Roma, 2 gen – Il 2019 si apre con una buona notizia per gli automobilisti. Se fino ad oggi le autostrade ci avevano abituati, con puntualità svizzera, ad applicare ogni capodanno i proverbiali rincari sulle tratte, da ieri non sembra essere più così. Dalla mezzanotte del 31 dicembre, infatti, su gran parte della rete nazionale i pedaggi non hanno subito alcun ritocco all’insù.

“Grazie al duro lavoro fatto al Mit in questi ultimi giorni, e nonostante tantissimi ostacoli, ho firmato i decreti grazie ai quali, nel 2019, non scatterà nemmeno un centesimo di aumenti dei pedaggi sul 90% delle autostrade italiane”, ha spiegato il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli. “L’assenza di rincari – ha aggiunto – è il risultato di una fruttuosa interlocuzione con i concessionari autostradali”.

A fare la parte del leone nel blocco dei rincari è stata Autostrade per l’Italia, che gestisce buona parte della rete nazionale. Una scelta condivisa, spiegano dalla società, “con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, di mantenere sulla propria rete l’attuale livello tariffario, senza quindi applicare all’utenza l’incremento sul pedaggio spettante alla concessionaria”. Discorso diverso per altre tratte, sulle quali l’aumento è stato riconosciuto ma i cui effetti sono stati sterilizzati. E’ il caso ad esempio dell’Autostrada dei Parchi (A24 e A25), che non vedrà alcun rincaro fino a fine febbraio. Un solo mese di respiro, invece, per Milano Serravalle – Milano Tangenziali (A7 e tangenziale del capoluogo), che sospende gli aumenti fino al 31 gennaio.

Nonostante il blocco caldeggiato dal ministero, la tregua sembra dunque “a termine”. Da parte dei concessionari è infatti forte la richiesta di aprire un tavolo tecnico di confronto per stabilire nuovi meccanismi. L’obiettivo resta sempre quello di non perdere la gallina dalle uova d’oro che, in un monopolio di fatto, garantisce proventi certi e fissi. Una rendita di posizione che, dopo la tragedia del Ponte Morandi, il governo sembrava voler mettere in discussione. Se nei giorni successivi al crollo sia Toninelli che Di Maio spingevano per la revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia, prima il sottosegretario Giorgetti e poi il premier Conte hanno fatto una repentina marcia indietro. Cambiando di fatto tutto perché tutto resti come prima.

Filippo Burla

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