ilva-lavoratoriTaranto, 1 feb – Sono giorni convulsi per il più grande stabilimento siderurgico d’Europa, quell’Ilva che da anni vive una situazione di stallo e di totale incertezza riguardo al proprio futuro industriale.

A partire da domani, numerosi reparti si fermeranno: il Treno Nastri 1 era già  da giorni e domani si arresterà anche il suo gemello Treno Nastri 2, mentre gli impianti marittimi (carico e scarico merci e materie prime) lavoreranno a singhiozzo fino a data da destinarsi. La fermata di queste e altre linee è dovuta alla mancanza di materie prime, causata tra le altre cose anche dallo sciopero dell’indotto. Gli autotrasportatori sono da giorni in picchetto davanti ai cancelli della fabbrica e, come altre numerose aziende che lavorano nell’orbita del polo siderurgico tarantino, lamentano il ritardo nei pagamenti da parte dell’azienda. Sono centinaia i milioni di crediti vantati, per i quali è in via di definizione un emendamento -nell’ambito del decreto sulla nazionalizzazione– che ne garantirebbe almeno 150 nell’immediato.

Nel frattempo, il tribunale di Milano ha dichiarato l’insolvenza dell’azienda. Ilva, scrivono i giudici nella sentenza, al 30 novembre 2014 “presenta un indebitamento complessivo pari a 2.913.282.000 euro, capitale circolante negativo per circa 866 milioni di euro, una posizione finanziaria netta negativa per 1583 milioni di euro, una progressiva riduzione del patrimonio netto contabile e una redditività negativa della gestione”. Il passaggio della dichiarazione di insolvenza è necessario per proseguire sulla strada dell’amministrazione straordinaria, volta a garantire la continuità aziendale. Si aprono così le porte alla strada dell’intervento pubblico, già definito a novembre ma ancora in attesa che vengano definiti i dettagli operativi.

Filippo Burla

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