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Roma, 12 dic – Negli ultimi mesi si è ampiamente  convenuto sulla caduta del “mito” dei parametri di Maastricht. Gli ormai celebri rapporti deficit/Pil non oltre il 3% e debito pubblico/Pil non superiore al 60%. Elevati negli anni dalla classe politica europeista quasi a infrangibili leggi fisiche. Dall’inizio della pandemia l’efficacia di tali parametri si è sciolta come neve al sole con la sospensione del patto di stabilità, che rimarrà congelato per tutto il 2021.



A rimarcare questo assunto è stata la Corte dei conti europea, che ha espresso la propria preoccupazione sulla solvibilità degli Stati membri. A preoccupare è il debito che stanno accumulando per sostenere le proprie economie.

La Corte dei conti europea prospetta una Ue spaccata in due

Secondo la Corte dei conti europea le prime misure adottate per contrastare l’impatto economico del Covid-19 hanno contribuito a salvare posti di lavoro e imprese. Tuttavia, la magistratura contabile comunitaria vede anche il rischio che la pandemia abbia un impatto non uniforme, ampliando il divario economico tra gli Stati membri.

Allo stesso tempo, i revisori prendono atto dei rischi e delle sfide relative all’attuazione e al coordinamento delle misure messe in campo dall’Ue. In pratica la Corte prospetta un’Europa spaccata in due: da una parte i buoni e dall’altra i cattivi pagatori, riproponendo lo schema visto in estate nella trattativa sul Recovery Fun tra i paesi “frugali” del nord e quelli del Mediterraneo.

“Progettare nuove regole”

“A luglio, il valore di 1.250 misure ammontava a circa 3,5 trilioni di euro, ovvero il 27% del prodotto interno lordo dell’UE-27. Il mantenimento dei posti di lavoro e il sostegno alla liquidità hanno costituito la maggior parte delle misure, che finora hanno ampiamente mitigato i licenziamenti. Tuttavia – spiegano sempre dalla Corte dei conti europea – queste misure fiscali nazionali aumenteranno notevolmente il deficit e livello di debito pubblico.”

Nella nota pubblicata sono riportate anche le parole di Ildikó Gáll-Pelcz, membro della Corte dei conti europea responsabile della revisione: “La sfida dell’Ue sarà tornare alle attuali regole fiscali o progettarne di nuove senza ostacolare le riprese post pandemiche o la sostenibilità del debito”.

Insomma se persino i revisori di Bruxelles, non certo cultori di politiche keynesiane, ammettono l’infattibilità di tornare a quella che era la “normalità” per l’Ue, vuol dire che l’Unione Europea è ad un bivio. Cambiare radicalmente l’intero governo dell’economia comunitaria? Fantapolitica, considerando che serve l’unanimità dei capi di Stato e che, come visto per la questione Mes, ci sono nazioni – leggi Germania – che beneficiano dell’attuale assetto. In alternativa, spingere ulteriormente sull’unione politica: ipotesi – che di fatto esautorerebbe il popolo italiano dall’esercizio della sua sovranità – che il presidente del Parlamento europeo Sassoli ha messo sul tavolo quasi fosse un bastone dopo aver proposto la “carota” della cancellazione del debito degli Stati verso la Bce. Oppure andarsi a schiantare contro il destino che la storia gli riserva.

Riccardo Natale



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1 commento

  1. L’ Unione Europea non è una nazione! Come tale non regge percui devono finirla tutti di giocare pesantemente con la politica! Sono proprio fuori tempo, come ieri ha affermato il Presidente Mattarello, erroneamente rivolto ai sovranisti…

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