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Roma, 27 mar – Non c’è pace per Finmeccanica, la società controllata dallo Stato che occupa una posizione strategica nel settore della difesa, dell’aerospazio e dell’elettronica. Ambiti difficili, estremamente competitivi e nei quali l’appoggio a monte per poter sviluppare una strategia efficiente è essenziale per evitare che da giocatore si diventi facile preda. Appoggio che però, senza soluzione di continuità negli ultimi anni, è sembrato sempre deficitario se non mancante del tutto.

Dal siluramento giudiziario di Guarguaglini – poi totalmente prosciolto dalle accuse, per inciso – ai guai, sempre giudiziari, per Orsi, fino all’ennesimo passaggio in tribunale per l’ultimo amministratore delegato, Mauro Moretti. Il quale è stato oggetto di una condanna esemplare che gli è costata il posto, pur non avendo nulla a che fare con l’operato in Finmeccanica. Operato che, tra l’altro, si è contraddistinto per il consolidamento dell’azienda, che ha intanto cambiato nome in Leonardo, il cui futuro dopo anni di crisi nera era tutto tranne che certo. Niente da fare: anche qui è intervenuta la solerte magistratura a fare il suo corso. Se tre indizi fanno una prova, eccoli serviti. Anzi, facciamo quattro perché ha deciso di metterci il becco pure la Procura di Roma, con la notifica di 82 avvisi di garanzia fra dirigenti e dipendenti del gruppo per appropriazione indebita ed evasione fiscale.

Un colpo da maestro, quello dei magistrati capitolini, arrivato giusto nel periodo ‘caldo’ con Moretti non sicuro della poltrona e Profumo a scalpitare nei box. Un’attesa, quella del banchiere, premiata con la sua scelta al posto dell’ex ad di Ferrovie dello Stato. Nomina indigesta, punita dal mercato ed arrivata anch’essa in perfetto tempismo appena in anticipo rispetto al rinvio a giudizio dello stesso Profumo per usura. Se la notizia fosse trapelata prima forse saremmo qui a raccontare un’altra storia, perché l’Italia è praticamente l’unica nazione al mondo ad essersi dotata di criteri vaghi e fumosi sulla ‘onorabilità’ degli altri dirigenti delle partecipate che, secondo criteri che lasciano ampi spazi di interpretazione, impedisce la riconferma a seconda più delle convenienze politiche che del lavoro svolto. Questi criteri sono costati il posto a Scaroni, silurato a prescindere dall’encomiabile lavoro fatto in Eni, hanno fatto saltare la testa di Moretti e, adesso, rischiano pure di toccare Profumo. Si fa già il nome di Caio, ex ad di Poste Italiane, come possibile sostituto per un avvicendamento dell’ultimo istante.

Nel frattempo, complice una strategia che ancora sembra latitare dopo l’inusitato allontanamento di Moretti, il mercato sconta e non poco: Finmeccanica in borsa negli ultimi giorno ha perso oltre il 5% del proprio valore, con un calo continuo nonostante gli ottimi risultati di bilancio che permetteranno a maggio di tornare a pagare un dividendo dopo tanti anni di vacche magre. L’incertezza, a questi livelli, non paga. E se poi l’azionista di riferimento, vale a dire il governo, vaga senza meta, il quadro per preparare un nuovo assalto alla società – non sono un mistero gli occhi degli stranieri puntati su alcune attività del gruppo – si fa sempre più chiaro e preoccupante.

Filippo Burla

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1 commento

  1. poveri noi in che mani siamo capitati! ma la maggioranza privata della società perché non si unisce per far sentire la propria voce?

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