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La direttiva Ue sulle case green e la guerra ai passeri di Mao

by La Redazione
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Roma, 26 feb – Con la direttiva sulle case green, l’Unione europea ha dichiarato guerra ai combustibili fossili e (indirettamente) al nucleare, ovvero le due fonti di energia più efficienti ed economiche. Solo queste due fonti possono, al momento, garantire il fabbisogno energetico di una nazione, tanto più se industrializzata, e in maniera conveniente per quel che riguarda i costi. Provate a vedere quanta energia consuma una pressa industriale (una sola) in un’ora e poi fate il calcolo di quanti campi da calcio coperti di pannelli fotovoltaici ci vorrebbero per farla funzionare in quel lasso di tempo, sempre che il sole sia presente, ovviamente. Dopo di che, calcolate i costi.

Cosa comporta la direttiva sulle case green

Lasciamo da parte il fabbisogno delle industrie e concentriamoci sulle case degli italiani. Per una spesa media valutata tra i 15 e i 20mila euro a famiglia, si prevede di cambiare caldaia, coibentare le facciate degli edifici e montare pannelli fotovoltaici. Ovviamente, causa speculazione, la spesa raddoppierebbe qualora l’adeguamento alle norme diventasse obbligatorio e triplicherebbe o più in caso di incentivi statali (come è successo con il superbonus). La narrativa ufficiale parla di un risparmio energetico di circa il 30% per cui è probabile che la percentuale sia ancora inferiore. Valutiamo, ottimisticamente, un risparmio medio per famiglia, dal single alla famiglia di cinque persone, di circa 200 euro all’anno.

Significherebbe che occorrerebbero più di 60 anni per rifarsi della spesa iniziale, senza considerare che pannelli fotovoltaici e caldaia andrebbero comunque cambiati circa tre volte nell’arco di questo periodo di tempo. Sembra anche che i pannelli coibentanti tendano, sulla distanza, a staccarsi e vadano rimessi a posto con relativa spesa. È evidente che alle famiglie italiane (ed europee) si chiede un massacro economico senza contropartita. A questo si aggiunge un ulteriore “regalino” della Ue: il divieto dal 2025 di vendere caldaie a gas e quindi l’obbligo di passare a quelle elettriche con un consumo energetico quattro volte superiore.

Se però moltiplichiamo 200 euro per decine di milioni di famiglie in Europa, allora otterremmo una cifra considerevole di cui non si avvantaggerebbero i cittadini europei, ma le ambizioni imperialiste degli Stati Uniti causa riduzione della dipendenza europea dalla Russia per quel che riguarda i combustibili fossili. A proposito, non ci risulta nessuna direttiva green o accenno di direttiva simile da parte del governo americano nei confronti delle abitazioni statunitensi. Strano vero? Per non parlare dei costi delle industrie europee che quelle americane (e cinesi) non avrebbero continuando a utilizzare le fonti di energia tradizionali, più economiche e prestanti, con perdita di competitività da parte delle aziende del vecchio continente che saranno magari costrette a trasferirsi, con ulteriore aumento della disoccupazione, causa… transizione ecologica.

Nel contempo, viene messa da parte l’altra fonte energetica considerevole ed economica: il nucleare di cui nessuno parla. Il motivo è semplice: per quel che riguarda l’energia, si vuole un’Europa non dipendente dalla Russia, ma non (giammai) in assoluto indipendente, come garantirebbe, almeno in buona parte, il nucleare da sempre osteggiato mediante un’organizzata (e finanziata) campagna green. Il risultato è facilmente prevedibile: un costosissimo fallimento che costringerà infine a tornare ai combustibili tradizionali, magari comprendendo il carbone dopo aver fatto terra bruciata di famiglie e imprese.

Il sostenibile insostenibile

La campagna del green, o di quello che potremmo chiamare il “sostenibile insostenibile”, per quel che riguarda l’energia, infuria senza sosta. È una campagna puramente ideologica che non dà spiegazioni razionali visto, come scritto sopra, l’impossibilità di farlo, che va accettata “a priori” senza possibilità di discussione. Non si insiste neanche più tanto sul riscaldamento globale visto che da più parti si è dimostrato come non sia dovuto all’attività dell’uomo, ma a cause naturali (stiamo ancora uscendo da una glaciazione).

Ci sono precedenti simili nella storia? Certamente, sì. C viene in mente la guerra ai passeri di Mao Tse-Tung nell’ambito della catastrofica campagna del “Grande balzo in avanti”. I passeri vennero considerati nemici dei contadini in quanto mangiavano il grano e si avviò una caccia spietata ai poveri volatili che li portò a un passo dall’estinzione. Il punto era che i passeri, mangiano sì il grano, ma ancor più lo mangiano le locuste e gli insetti parassiti che proliferarono enormemente in assenza del loro nemico naturale. Risultato: carestia biblica con milioni di morti per fame.

Riassumendo, potremmo avere combustibili fossili dalla Russia a basso prezzo con spese contenute per le famiglie e alta efficienza energetica unita al risparmio per le industrie, azzerare, di conseguenza, l’inflazione e invece, non solo aumentiamo le bollette delle famiglie, ma gli svuotiamo il conto in banca per far fronte a inutili adeguamenti. Diamo la caccia ai passeri e costringiamo i cittadini a comprarsi il fucile. Il tutto per una guerra tra Stati Uniti e Russia, nata per ambizioni di dominio globale.

A proposito di sondaggi volpini

Un’ultima inquietante osservazione. Cominciano a circolare sondaggi in base ai quali la maggioranza degli italiani sarebbe favorevole alle direttive green. In genere, i sondaggi diffusi dai media ufficiali ci mostrano gli italiani “divisi”, ad esempio, per quel che riguarda gli sbarchi degli extracomunitari, ci raccontano che la percentuale di italiani favorevoli e contrari è, più o meno, pari il che significa che, mentre siete al bar o in coda al supermercato, un italiano su due dovrebbe pronunciarsi favorevole, se non addirittura entusiasta degli sbarchi dall’Africa. Come potete vedere dal sondaggio di seguito, qui abbiamo addirittura una maggioranza piuttosto marcata favorevole ai costosissimi interventi green.

Soffermatevi allora sull’ultimo punto, dove si chiede se si è favorevoli a demolire completamente un edificio e a ricostruirlo in base ai nuovi canoni energetici che dà i favorevoli al 48% e i contrari al 30%. Ragionateci un attimo. Una famiglia vive in una casa, di classe energetica bassa, che ha pagato, supponiamo, 150mila euro. Si verificherebbe questo: una ditta costruttrice acquisterebbe l’intero condominio pagando l’appartamento della succitata famiglia 150mila euro. Dopo di che, demolirebbe il condominio e ne costruirebbe uno nuovo, di classe energetica A. Ora la famiglia dovrebbe riacquistare il nuovo appartamento che però sarebbe ovviamente più costoso, vuoi perché di classe energetica superiore vuoi perché nuovo di zecca e vuoi perché il costruttore deve guadagnarci. Diciamo che l’appartamento verrebbe a costarle 250mila euro, quindi 100mila euro in più di quanto abbia preso dalla vendita del precedente appartamento. Due piccoli dettagli…dove andrebbe ad abitare quella famiglia mentre la loro casa viene abbattuta e ricostruita e dove metterebbe i mobili dell’arredamento? Siamo chiaramente di fronte a una proposta folle, ma, in base al sondaggio, il 48% degli intervistati è favorevole contro il 30% di contrari. A questo punto possiamo ventilare tre ipotesi. Ipotesi A: il sondaggio è stato fatto a dei marziani. Ipotesi B: per il sondaggio sono stati selezionati dei perfetti cretini (tecnicamente si chiamerebbe “sondaggio pilotato” ed è uno dei modi che si hanno per truccare i dati). Ipotesi C: il sondaggio è, nel complesso, piuttosto dubbio (magari sono stati intervistati solo giovanissimi green a carico dei genitori e senza la minima cognizione di economia pratica).

Il fatto che simili sondaggi comincino a girare in rete, così come le grandi società facciano già pubblicità sulle fonti di energia rinnovabili, deve allarmare e non poco. Non dimenticate che buona parte di quello che si paga per questo tipo di lavori, tra Irpef e Iva, andrà allo Stato.

Pierpaolo Pelò

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1 commento

Mauro 26 Febbraio 2023 - 11:09

Non vi è ancora chiaro che il gioco del green europeo punta all’esproprio delle proprietà private dell’Italia e al risparmio privato?

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