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Roma, 20 ago – Siamo alle solite. Il 60% dei Comuni non rispetta l’obbligo di legge di pagare in 30 giorni le aziende fornitrici di beni e servizi ma esige il pagamento puntuale dei tributi. Altrimenti scattano gli interessi moratori. A denunciarlo è Confartigianato, che sottolinea che i debiti della Pa salgono a 58 miliardi.



Ritardi nei pagamenti dei Comuni alle imprese, Italia maglia nera in Europa

Un andazzo che, fa presente Confartigianato, nell’ultimo anno è anche peggiorato: i debiti nei confronti delle imprese da parte delle Pa (non solo dei Comuni) nel 2020 sono aumentati di 4 miliardi rispetto al 2019. Tanto che cresce anche il peso dei debiti della Pa sull’economia. Nel 2020, per la sola parte di spesa corrente e comprese le anticipazioni, equivale a 3,1 punti di Pil, a fronte del 2,7% del 2019 e del 2,6% registrato nel 2018 e nel 2017. Con queste cifre – sottolinea Confartigianato – l’Italia è maglia nera in Europa dove, in media, i debiti commerciali della Pa rappresentano l’1,7% del Pil.

La maggioranza dei Comuni non rispetta il termine di legge di 30 giorni

Se andiamo a vedere nel dettaglio, nonostante la legge che impone le amministrazioni pubbliche di pagare le imprese entro 30 giorni, tantissimi Comuni se ne infischiano. Il limite di legge viene rispettato da 3.134 comuni, pari al 39,7% del totale, cui fanno capo 15,4 miliardi di euro di fatture ricevute. Altri 2.849 comuni, il 36,1% del totale, pagano tra 31 e 60 giorni. A farsi aspettare oltre 60 giorni dai fornitori sono 1.904 comuni, il 24,1% del totale. Il loro numero, a fine 2020, è aumentato rispetto ai 1.440 comuni con ritardi di pagamento superiori a due mesi rilevati a settembre dello scorso anno.

Pa, i peggiori pagatori stanno al sud

Analizzando la ripartizione territoriale, i peggiori pagatori si concentrano nel sud dove il 44% delle amministrazioni comunali paga oltre i 60 giorni. Maglia nera alla Calabria, con il maggior numero di Comuni, pari al 67,1% del totale della regione, che salda le fatture dopo due mesi. Seguono la Sicilia (60,4% dei Comuni), il Molise (52,9%), la Campania (51,6%) e il Lazio (51,6%). Nel dettaglio, la classifica provinciale vede la maggiore presenza di Comuni morosi a Reggio Calabria (con il 76% degli enti comunali che paga oltre i 60 giorni). Seguono Messina (75,9%), Ragusa (75%), Crotone (74,1%), Vibo Valentia (68%).

Imprese costrette ad indebitarsi con le banche

Come se non bastasse la crisi scatenata dalla pandemia, le amministrazioni pubbliche esigono dalle imprese i pagamenti dei tributi. E le aziende sono costrette ad indebitarsi con le banche per tirare a campare. “I ritardi nei tempi di incasso delle fatture – sottolinea il presidente di Confartigianato Marco Granelli – peggiorano le condizioni dei piccoli imprenditori già colpiti dalla crisi pandemica. In attesa di essere pagati, sono costretti a rivolgersi alle banche per ottenere la liquidità necessaria a mandare avanti l’azienda. Una situazione finita nel mirino della Commissione europea che ha aperto una procedura d’infrazione nei confronti del nostro Paese per il mancato rispetto della legge del 2013 che impone pagamenti a 30 giorni”.

“Applicare la compensazione diretta tra debiti e crediti”

Ma visto che le amministrazioni pubbliche non sembrano intenzionate a rispettare la legge, Confartigianato propone una soluzione semplice ed efficace: applicare la compensazione diretta e universale tra i debiti e i crediti degli imprenditori verso la Pa. In ogni caso, sottolinea Granelli, le condizioni imposte dalla Ue per ottenere i miliardi del Recovery fund faranno la loro parte. Infatti “entro la fine del 2023, le Pa centrali, regionali e locali dovranno far sì che la media ponderata dei tempi di pagamento registrati sulla Piattaforma crediti commerciali (Pcc) sia pari o inferiore a 30 giorni”. Lo stabilisce il Pnrr del governo.

Adolfo Spezzaferro

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