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Verona, 19 ott – “Melegatti è più forte che mai”. Ricorderete lo storico spot con Bud Spencer versione Babbo Natale che sponsorizza lo storico marchio veronese che dal 1894 produce pandori, dolci ideati dal fondatore stesso dell’azienda italiana: Domenico Melegatti. La tradizione veneta fa risalire il dolce alla specialità natalizia detta nadalin, nata per celebrare il primo Natale dopo l’investitura dei nobili Della Scala a signori di Verona nel 1277, ma le ipotesi sulle antiche origini del pandoro incerte e varie. Di sicuro la prima azienda ad averlo reso una produzione industriale è proprio la Melegatti.

Oggi purtroppo, dopo più di un secolo di successi, l’azienda veneta è fortemente in crisi. Un gruppo di lavoratori ha annunciato che si organizzerà in “assemblea permanente”, davanti allo stabilimento di San Giovanni Lupatoto, in orario lavorativo. La crisi in Melegatti riguarda circa 70 dipendenti fissi che si ritrovano in cassa integrazione ordinaria, senza aver percepito le mensilità di agosto e settembre, e 250 stagionali impiegati ogni anno per la produzione dei dolci durante il periodo natalizio e a Pasqua.

E pensare che ad inizio 2017 l’azienda veronese ha inaugurato un nuovo stabilimento a San Martino Buon Albergo, deputato alla produzione di croissant. Da qualche mese però il bilancio della Melegatti è decisamente allarmante: arretrati non pagati, bollette inevase, stop forzato della produzione, lavoratori in cassa integrazione. La causa della crisi potrebbe essere proprio l’apertura del nuovo stabilimento, affrontata pare con una certa leggerezza.

Per saldare i debiti, circa 10 milioni di investimento, a fronte di un fatturato annuale di 70 milioni, la proprietà ha rinviato i pagamenti di dipendenti e fornitori delle materie prime. Il rischio fallimento purtroppo non è inverosimile. Ecco allora che per rilanciare l’azienda qualcuno ipotizza, ma soprattutto spera, nell’ingresso di un grande socio, in grado di acquistare la Melegatti e rivitalizzarne il marchio. Il rischio svendita ad una multinazionale è però dietro l’angolo. Sarebbe l’ennesima storica azienda ceduta ad acquirenti esteri, un altro schiaffo alle nostre eccellenze.

Alessandro Della Guglia

6 Commenti

  1. Ormai i panettoni e pandori a basso costo hanno chiuso. E il fatto che vogliono diversificare lo dimostra. Purtroppo anche lì non si riesce più a propinare schifezze a suon di cazzate pubblicitarie che propinano anche società multi razziali con “fratelli neri” (vedi fiona May).

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