Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 24 gen – “Se passerà la proposta del Consorzio Bancomat, attualmente al vaglio dell’Antitrust, si determinerà una vera e propria stangata a danno dei consumatori e una lesione dei loro diritti”. A lanciare l’allarme è il presidente di Assoutenti, Furio Truzzi. La notizia circola da qualche giorno ed è stata ripresa anche da Il Corriere della Sera. “Le banche – spiega Truzzi – potranno scegliere in totale autonomia le commissioni da far pagare sui prelievi agli sportelli, e solo al momento di eseguire l’operazione il consumatore verrebbe a conoscenza di tali costi, con una violazione della trasparenza”. Al momento si tratta di un’ipotesi, ma questa proposta mostra i rischi di una politica volta all’eliminazione del contante.

Quanto ci costa prelevare al bancomat?

Molti di noi prelevando al bancomat pensano che si tratti di un’operazione gratuita: un servizio offerto generosamente all’utente per evitare il rischio di tenere i soldi in casa. In realtà, le cose non stanno proprio così. Ogni operazione comporta il pagamento di una commissione interbancaria di circa 0,50 euro per ogni singolo prelievo che la banca issuer (emittente carta) riconosce a quella acquirer (proprietaria dello sportello) per l’utilizzo dell’impianto. C’è da dire che spesso l’emittente gira questa somma all’utente finale che per questo non si accorge di nulla. Ma si tratta di una strategia commerciale dell’istituto di credito. Se però l’Antitrust approva il nuovo modello di remunerazione del servizio di prelievo, le cose potrebbero cambiare.

La proposta del Consorzio Bancomat: aumenti in vista

Prima di fare previsioni per il futuro, cerchiamo di capire subito con chi abbiamo a che fare. Il Consorzio Bancomat è l’ente italiano che gestisce da oltre trent’anni i circuiti di pagamento e prelievo più diffusi e conosciuti in Italia. È il leader assoluto dei pagamenti con carta di debito con circa 2,5 miliardi di operazioni di pagamento e prelievo per un valore di oltre 252 miliardi di euro su base annua e circa 34 milioni di carte in circolazione (una quota di mercato di circa l’80%).  La società (partecipata da 125 banche italiane, che fanno parte delle oltre 400 che utilizzano i suoi servizi) nel suo Cda conta i rappresentanti dei maggiori istituti di credito italiani: Intesa San Paolo, Unicredit, Monte dei Paschi, Credem, Iccrea Banca, Ubi, Banco Bpm. Fatte le presentazioni, vediamo nel dettaglio la proposta del suddetto consorzio.

Ogni banca proprietaria dell’Automated Teller Machine (acronimo di Atm che poi è banalmente lo sportello automatico) deciderà in via autonoma il costo che i clienti delle altre banche dovranno sostenere per ogni prelievo. Una decisione che sarà stabilita unilateralmente da ogni banca. L’utente dovrà prestare la massima attenzione: perché il costo dell’operazione sarà visualizzato sul display al momento del prelievo. Aumenti al bancomat? Cliente avvisato mezzo salvato.

Ma cosa accade se qualcuno si rifiuta di pagare la “commissione”? Niente di grave. Dovrà cercarsi un’altra banca anche se vive in un piccolo centro. Ovviamente, siamo in regime di libero mercato. Quindi ogni cliente può scegliere liberamente l’istituto di credito che offre condizioni più vantaggiose. Ma, vista la composizione del Cda del Consorzio, c’è l’ipotesi non proprio peregrina che gli istituti si accordino sul prezzo da far pagare.

Non è solo un problema di rincari

Qualche scettico, però, rimane. Ad esempio, ma non solo, il già citato presidente di Assoutenti, Fabio Truzzi. Quest’ultimo è convinto che la modifica degli aumenti sui prelievi Bancomat “creerà evidenti disparirà di trattamento tra cittadini: chi infatti risiede in piccoli comuni, aree montane o zone isolate dove ci sono pochi Atm sarà costretto a sottostare a nuovi costi non avendo possibilità di scelta tra vari istituti”.

Indipendentemente dal parere dell’Autorità, questa notizia dovrebbe far riflettere il governo che sogna “un’economia dove i pagamenti sono smaterializzati e tracciabili”. Non è bastato il flop del cashback. Bisognerebbe ricordarsi che nessun ente economico (sia essa un istituto di credito o un consorzio) controlla o gestisce il denaro in circolazione senza fini di lucro. La forza del contante sta nella sua immediatezza: eliminando i modelli di business per gli intermediari, con conseguenti attacchi di quest’ultimi. Ecco, uno dei motivi per cui le banche vogliono e promuovono una società cashless.

Salvatore Recupero

La tua mail per essere sempre aggiornato

4 Commenti

  1. Questo succede perchè c’è una massa di stronzi pidocchiosi che va all’atm e preleva 20-50 euro per volta, creando code, usura macchine e relativi fermi, costi e malcontenti. Poi si lamentano pure quando la banca mette i limiti di prelievo in numero e quantità. Ma che lo dico affà, ormai di veri signori ricconi come me s’è persa ogni traccia…

  2. I soldi sono lo sterco del diavolo. Hiak e Rotbadd vanno rivisti. La saggezza sicula prima di tutto.
    Cu’ arrobba pri manciari, nun fa piccatu.

Commenta