Il Primato Nazionale mensile in edicola

euroMilano, 3 mag – Una moneta che ci rende schiavi di inaccettabili politiche monetarie: l’euro non lascia scampo alla miserrima ripresa economica italiana e anzi, rischia di assestargli la cosiddetta mazzata finale. Superata quota 1,16 $, con buona pace di tutti coloro che speravano nella parità euro/dollaro, la Commissione europea ha precisato come per l’Italia si preannunci una crescita delle esportazioni “a un ritmo più lento”. Va da sè che il dollaro si avvia verso un periodo di estrema debolezza che favorirà la congiuntura economica degli Stati Uniti. Opposta la situazione dell’Eurozona.



La Commissione Ue ha sottolineato che “nel 2015, il Pil dell’Italia su base reale è aumentato dello 0,8%, mettendo fine alla recessione economica successiva alla crisi del debito pubblico. La ripresa è stata sostenuta da fattori esterni positivi, tra cui l’euro debole e il calo dei prezzi del petrolio“. Dunque il calo della moneta unica ha giovato alla nostra economia. Ma ora che l’euro si apprezza, cosa accadrà? Una delle stampelle che ha permesso al governo Renzi di parlare di lenta ripresa viene meno: l’export delle aziende italiane appare minacciato. E se la bassa inflazione è la sola arma che ha permesso il rilancio dei consumi interni, comprendiamo benissimo quanto l’economia italiana sia fragile e in balia dei forti venti che investono il mercato valutario.

Ma non è solo l’Italia a doversi preoccupare di un euro troppo forte nei confronti del dollaro. Anche per la Germania e la Francia le esportazioni sono considerate vitali. Soprattutto in un frangente, come questo, dove la crescita economica dell’Europa rimane modesta. D’altro canto la Bce appare immobile di fronte ad una guerra valutaria che recentemente ha investito il Giappone ed è paradossale notare come siano gli Stati Uniti ad uscirne vincitori grazie ad una politica monetaria di tipo restrittivo. Paradossale soprattutto se si pensa che sia la Nippon Ginkō giapponese che la Bce si stiano adoperando per forti iniezioni di liquidità.

Il rischio adesso per l’economia italiana è di un’ennesima frenata di quella pallida crescita economica sbandierata dal duo Renzi-Padoan. Le stime rilasciate dalla Commissione Ue sono state riviste al ribasso: nel 2016, a +1,1%, rispetto a +1,4% reso noto nel mese di febbraio. Ma siamo solo ad un terzo di quest’anno e possiamo stare certi che ci saranno altri ribassi che ci condurranno in territorio da prefisso telefonico.

Giuseppe Maneggio

 

Pivert casual italian brand

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta