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Credit Suisse, il crollo di una banca spericolata e le regole arbitrarie del capitalismo

by Carlo Maria Persano
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Roma, 21 mar – Credit Suisse era chiacchierata almeno dal 2008 come banca spericolata e fu allora salvata dal governo svizzero come anche la UBS, prima banca svizzera e rivale di Credit Suisse. Ma, mentre la UBS sembra oggi essersi messa a posto e arriva così ai 7,63 miliardi di utile a fine 2022, Credit Suisse sprofonda dichiarando una perdita di 7,3 miliardi. Si pensa però che altri 14 miliardi di perdite possano ancora essere nascosti nei conti della banca.

Come è crollata Credit Suisse

Come hanno fatto a perdere tutti quei soldi? La versione ufficiale è che hanno dato “precedenza al profitto a discapito della prudenza“, ma c’è il dubbio che abbiano drenato soldi dai piccoli investitori per lasciarli fagocitare da un sistema di vasi comunicanti. E chi si è fagocitata quella marea di denaro? Non è ancora emerso, ma ci sono sospetti sui soliti.

Facciamo un esempio concreto: Credit Suisse consiglia ai suoi piccoli
clienti di investire i loro risparmi nei fondi Greensill Capital (anglo-australiano) e Archegos Capital (statunitense). Drenano 10 miliardi dai correntisti con grandi promesse di guadagno e consegnano 10 miliardi ai due fondi. I due fondi collassano nel 2021 e i 10 miliardi spariscono. Peccato perché le iniziative rientravano in uno scenario di finanza arcobaleno molto coccolata dai media. Con questo sistema sono già spariti 16 miliardi, già cancellati dai
conti, ma il conto arriverà facilmente a 30 miliardi dopo le verifiche
in corso.

Regole cambiate in corsa

Fallirà quindi Credit Suisse? Certo che no, rientra nella categoria delle Too Big To Fail, troppo grandi per lasciarle fallire. E allora il governo svizzero cambia le regole in corsa e chiede alla UBS, senza il parere degli azionisti, così come invece sarebbe previsto dalle regole precedenti, di comprare Credit Suisse, ma solo dopo aver garantito UBS sulla possibilità di altri buchi di bilancio per 9
miliardi e dopo aver garantito 100 miliardi di liquidità a benedizione
dell’intera operazione. Insomma il capitalismo è rigido e severo solo quando si devono bastonare i piccoli azionisti, per i grandi si riscrivono le regole al momento e si nascondono bene i passaggi finali dei soldi, specie se vicini alla finanza woke e liberal. E per non smentire la loro immagine di buoni, fanno intendere di essere mossi solo dal desiderio di conservare i posti di lavoro degli impiegati della banca. Credit Suisse ne aveva 50.480 a livello mondiale, dei quali 16.880 in Svizzera. Alla fine, UBS compra Credit Suisse per 3 miliardi.

I piccoli perdono tutto, di nuovo

Come da copione, dall’ottobre 2022 erano già scappati da Credit Suisse
molti dei grandi clienti, portandosi via dalla banca 111 miliardi in tre
mesi. E’ finita così? No, perché ci sono i grandi azionisti da salvaguardare. Gli americani, ad esempio la Harris Associates di Chicago, se ne erano scappati anche prima dell’ottobre 2022, guadagnandoci pure sulla vendita delle azioni, le quali oggi sono scese da 30 franchi a 1,8. Si può, a questo punto, fare una brutta figura con la Saudi National Bank in possesso del 10% delle azioni o con la Qatar Investment Autorithy in possesso di un altro 7% delle azioni di Credit Suisse? Si può fare la figura di aver salvato gli americani di Chicago e aver invece fregato gli arabi? Giammai.

Ecco allora il nuovo cambio di regole in corsa per la vicenda di Credit Suisse. Premessa: la banca ha dei soci azionisti e poi ha degli obbligazionisti per 16 miliardi di obbligazioni emesse dalla banca stessa. Normalmente, in caso di tracollo, si svalutano prima le azioni degli azionisti e poi i bond degli obbligazionisti, ma, in questo caso, gli obbligazionisti erano tutti dei piccoli investitori clienti di Credit Suisse (altri piccoli investitori oltre ai già citati sottoscrittori dei fondi fantasma britannici e statunitensi), e allora chi avrà pagato il conto finale? Ma ovviamente gli obbligazionisti, ai quali sono stati cancellati i 16 miliardi di obbligazioni, istituendo la nuova regola (fino a prossima convenienza) che gli “obbligazionisti sono meno protetti degli azionisti”. Ovvero, da oggi, chi detiene obbligazioni di una banca si troverà in “mare aperto”. Parafrasando: le regole del capitalismo sono come un timone, dove lo giri va.

Leggi anche: Il fallimento della Silicon Valley Bank come paradigma del capitalismo vampiro

Carlo Maria Persano

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1 commento

fabio crociato 21 Marzo 2023 - 7:35

Questo articolo come tanti altri entra nei particolari della ennesima disfatta bancaria elvetica, ma la sostanza macro è che gli Usa hanno ridotto a polpette anche la piazza finanziaria della
Svizzera tedesca (quella “italiana” si sintetizza nei fattacci della BSI e banchette collaterali,. quella “francese” è sempre stata nelle mani delle “grandi orecchie”).
Quello che stupisce è l’ assoluta arrendevolezza del popolo benestante elvetico che cullato dal asilo alla tomba ha perso completamente il senso della realtà, al punto di non saper più cosa accade fuori dall’ uscio della propria casa/quartiere (basti pensare che per loro i russi e i loro rappresentanti sono assolutamente Satana). Se l’ eccesso di bene materiale porta a questo, non si sa per quanto, ma possiamo davvero consolarci !

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