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Roma, 2 gen – Dopo oltre quattro anni di lavori, il gasdotto Tap è finalmente operativo. A partire dal 31 dicembre, al termine di oltre un mese di fase di collaudo, il gas naturale ha iniziato a fluire nei suoi condotti. Dando così il via ad una nuova fase per l’Italia nella grande scacchiera dell’oro blu.

Parte del cosiddetto “corridoio sud”, il gasdotto Tap – acronimo di Trans adriatic pipeline – è la naturale prosecuzione del Tanap (Trans anatolian pipeline) che, dal giacimento azero di Shah Deniz e tramite il South caucasus pipeline, porta il prezioso idrocarburo fino al confine tra Grecia e Turchia. Da lì si snodano quasi 900km di tubature e stazioni di compressione e decompressione che, attraversando la regione ellenica della Macedonia e l’Albania, raggiungono il mar Adriatico. Attraversato il quale si giunge sulle coste del brindisino e, a seguire, nell’entroterra salentino. Qui, tra Melendugno e Brindisi, si connette alla nostra rete nazionale.

Il gasdotto Tap e l’Italia hub del gas naturale

“È arrivato il giorno che ho aspettato fin dall’inizio della mia missione in Italia. Sono molto orgoglioso di essere parte di questa interessantissima esperienza e sono felice perché abbiamo raggiunto l’obiettivo atteso. È un bellissimo regalo di capodanno”, ha commentato l’ambasciatore dell’Azerbaijan in Italia, Mammad Ahmadzada. “Questa è una giornata storica – gli ha fatto eco commenta Luca Schieppati, direttore generale di Tap – per il nostro progetto, per i Paesi che ci ospitano e per l’intero settore energetico europeo. Tap è ora parte integrante della rete di distribuzione del gas del continente e contribuisce significativamente alla transizione energetica in atto. Offriamo un servizio di trasporto diretto, sicuro e a costi competitivi lungo la nuova rotta del corridoio meridionale del gas, che attraverso i Paesi del sud est europeo raggiunge tutto il continente”.

Costato quattro miliardi di euro e forte di una capacità pari a 10 miliardi di metri cubi, il gasdotto Tap rappresenta una rilevante opportunità. Anzitutto dal versante geopolitico: venne scelto al posto del Nabucco, che avrebbe dovuto rifornire l’Europa passando dalla dorsale balcanica. In secondo luogo perché il gas naturale è una risorsa cruciale nelle more della transizione energetica. La diversificazione delle fonti, in tal senso, è elemento-chiave del posizionamento strategico. Se la maggior delle nazioni dipendono spesso e volentieri da un unico fornitore, ciò non vale per l’Italia, che tra Russia, Algeria, Libia e, adesso, anche l’Azerbaigian, può far valere un ampio “portafogli”. Candidandosi ad essere ancora di più lo snodo del gas naturale dell’intero mediterraneo.

Filippo Burla

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2 Commenti

  1. “Burlando” (tuo pericoloso omonimo), ma dobbiamo proprio succcccarci tutto? Ne sei certo? Auguri.

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