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Grosseto, 5 set — Terza giornata di conferenze a Direzione Rivoluzione 2020, la festa nazionale di CasaPound Italia che si terrà fino a domani 6 settembre a Principina a Mare (Grosseto). Apre il pomeriggio un incontro la presentazione del nuovo libro di Fabrizio Vincenti, A sognare la Repubblica. Bombacci con Mussolini a Salò (Eclettica). Insieme all’autore ci sono sul palco Simone Pellico (Il Primato Nazionale) e Massimiliano Soldani, storico e autore de L’ultimo poeta armato. Alessandro Pavolini segretario del P.F.R., ed. Aga).

Vita, passione e tragedia di Nicola Bombacci

La conferenza verte ovviamente sulla figura storica di Nicola Bombacci, prima fondatore del Partito comunista nel 1921 e infine fedelissimo di Mussolini nei 600 giorni convulsi della Repubblica sociale italiana, di cui «Nicolino» sarà uno dei protagonisti indiscussi, Piazzale Loreto compreso. Il libro è infatti una biografia completa di Bombacci, l’uomo di Mosca in Italia e colui che fa in modo che nel simbolo del Partito comunista ci siano falce e martello, ma anche colui che a Salò svolse un ruolo di primo piano nel grande progetto della socializzazione delle imprese.

«L’unica forma di socialismo possibile per Bombacci – spiega Vincenti – era rappresentata dal fascismo. In Mussolini vedeva realizzato il sogno del fascismo dal volto umano». Aggiunge Soldani: «Mi sono divertito a leggere il libro di Vincenti, un libro che trasuda passione, politica, genio e volontà di Bombacci. Un uomo che ha saputo tornare giovane, credere nella rivoluzione e aderire alla Rsi».

Con Mussolini a Salò per la rivoluzione

Bombacci, che nell’ottobre del 1943 scriverà a Mussolini una famosa lettera in cui esortava il Duce a portare fino in fondo la rivoluzione ostacolata dalle forze conservatrici, viene innanzitutto inserito nel suo contesto storico. E cioè quello di «tanti ex socialisti, ex comunisti ed ex anarchici, prima critici del regime, che ora vedono nella Rsi la possibilità di realizzare una rivoluzione autenticamente socialista», spiega Vincenti. Poi l’autore si sofferma sulla accusa spesso rivolta a Bombacci di essere un opportunista: «E’ una accusa che non sta in piedi, perché l’opportunista è colui che sceglie la fazione vincente nella speranza di trarne vantaggi personali, mentre Bombacci si era avvicinato gradualmente al fascismo nel suo momento di maggiore crisi politica e bellica».

La socializzazione delle imprese

E’ corretto parlare di Bombacci come un esponente della sinistra fascista? «Secondo me nella Rsi non ci sono destra e sinistra», spiega Soldani. «La Rsi supera queste due categorie, anche perché la destra si era già arresa prima. La socializzazione sta lì a dimostrarlo». E per quanto riguarda la socializzazione delle imprese, Soldani la descrive come «una economia nuova: non esisteva prima e non esisterà più dopo. È una economia “socialista” che rinuncia al libero mercato. Viene gestita dalla Confederazione generale dei lavoratori, dove le banche non comandano più. Non esistono più le proprietà private se distruttive del lavoro degli uomini. Si tratta di un’economia che fa collaborare tutti i lavoratori: il capo d’impresa è responsabile davanti allo Stato. Entro il 21 aprile 1945 tutte le aziende avrebbero dovuto essere socializzate».

Si faceva sul serio durante la Rsi? «Bombacci ne era convinto – afferma Vincenti – In un periodo drammatico si è cercato comunque di portare avanti una rivoluzione. Una rivoluzione che veniva da lontano ma che era stata tradita da Stalin e dall’Urss. Disse lo stesso Bombacci: “Il socialismo lo realizzerà Mussolini, non Stalin”».

Bombacci e Mussolini fino alla fine

Si discute poi del ruolo politico di Bombacci che era quello di primo confidente di Mussolini e protagonista della Carta di Verona insieme ad Alessandro Pavolini, segretario del Pfr. Si occupò inoltre di propaganda, e «nonostante i dubbi di Mussolini a causa del suo passato comunista, tenne numerosi comizi di fronte a decine di migliaia di operai per spiegare loro la socializzazione delle imprese e perché la rivoluzione doveva necessariamente passare dal loro contributo attivo», racconta Vincenti.

Bombacci, che era stato in Unione Sovietica e la conosceva benissimo, aveva quindi capito che il compagno di gioventù Mussolini era l’unico in grado di realizzare la rivoluzione che aveva sempre sognato. «Insomma, Bombacci aveva contestato al comunismo sia il suo internazionalismo, tradito da Stalin, sia l’anticapitalismo, visto che la Russia era, di fatto, un capitalismo di Stato. Di fronte a una platea di migliaia di operai non a caso disse, tra gli applausi: “Il comunismo è la più grande menzogna del secolo XX”». Di qui la grande coerenza del «compagno» Bombacci «che accompagnerà Mussolini fino a Piazzale Loreto. E oltre».

Cristina Gauri

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