
A due giorni dal referendum giunge poi il monito degli industriali greci ad esortare i connazionali a votare “si” senza indugio. Lo spauracchio agitato è quello di una “nuova Argentina” in caso di vittoria del “no”, il rischio cioè di un crack devastante per l’economia della Grecia. La Federazione ellenica delle imprese (Sev), nel bollettino settimanale diffuso ieri, non ha esitato infatti a tracciare parallelismi tra le condizioni finanziarie delle due nazioni. Un’analisi seguita dalla dichiarazione congiunta della Sev e di tutte le associazioni degli industriali greche: “Sì alla salvezza di migliaia di posti di lavoro e al ritorno alla normalità. Uniamo le nostre voci per cercare di scongiurare il disastro che incombe e siamo preoccupati quando sentiamo affermazioni sulle cosiddette garanzie per la stabilità dell’economia e la sicurezza dei depositi bancari”, hanno scritto gli industriali.
Nel frattempo il quotidiano Kathimerini riferisce di situazione drammatica anche nelle Cicladi, le isole maggiormente interessante dal turismo, dove iniziano a scarseggiare farmaci e cibo. Secondo la Camera di Commercio delle Cicladi questi problemi sarebbero causati dal controllo dei capitali imposto dal governo greco che impedisce alle imprese locali di pagare i fornitori esteri. L’Associazione delle agenzie turistiche elleniche (Sete) ha tracciato poi un quadro per niente roseo: negli ultimi giorni il progressivo calo delle prenotazioni turistiche starebbe sfiorando il 40%.
Eugenio Palazzini
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