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Roma, 8 mar – Giovanni Tria e la Lega. Una storia culminata nella caduta del governo gialloverde e che ora si ripropone dopo che Giancarlo Giorgetti ha deciso di chiamare l’ex ministro dell’Economia come consulente. Un incarico a titolo gratuito: Tria lavorerà al dossier sulla produzione nazionale dei vaccini, nonché ai rapporti con l’Ue. E’ proprio quest’ultimo punto a far sorgere più di qualche interrogativo. Per rispondere al quale dobbiamo fare però un passo indietro.



Quando Tria imbrigliò la Lega sul Mes

“Dato che noi leggiamo solo sulla stampa di continui progressi nell’approvazione in sede europea del Mes e dato che il mandato è quello di fermarlo in tutte le maniere, vogliamo sapere bene cos’è il punto, dove possiamo intervenire per bloccarlo”. E ancora: “Non ho capito se noi ci siamo opposti o meno […] a me sarebbe piaciuto vedere che noi in Europa uscivamo dal summit dicendo che noi non accetteremo mai il Mes”. Era il 31 luglio 2019 e così si esprimeva, alla Camera, l’allora presidente della Commissione bilancio Claudio Borghi chiedendo a Tria se il governo stesse o meno rispettando il mandato conferitogli in sede di Consiglio Ue sulla riforma del Mes.

Il riferimento era alla risoluzione Molinari – D’Uva che impegnava, fra le altre cose, l’esecutivo “a non approvare modifiche che prevedano condizionalità che finiscano per penalizzare quegli Stati membri che più hanno bisogno di riforme strutturali e di investimenti”. Se in patria raccontava una versione, a Bruxelles il governo – Tria in primis – ne portava avanti un’altra. Non che per quanto riguarda gli affari interni nella maggioranza gialloverde le cose andassero molto meglio. Nota alle cronache era ad esempio l’avversione, sempre di Tria, a flat tax e minibot. Due punti, peraltro, entrambi compresi nel “contratto per il governo del cambiamento”.

Quella sul meccanismo europeo di stabilità fu, in fin dei conti, una delle tante gocce che fecero traboccare il vaso. Di lì a poche settimane il Conte I concluderà la propria esperienza, data l’ormai conclamata incompatibilità tra Lega e M5S. I primi andranno all’opposizione, i secondi si ricicleranno nel Conte bis prima (nel frattempo approvando la riforma del Mes) e nel Draghi dopo. Ritrovando in quest’ultimo gli amici-nemici, con l’eminenza grigia del Carroccio titolare del Mise a (ri)chiamare Tria in tolda di comando. Come sembrano lontani i tempi di quando Salvini gli chiedeva “più coraggio, o faccia il panettiere”.

Filippo Burla



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