Roma, 24 feb — La guerra in Ucraina farà schizzare alle stelle i prezzi del gas, e la scelta tedesca di rimandare l’attivazione del gasdotto Nord stream 2 avrà devastanti effetti economici che andranno a toccare in primis il nostro Paese, il quale, come noto, non gode di indipendenza energetica.

Lo stop al Nord Stream 2: un dramma per tutta l’Europa

Verità incontrovertibile che fa invece a pugni con le dichiarazioni del commissario Ue alla Concorrenza Margrethe Vestager, la quale ieri ha negato ripercussioni negative sul prezzo del gas. «Non ci sono dubbi che Nord stream 2 non è un progetto di interesse europeo», aveva detto. «Noi abbiamo le condutture che sono necessarie per noi e hanno il loro percorso, soddisfano le nostre esigenze. Nord stream 2 non è una conduttura attiva, non c’è gas. È stato interrotto un processo di approvazione, ma non ci possono essere effetti sul prezzo del gas», ha ribadito riferendosi alla sospensione, da parte della Germania, dell’autorizzazione al gasdotto — che dalla Russia arriva in Germania attraverso il Mar Baltico — fondamentale per la partita energetica in atto. «La Commissione deve interfacciarsi con le autorità tedesche per vedere se il processo ripartirà, ma sosteniamo le autorità tedesche che hanno detto che nelle attuali circostanze il processo di approvazione è sospeso».

Per noi sarà un salasso

Ma se la decisione della Germania aveva inizialmente lo scopo di mettere i bastoni tra le ruote alla Russia in seguito alla crisi con l’Ucraina, ora è chiaro che danneggerà gravemente anche noi. Avremo a disposizione meno gas e i prezzi lieviteranno drammaticamente. Ne è convinto Gianclaudio Torlizzi, a capo di T-Commodity, società di consulenza specializzata nel campo delle materie prime. «La decisione del governo tedesco di bloccare sine die il processo di certificazione del Nord stream 2 comporta necessariamente un marcato ritocco al rialzo delle stime di prezzo del gas naturale alla borsa di Amsterdam», avverte ai microfoni della Verità.

«Il mancato arrivo dei 50 miliardi di metri cubi previsti», prosegue «spingerà i compratori europei ad affacciarsi con maggiore aggressività sul mercato internazionale del gas liquefatto entrando in diretta competizione con l’Asia, i cui consumi stanno tra l’altro tornando a crescere per effetto della riaccelerazione in atto dell’economia cinese». Il mancato via libera al progetto Nord Stream 2 comporterà «un aggravio del prezzo del gas naturale di circa 30 euro per megawattora. Alla luce di ciò è ragionevole ipotizzare un prezzo medio previsionale di circa 80 euro per megawattora per il 2022. Per quanto riguarda invece il 2023 si possono fare due scenari», è la previsione di Torlizzi. «Nella migliore delle ipotesi, considerando che il progetto riesca effettivamente a partire nel secondo trimestre 2023, il prezzo del gas potrebbe raffreddarsi nella restante parte dell’anno verso i 50 euro per megawattora. Nel caso in cui il progetto non dovesse invece partire, il prezzo medio stimato dovrebbe rimanere di 80 euro per megawattora».

Uno scherzetto da 21 miliardi

Un vero salasso per i consumatori italiani, perché «se si considerano i consumi medi andrebbe aggiunto quello per trasformare il gas in energia elettrica». I conti di casa nostra sono presto fatti, e fanno rabbrividire. «Se si considerano i consumi medi in Italia di circa 70 miliardi di metri cubi, l’impatto sull’economia italiana nel 2022 rispetto alle stime precedenti (pari a 50 euro per megawattora nel 2022) potrebbe arrivare a circa 21 miliardi annui considerando solo i consumi di gas e non l’effetto a cascata che si avrebbe sul prezzo dell’elettricità». L’unico Paese che riuscirebbe a restare a galla sarebbe, forse, solo la Francia che dispone del nucleare. In sunto, Nord Stream 2 finisce con il diventare un problema europeo, e per quanto ci riguarda, drammaticamente italiano.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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