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Roma, 10 apr – L’esito dell’Eurogruppo di ieri, in cui i falchi del nord hanno avuto la meglio su chi – Italia in testa – chiedeva di poter accedere al Mes senza condizionalità vista l’emergenza coronavirus, esclude sostanzialmente l’utilizzo del Fondo salva Stati per aiutare le economie dei Paesi Ue in difficoltà senza incappare nelle condizionalità previste dal Trattato. Clausole che, visto lo stato dei nostri conti pubblici, ci farebbero piombare la Troika in casa, con il rischio che l’Italia faccia la fine della Grecia. L’idea che per avere soldi ora il nostro Paese sia strozzato dai debiti un domani, tanto da ridursi a misure lacrime e sangue come tasse patrimoniali – o peggio ancora – la svendita di asset strategici, è spaventosa. E giustamente in tanti si chiedono: “Adesso che succede?”.

Il Consiglio europeo deve approvare la bozza dell’Eurogruppo

L’accesso al Meccanismo europeo di stabilità avviene esclusivamente su richiesta di uno Stato membro. In sostanza, deve essere il governo italiano a chiedere alla Ue di utilizzare i fondi a disposizione. Ma prima che un Paese membro sottoscrittore del Mes ne richieda l’utilizzo per l’emergenza pandemia (senza condizionalità per costi medico-sanitari, con condizionalità per aiuti economici) la bozza dell’accordo di ieri deve essere approvata dal Consiglio europeo, composto da i capi di Stato e di governo dei Paesi Ue, con il presidente del Consiglio europeo ed il presidente della Commissione europea. Il che significa che l’accordo sul Mes deve essere ratificato – nel nostro caso – dal presidente del consiglio dei Ministri Giuseppe Conte. La prossima riunione del Consiglio europeo è fissata per il 23 aprile.

Per richiedere l’utilizzo del Mes, il governo deve ottenere il mandato del Parlamento

Una volta approvato dal Consiglio europeo il pacchetto che prevede il ricorso al Mes per l’emergenza coronavirus, il governo italiano, per poterne richiedere l’utilizzo, deve ottenere mandato dal Parlamento, come previsto dalla legge italiana in merito alle negoziazioni con altre istituzioni. In tal senso, prima di andare ai negoziati dell’Eurogruppo, alcuni ministri dell’Economia dei Paesi Ue – come nel caso dell’Olanda – avevano ottenuto indicazioni dal Parlamento su come impostare la trattativa. Cosa che come è noto non è avvenuta in Italia. Ecco perché nell’opposizione c’è chi fa presente che Gualtieri non ha ricevuto alcun mandato a firmare la svendita del nostro Paese. Nel passaggio parlamentare quindi c’è uno spiraglio di salvezza per gli italiani. Perché, al netto di Conte che ripete di continuo che non firmerà il Mes, nella maggioranza giallofucsia ci sono i 5 Stelle, che se vogliono salvare un minimo di faccia (e qualche consenso) dovranno votare no in Aula.

Il protocollo d’intesa

La negoziazione di cui parla la legge italiana, nella fattispecie, sarebbe quella delle modalità di accesso al Fondo salva Stati, il protocollo d’intesa. In pratica, per ottenere i soldi in prestito, il Paese richiedente deve sottoscrivere un “Memorandum of Understanding”, che viene negoziato dal governo richiedente e dalla Commissione europea su incarico del consiglio dei governatori del Mes. Il tutto di concerto con la Bce e, se possibile, insieme al Fondo monetario internazionale.

La Troika in casa

Ebbene, se il governo italiano dovesse ottenere il mandato parlamentare per richiedere l’accesso al Mes, otterrebbe linee di credito di importo massimo pari al 2% del Pil dell’Eurozona attraverso un acquisto (pressoché illimitato) di titoli di Stato dei Paesi membri da parte della Bce attraverso le Omt (Outright Monetary Transactions) mai utilizzate finora. A quel punto arriverebbero i soldi, che – sia chiaro – vanno restituiti. Il Mes in tal senso imporrebbe all’Italia (ecco la Troika) riforme lacrime e sangue, possibili privatizzazioni, aumenti delle tasse e tutto quello che riterrà necessario per recuperare i soldi prestati. In tal senso, il Mes terrebbe sotto stretto controllo i conti pubblici italiani, tenendo continua traccia delle scadenze di interessi, commissioni e rimborsi principali con almeno 12 mesi di anticipo. Allo stesso tempo, analizzerebbe con un anno di anticipo il bilancio dello Stato e le prospettive di crescita economica in base alle analisi compiute dalla Commissione Ue.

Speculazioni sul debito sovrano

E se la Commissione incaricata di valutare i rischi interni al Mes dovesse affermare che possano esserci dei dubbi sulla capacità di ripagare il debito da parte dell’Italia, il Mes consulterebbe la Commissione Ue e la Bce per valutare la situazione e le sue potenziali conseguenze in ogni dettaglio e alla fine informerebbe i suoi membri, attraverso il consiglio di amministrazione, del rischio comportato dall’Italia. Qualcosa di inimmaginabile per l’economia nazionale sul fronte delle speculazioni e in termini di spread, visto che il rapporto tra debito e Pil a fine emergenza coronavirus potrebbe essere salito al 150%, considerata la serrata generale delle attività produttive.

Adolfo Spezzaferro

1 commento

  1. L’ Italia al fondo mes ha già versato piu’ di 10 miliardi di euro(sui 100 ed oltre da versare) .Cioè questi ci impongono condizioni per prestarci soldi che gli abbiamo dato noi??!! Ma quando parte l’azione legale per alto tradimento sui politici che hanno favorito la dittatura finanziaria straniera occulta che crea a costo zero ed in forma privata il denaro con cui ci indebita e depreda??

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