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Roma, 24 feb – Sul fronte della pandemia, il premier Mario Draghi nel solco del suo predecessore prosegue con la linea dura e nonostante il pressing della Lega non intende procedere con le riaperture, anche perché il Cts chiede ancora “estrema prudenza”. “Non è una situazione di catastrofe imminente quella che abbiamo rappresentato al premier”, riporta il coordinatore del Comitato tecnico-scientifico Agostino Miozzo uscendo da Palazzo Chigi. Tuttavia, chiarisce, le riaperture sono possibili solo nelle zone bianche (che restano ancora un miraggio). E’ su questa base che Draghi entro la fine della settimana deciderà come impostare il nuovo Dpcm (quello in vigore scade il 5 marzo). Niente decreto, dunque, perché non ci sarebbe il tempo sufficiente per coinvolgere il Parlamento, è la motivazione del governo.



Il no degli esperti: “Aspettiamo i dati di venerdì” 

“Aspettiamo i dati di venerdì”, chiarisce Miozzo, che ieri è stato convocato con il presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli e il presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro per aggiornare Draghi, i ministri competenti e i capidelegazione della maggioranza sulla situazione dei contagi. Ebbene, secondo gli esperti non è ancora sicuro allentare le restrizioni. Per il Cts dunque no all’apertura di palestre e piscine, neanche per lezioni individuali e terapie di riabilitazione, no ai corsi pomeridiani per bambini, no a sale giochi e sale bingo. Dal canto suo, il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini oggi presenterà nuovi protocolli per chiedere la riapertura di cinema e teatri in sicurezza. Ma non a marzo, forse ad aprile.

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Cts: “Palestre e cinema aperti? Solo nelle zone bianche”

Forte della posizione del Cts, il ministro della Salute Roberto Speranza oggi presenterà la sua relazione in Parlamento sullo stato della pandemia. Divisione in fasce di rischio, con il lockdown per la zona rossa e l’istituzione di zone con maggiori restrizioni a livello locale sono indispensabili per contenere i contagi: è la linea degli esperti, sposata da Speranza. “Non vogliamo essere il signor no – spiega Miozzo – possibili riaperture possono essere ipotizzate ma solo in quelle regioni dove l’incidenza del contagio è inferiore ai 50 casi ogni 100mila abitanti“. Per il numero uno del Cts dunque si può tornare a riaprire soltanto nelle chimeriche zone bianche istituite dall’ultimo Dpcm. Zone in cui neanche a dirlo non è ancora entrata nessuna regione. Chi ci si avvicina sono soltanto Sardegna e Valle d’Aosta: vedremo venerdì.

Lega in pressing per le riaperture, lo stop di Draghi

Nella maggioranza, però, la Lega prosegue il pressing per le riaperture. “Noi siamo per la tutela della salute, ma con interventi mirati, e in questo c’è sintonia con il presidente Draghi”, chiarisce Matteo Salvini. Ma, aggiunge, “se c’è un problema in una zona, come ad esempio a Brescia, intervieni lì, non è che fai il lockdown nazionale da Bolzano a Catania. Dunque chiusure mirate e un ritorno alla vita“. La linea della Lega per una progressiva riapertura delle attività è condivisa dal ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli (M5S). Ma anche dal governatore dell’Emilia-Romagna e presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini. L’esponente dem considera “ragionevole” la richiesta di Salvini con l’obiettivo di “dare ossigeno a qualche attività”. Ma Draghi frena Salvini – “Abbassare i toni” – e chi nella maggioranza condivide la linea della Lega: niente riaperture.

Il prossimo Dpcm terrà tutti bloccati pure a Pasqua

Ma Draghi appare intenzionato ad ascoltare Speranza e il Cts più che coloro che chiedono di riaprire i ristoranti la sera, le strutture sportive, o i cinema. E se il prossimo Dpcm prorogherà le attuali restrizioni di un altro mese – come è presumibile – significherà che gli italiani dovranno fare i conti con fasce di rischio e divieti di spostamento anche a Pasqua e Pasquetta. Altro che “ritorno alla vita”.

Adolfo Spezzaferro

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