Quella tedesca non è mai stata la locomotiva d’Europa. Semmai la sua zavorra. Era già chiaro, almeno per chi lo avesse voluto vedere, una decina di anni fa, quando una crisi di debito estero – squilibrio «(in)naturale» in un contesto di moneta unica, ma senza politica fiscale comune – venne artatamente fatta passare per crisi di debito pubblico, il cui esito fu il salvataggio – a colpi di deindustrializzazione e povertà – non delle nazioni in crisi, bensì delle banche di Berlino e di Parigi iper-esposte nei loro confronti. Se il sistema di sviluppo che nasce e si consolida in Germania attorno alle rive del Reno mostrava già allora i suoi evidenti limiti, oggi le sue contraddizioni rischiano letteralmente di esplodere. Trascinando tutti, persino i suoi «titolari», nel baratro.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di dicembre 2022

Veniamo così al secondo capitolo della saga di questa «locomotiva Germania» ormai impantanata, per non dire direttamente deragliata. I cardini del suo fragile successo nel corso degli ultimi decenni sono arcinoti. Anzitutto una moneta svalutata (per Berlino) e sopravvalutata per quasi tutti gli altri, circostanza che ha permesso ai beni prodotti in terra teutonica di invadere – letteralmente – sia l’eurozona che il resto del mondo.

Germania rimorchio d’Europa

Fino a quando poteva reggere questo mercantilismo drogato e portato al parossismo, con l’obiettivo di cercare in tutti i modi di accumulare surplus commerciali con l’estero? In primo luogo, fin quando le catene globali di fornitura reggevano: dai lockdown a una nave cargo qualsiasi incagliata per un errore di manovra nel canale di Suez, abbiamo imparato che non sono così robuste come si credeva. Senza poi considerare il fatto che legare le proprie prospettive di crescita alla domanda altrui potrebbe non essere un’idea così saggia: dipende sempre da quanto quest’altro ha intenzione di finanziarti. In questo inseguimento a rotta di collo, abbiamo nel frattempo preso a picconate la nostra domanda interna, privandoci di un sostegno al quale sarebbe stato saggio appoggiarsi in caso di difficoltà oltreconfine che, per definizione, non possono essere controllate. In terzo e ultimo luogo, ma certamente oggi primo per ordine di importanza, fintanto che si poteva contare sulla disponibilità di fattori produttivi a basso costo. Non serve spiegare che il fornitore d’elezione – di energia nello specifico, e di gas in particolare – era la Russia, motivo per cui il governo federale ha legato a…

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2 Commenti

  1. Egregio F. Burla, Voi scrivete bene ma non è bene sottacere il nucleo della questione.
    La Germania alla avanguardia delle conoscenze tecnico-scientifiche negli anni 60/70 era già in quegli stessi anni giunta ad un binario morto del cosiddetto progresso da homo faber. Collegata come era con gli Usa che gli aveva preso scienziati non da poco (dopoguerra), ha ricevuto da loro ancora qualche input nel campo della fisica, ma poi si sono impantanati entrambi nel materialismo capitalistico saccheggiatore, mercantil-finanziario pena la loro dimostrazione di totale fallimento nella conduzione planetaria. Notiamo che le nazioni che stanno dietro sono quelle che copiano, che non erano all’ altezza e che vengono cooptate vergognosamente (pena la cancellazione), tutte per diluire nel tempo il fallimento definitivo della moderna filosofia, o meglio degenerata weltanschauung. Saper vivere e far vivere è un equilibrismo tra variabili infinite e finite. Auguri.

  2. Questo Burla scurive articoli burla.Classe 1987 non sa minimamente cosa sta scrivendo, affetma cose sulla Germania non solo false,ma del tutto inesistenti.

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