Roma, 28 gen – Si parla tanto di transizione ecologica come destino ineluttabile. In realtà è una sfida da affrontare con le giuste armi e soprattutto una seria programmazione. Due elementi imprescindibili, pena – nell’immediato – il tracollo industriale. C’è poi chi coglie la palla al balzo per giustificare tagli al personale, in una concatenazione di eventi improvvisi sempre più allarmanti. La direzione della Bosch, multinazionale tedesca, ha deciso intanto di dichiarare ai sindacati 700 esuberi entro i prossimi cinque anni nello stabilimento di Bari, che conta 1.700 dipendenti in tutto.

Mise: “Conseguenza della transizione ecologica”     

Gli esuberi annunciati da Bosch, secondo il ministero dello Sviluppo Economico sono una conseguenza della transizione ecologica. “La situazione della Bosch è monitorata in maniera costante dal Mise – si legge nella nota del ministero – La struttura per le crisi d’impresa del ministero è stata già allertata e convocherà il tavolo in tempi brevi. Purtroppo il rischio degli esuberi denunciato dai sindacati della Bosch di Bari, che il ministro Giancarlo Giorgetti ha visitato lo scorso 8 ottobre, è conseguenza della transizione verso il green. Più volte il titolare del Mise ha infatti puntato l’attenzione sulla necessità che la fase della transizione sia compatibile non solo con le esigenze ambientali ma anche con quelle sociali ed economiche. Senza questo equilibrio, ha avvertito Giorgetti, il conto da pagare può diventare insostenibile”.

In particolare, secondo Sergio Fontana, presidente di Confindustria Bari Bat e Confindustria Puglia, “la transizione verso l’auto elettrica ha avuto un’accelerazione troppo repentina, che sta schiacciando tutta l’industria automobilistica. La difficile prospettiva rappresentata da Bosch a Bari è conseguenza di questa veloce trasformazione del mercato e di politiche europee drastiche, che penalizzano l’Italia più di altri Paesi, perché l’Italia è la seconda realtà manifatturiera d’Europa”.

Marelli annuncia 550 esuberi entro giugno

Al contempo la Marelli ha annunciato un esubero entro il mese di giugno di 550 dipendenti, su un totale di 7.900 occupati in Italia. L’ormai ex azienda leader italiana nella componentistica automotive – fondata nel 1919 – è stata venduta tre anni fa da Fca ai giapponesi di Calsonic Kansei (controllata dal fondo statunitense KKR), ha reso note le proprie intenzioni ai sindacati durante un incontro svoltosi in videoconferenza. I sindacati si dicono pronti al confronto, ma puntano il dito contro il lassismo del governo. “Quello che la Direzione aziendale ha chiamato ‘Piano salvaguardia Marelli’ – si legge in una nota congiunta di Fim, Fiom, Uilm, Fismic, UglM e Aqcfr – prevede però anche una riduzione del personale entro giugno di 550 dipendenti su un totale in Italia di 7.900 occupati, circa il 12% dei 4661, tra dirigenti, quadri, impiegati e operai cosiddetti indiretti, vale a dire non addetti alla produzione”.
In attesa di un confronto con l’azienda, per i sindacati “è evidente che l’atteggiamento impassibile del Governo sta mettendo a dura prova la tenuta di un intero settore. C’è bisogno urgente di avviare il tavolo sull’automotive per aprire il confronto su come affrontare la transizione tecnologica”.

Alessandro Della Guglia

 

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2 Commenti

  1. ..non ci sará nessun elettrico…é utopia pensare che tutto potrà andare con motorini elettrici..come se tali batterie non inquinassero per la loro produzione e smaltimento, inoltre per far funzionare milioni di auto elettriche occorre una produzione di energia elettrica enorme ed estrazione di “terre rare” (Cina)….il futuro e nel gas: produzione di carburanti “eFuels”..

    https://it.motor1.com/news/508080/piattaforma-europea-efuel-benzina-sintetica/

    l’elettrico é il “nuovo” magna- magna generale…

  2. Provate a informarvi sul costo dello smaltimento delle batterie.
    Solo un esempio.
    Quelle a piombo hanno un costo di circa 4,5 euro al chilo.

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