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Roma, 26 lug – Paolo Gentiloni – commissario europeo per l’Economia dal 2019 nonché membro di spicco del Pd – ha affidato al quotidiano la Repubblica alcuni commenti sul piano economico approvato dai ventisette capi di Stato dopo mesi di forte tensione. Le sue parole piombano come macigni sulla politica italiana, già pesantemente fratturata dalle differenti visioni dei partiti che formano il governo, i quali si trovano in perenne disaccordo sulle misure da adoperare e quelle da scartare. L’approvazione del Recovery Fund e la definizione dei suoi dettagli, unita alla presenza indissolubile del Mes, ha causato la riapertura di una porta che non è mai stata definitivamente chiusa, ossia quella legata alle temute condizionalità che si celano dietro ad ogni finanziamento targato Ue: il dibattito, inoltre, si è velocemente spostato sui tempi di erogazione delle ultime risorse approvate, che si prolungheranno fino alla seconda metà del 2021, mentre il Meccanismo europeo di stabilità potrebbe essere disponibile fin da subito.

La lentezza del Recovery Fund affermata da Gentiloni

C’è sempre stata piena consapevolezza circa l’estrema lentezza sull’erogazione dei fondi messi a disposizione dal Recovery Fund, ed ora è Gentiloni a confermarlo: “Le erogazioni del Recovery inizieranno nella seconda parte del 2021 ad eccezione di un 10% che verrà anticipato con l’approvazione del Piano”.

Basterebbe questa semplice affermazione a mettere in crisi qualsivoglia teoria europeista sulla benevolenza dell’Ue, la cosiddetta Unione che ha aspettato mesi e mesi prima di approvare un piano che promuovesse la ripartenza economica di coloro che più hanno sofferto la crisi dovuta al coronavirus. Tralasciando per un secondo le pesanti ripercussioni che il Recovery Fund causerà alla vita degli italiani, è importante soffermarsi sui tempi di attesa previsti dagli accordi. Bisognerà infatti aspettare un altro anno prima di ricevere qualcosa di concreto – più un misero 10% di anticipo – sebbene la crisi economica abbia avuto inizio da diversi mesi.

Nell’attesa del Recovery Fund si ripresenta l’ipotesi Mes

In seguito ad un’iniziale atto di coerenza ed onestà da parte del commissario europeo per l’Economia, ritorna in maniera preponderante il suo spirito più dichiaratamente europeista: “Se c’è un Paese in Europa che può trarre vantaggio da questi prestiti è l’Italia e all’interno di questo pacchetto uno strumento è già disponibile, ovvero il Mes”. Non è una novità che i membri del Pd siano favorevoli all’utilizzo del Meccanismo europeo di stabilità, ripulito – a detta di Gentiloni – dalle “vecchie condizionalità macroeconomiche”, quindi appetibile per la nostra Nazione.

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La decantata rimozione delle condizionalità del Mes, attuata con la creazione di una nuova linea di credito specifica per la situazione di pandemia in cui ci siamo trovati, non è altro che un misero tentativo di abbindolare la popolazione di fronte alla più grande cessione di sovranità degli ultimi anni. Se da un lato, infatti, si ottengono finanziamenti dall’Unione Europea, dall’altro gli Stati membri, capitanati dall’Olanda di Mark Rutte, si aspettano un ben preciso piano di riforme volte a diminuire la spesa pubblica e, con essa, il rapporto debito/Pil.

Giacomo Garuti

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