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Roma, 23 feb – Come è entrata l’Italia nell’euro? Ci è convenuto? Secondo Romano Prodi, che di quell’operazione fu il deus ex machina, si è trattato di un grande successo: la moneta unica era indispensabile (per Draghi addirittura irreversibile) e il cambio era vantaggioso. Il problema sarebbe stato il governo Berlusconi che non avrebbe sorvegliato l’aumento dei prezzi interni. Una narrazione, questa di Prodi, che non è piaciuta per niente a Ignazio La Russa, che a L’aria che tira (La7) ha contestato al «Mortadella» il modo in cui il suo esecutivo gestì la transizione dalla lira all’euro.

Lo scontro Prodi-La Russa sull’euro

L’interesse italiano, ha tentato si spiegare Prodi a La Russa, «era quello di andare nell’euro con la lira più svalutata possibile in modo da aiutare le nostre esportazioni, tanto è vero che i tedeschi volevano 950 lire per ogni marco e noi 1.000, lo dissi al cancelliere Kohl. Quando mi ha detto 990 io ho fatto un salto di gioia, Ciampi era felicissimo». Tutto bellissimo. Peccato però che le cose siano andate diversamente. «Dopo i prezzi sono aumentati», ammette l’ex premier, ma «perché non si è fatta la sorveglianza». Insomma tutta colpa del governo di centrodestra guidato da Berlusconi dal 2001 al 2006.

La Russa, però, non è uno che si fa fregare: «Non diciamo sciocchezze», sbotta l’esponente di Fratelli d’Italia. «Il problema è di cambio internazionale. Lasciate stare i comitati, per il cittadino comune quel cambio ha comportato che tutto ciò che costava 1.000 lire è costato 1.490». Colpito nell’orgoglio Prodi tenta di ribattere a La Russa: «Il cambio così come era stato pensato non implicava che ci fosse un aumento dei prezzi interni, ma non c’è stata la sorveglianza, per questo è aumentato tutto». Ma il vicepresidente del Senato non cade nella trappola e insiste: «I fiumi si possono sorvegliare, ma quando arriva in piena e non ci sono gli argini straripa. Non c’era la possibilità di sorvegliare».

Vittoria Fiore

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4 Commenti

  1. Che uno che si definisce economista possa affermare che in un sistema liberale un governo possa controllare i prezzi al consumo dimostra ampiamente la sua competenza e spiega molto di quello che è successo nel passato. Nemmeno nei sistemi comunisti e autoritari si è mai riusciti a controllare i prezzi. Chi ci ha provato ha solo visto nascere il mercato nero e il contrabbando. Nemmeno la storia insegna qualcosa a questi personaggi!!!!. Incredibile l’affermazione del “Professore Prodi”. Ci spieghi meglio cosa significa per lui “sorvegliare i prezzi!!!”.

  2. Un altra faccia non credibile, un altro politico inutile, non contesto la buona fede iniziale, ma con il senno di poi negare l’evidenza mi sembra stupido, un altro politico che tira il sasso e nasconde la mano, nessuno avrà mai il coraggio delle proprie azioni, sono solo dei parassiti, non capisco cosa dovranno ancora sopportare gli Italiani prima di ribellarsi.

  3. A tony55: ci sono dei modi per calmierare i prezzi dei beni di prima necessità, di fornire il diritto alla casa, alla salute ed istruzione di base, ecc.ecc. Da frequentazioni giovanili, tipo quella della seduta spiritica “Gradoli”, a Prodi gli è rimasto un rigurgito di passioni ed ideali senza senso ed altamente contraddittori, prova ne è che l’ euro c’ entra poco o nulla, ma pure la sorveglianza (termini in uso sempre più carcerari, ospedalieri…), con la questione scala mobile, prezzi-tasse-tributi politici, disponibilità alla terra, sostegno costruttivo di Stato, azioni calmieranti ed equilibranti insomma.

    Il cambio lira-euro piuttosto è stata la logica conseguenza della doppia svalutazione della lira 1992, terminale significativo di una politica economica italiana assai involuta. Siamo stati “gentilmente invitati” a restare, pagando pegno, per mantenere ed accrescere una esportazione da nazione del est (non a caso eravamo la nazione di economia di piano più vicina alla Urss), volta sostanzialmente verso la Germania! Mentre negli stessi anni la Germania aveva fatto il giro di boa con il fatturato (relativo a beni finiti), dell’ export in tutta Europa superiore a quello del proprio mercato interno, cominciando pesantemente verso gli extraeuropei…
    Si doveva e si poteva mantenere le due monete (lira ed euro), a voler fare buon viso a cattivo gioco!
    Ho l’ impressione che non si voglia mai ammettere che gli errori, in un modo o in un altro, si pagano sempre.
    Sapessimo almeno imparare a decidere come pagare… Solo così si è liberi di cambiare un po’ rotta.

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