antica civiltà etrusca. Ma, soprattutto, in un epoca che ha relegato un ruolo mediocre alla scuola italiana, rinnoviamo l’invito affinché gli studenti delle nuove generazioni, sempre più disorientati nella propria identità, possano godere della bellezza di queste pagine di storia tramandateci, senza faziosità, direttamente dai nostri più antichi antenati.

Andrea Bonazza 

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