Roma, 23 ott – Aumentare il fatturato e ridurre i costi. Questa la ricetta sempreverde in tempi di crisi, la panacea di tutti i mali nell’era dell’austerità. Attingendo, quando serve, all’armamentario della retorica sui sacrifici necessari. Una narrazione che ci accompagna almeno dal 2011 (se non da prima) e che oggi sembra toccare in prima persona i suoi cantori. Chissà – vien da chiedersi – come prenderanno in redazione al Sole 24 Ore la notizia dei licenziamenti in arrivo.



Licenziamenti al Sole 24 Ore: a rischio un quarto della redazione

La crisi del quotidiano di Confindustria è latente da tempo. I dati di vendita, d’altronde, non mentono: negli ultimi 10 anni il quotidiano è passatostando ai dati Adsin termini di diffusione cartacea e digitale da oltre 300 a meno di 150mila copie. Un vero e proprio tracollo che dalle parti di via Monte Rosa hanno cercato di mascherare in ogni modo, con l’unico risultato di far andare a processo buona parte della (ex) dirigenza. Se dal lato dell’aumento delle vendite è finita malissimo, rimane solo quello dei costi. Strada obbligata dato che l’associazione imprenditoriale non sembra più voler mettere mano al portafogli.

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Il piano dei licenziamenti al Sole 24 Ore è filtrato negli ultimi giorni. E definirlo “lacrime e sangue” è dire poco. Il prossimo 30 novembre sarà il termine ultimo per le uscite volontarie: due anni di stipendio per chi farà le valigie. Dopo quella data potrebbero partire le lettere. L’idea è di dare una sfoltita mica da ridere alla redazione del gruppo (che oltre al quotidiano salmonato comprende l’emittente Radio24 e l’agenzia Radiocor), che passerà da 250 a 190 giornalisti. Praticamente il 25% del totale. Una sorta di “Cura Monti” in purezza: l’avevano auspicata con il celebre “Fate presto”, ora tocca anche a loro sperimentarla. E per fortuna che i tagli dovevano arrivare solo con l’uscita dall’euro

Filippo Burla

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2 Commenti

  1. Aumentare tassativamente il fatturato e ridurre i costi, sotto spinte dirette ed indirette, italiane ed estere finanziariamente pilotate, per un piccolo ma importante mercato nel quale operavo, è datato ’91/’92 (coincidente con la doppia svalutazione della lira). Relativamente al Sole 24 ore sarebbe quindi da indagare perché ha lasciato la sua storica sede in via Lomazzo a Milano, quando già il problema c’era! Forse solo per ottenere 5 milioni di euro per la cessione del terreno a De Albertis? Erano già alla canna del gas o che cosa? Allora, il PD milanese lamentava solo l’ invasiva ed antiestetica costruzione del nuovo complesso residenziale conseguente all’ operazione che tra l’ altro ha generato danni permanenti al edificio adiacente forti della proprietà “nascosta=vulnus” del muro perimetrale non rifatto a dovere (…quando la riduzione dei costi invece impera!). Macro guadagni, micro costi… suicidio collettivo a tempi classisti variabili!

  2. Sono vittime della tecnologia introdotta sperando di ingenerare nuovi bisogni.

    Chi compra più quotidiani per leggere notizie di ieri quando in internet trovi notizie di qualche secondo prima?

    Non erano “progressisti”?

    Ora il progresso non gli piace più? 😛

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