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Roma, 8 lug – Nel corso degli ultimi giorni la macchina della propaganda ha lavorato a pieno ritmo. Quella del governo? Macché: difendere Conte e l’esecutivo giallofucsia è ormai una missione suicida. Parliamo di quella chiamata a sponsorizzare il Mes, sul cui utilizzo la maggioranza sta dibattendo da settimane. E’ tutto un profluvio di titoli a nove colonne, interviste agli alti papaveri del Meccanismo (un po’ come chiedere all’oste se il vino è buono), tentativi di ricondurre a più miti consigli i maggiormente riottosi. Un battage mediatico che tuttavia si nutre, pur partendo da una manciata di dati reali, di non poche falsità.

Il Mes fa veramente risparmiare?

Partiamo dall’unica (mezza) verità: il Mes conviene? Numeri alla mano, apparentemente sembra essere così. Da un punto di vista operativo, il Meccanismo – che potrà erogare all’Italia fino al 2% del Pil 2019, quindi all’incirca 36 miliardi di euro – opera emettendo titoli e applicando sul costo della raccolta una commissione prima di girare queste risorse agli Stati. Attualmente sul nostro titolo decennale paghiamo interessi attorno all’1,2%, mentre il Mes erogherebbe il suo prestito a poco più dello 0,1%. La differenza – circa 330 milioni l’anno sui 36 miliardi di finanziamento – sarebbe il risparmio netto per le nostre casse.

Ma è davvero così? Sì e no. Anzitutto perché, come detto, il Mes si finanzia sul mercato. Si tratta quindi di un prestito non a tasso fisso – come invece sono i Titoli di Stato, se non collegati all’inflazione o alla crescita, come il Btp futura in corso di emissione in questi giorni – bensì variabile. Oggi i tassi sono bassi grazie anche e soprattutto all’attivismo della Bce, ma non è detto che debbano restare così per sempre. In caso di aumento, infatti, questo si ripercuoterebbe a cascata anche sulle somme che lo Stato debitore è chiamato a rimborsare.

Certo, questo inficerebbe di poco il risparmio di cui si è detto: in caso di rialzo dei tassi, anche i Btp dovrebbero pagare quel “di più” per poter essere collocati. Il ragionamento non considera però che, dall’avvio del Quantitative easing in avanti, una quota non indifferente (oltre 300 miliardi) del debito pubblico italiano è detenuto da Banca d’Italia, che “gira” – tecnicamente si parla di “retrocessione” – la pressoché totalità degli interessi maturati sui titoli al suo principale azionista, il ministero dell’Econonia che su tali titoli paga quindi (quasi) zero.

Le condizioni di accesso

C’è poi tutto il capitolo delle condizioni – o condizionalità che dir si voglia – alle quali il Mes è soggetto. Posto che non parliamo della versione “standard” del Meccanismo ma della linea di credito PCS (Pandemic Crisis Support), la sua azione è comunque soggetta a precisi vincoli, riassunti chiaramente nel relativo “term sheet”.

In esso si parla dell’impegno ad utilizzare le risorse messe a disposizione per finanziare le spese dirette o indirette legate all’epidemia di coronavirus, anche in termini di prevenzione. Questo non significa che ogni intervento sia ammissibile: d’accordo il potenziamento (anche preventivo, come detto) delle terapie intensive, d’accordo i maggiori fondi per le strutture di emergenza ma arrivare a dire, come ha fatto il responsabile economico di Italia Viva Luigi Marattin, che possiamo utilizzarli “per rifare tutti i pronto soccorso d’Italia” è palesemente falso. Non meglio è andata con il segretario del Pd Nicola Zingaretti che, fra tagli e chiusure di ospedali nella regione che amministra, ha trovato il tempo di lanciarsi a scrivere un libro dei sogni su come usare i 36 miliardi (anche e soprattutto per spese che il Mes non vede l’ora di censurare).

Le condizioni ex post (qui casca l’asino)

Se è vero che in termini di accesso al Mes l’unica condizione ex ante è quella di una coerenza tra motivo dell’erogazione del prestito (la pandemia) e l’utilizzo dello stesso, è sulle condizioni ex post – quindi successive all’accredito della somma – che casca il proverbiale asino.

Non più tardi di due giorni fa, intervistato da Repubblica, il segretario generale del Meccanismo Nicola Giammarioli assicurava che i fondi concessi “non portano a condizionalità ex post, austerity o ristrutturazione del debito”. Parole simili a quelle pronunciate dai commissari Ue all’Economia, Valdis Dombrovskis e Paolo Gentiloni, che escludevano qualsiasi vincolo futuro. Una curiosa interpretazione della gerarchia delle fonti, dato che dal punto di vista giuridico il Mes si appoggia al terzo comma dell’articolo 136 del Tfue, il quale recita: “Gli Stati membri la cui moneta è l’euro possono istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell’ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità“, nonché – in termini possiamo definirle di “disposizioni attuative”, al regolamento 472 del 2013, il quale fa spuntare ovunque sistemi di controllo, monitoraggio e programmi di aggiustamento macroeconomico ovviamente secondo i desiderata di Bruxelles. Ebbene, né la previsione del Trattato né il regolamento sono stati abrogati o (ammesso sia possibile) temporaneamente sospesi. Lasciando quindi intatto l’impianto originario dell’equazione Mes = Troika.

C’è chi ha fatto notare che il regolamento tenderebbe ad escludere – in sede comunitaria la chiarezza non è mai stata una virtù, lasciando così più spazio ai rapporti di forza che alla forza del diritto – che la linea di credito “pandemica” possa seguire l’iter descritto sopra, ma il già citato term sheet parla chiaro: astutamente non sotto la voce “condizioni” bensì sotto quella “monitoraggio” viene esplicitato che si applicheranno tutte le misure di sorveglianza del caso, ivi incluso il cosiddetto “Early warning system” e cioè la fissazione tutta nordeuropea di “dare la pagella” al debito pubblico italiano per giudicarlo sostenibile o meno. Indovinate come andrà a finire con il rapporto debito Pil previsto, viste le misure per arginare gli effetti economici della pandemia con il secondo in picchiata a causa del confinamento, in rapida ascesa anche oltre il 160%?

Il Mes è un creditore privilegiato

I 36 miliardi erogati dal Mes, in ultimo, portano con loro una peculiarità. Pur essendo una quota pressoché infinitesimale nel mare magnum del nostro debito (e andrebbero peraltro ad aumentarlo), quest’ultimo ne risulterebbe “segmentato”. Oggi tutti i detentori del titoli di Stato italiani sono considerati su uno stesso piano, mentre il Mes si collocherebbe su una posizione di primazia: i suoi crediti godono infatti di un privilegio, per cui in caso di difficoltà nel rimborso, come da punto 13 delle premesse del trattato istitutivo il Meccanismo verrebbe soddisfatto in via preventiva – privilegiata, per l’appunto. Questo non significa dire che l’Italia sia a rischio default, ma implica che tutti gli altri creditori vengano considerati come subordinati rispetto al Mes. Il che, a cascata, potrebbe portare i “normali” investitori – quelli che acquistano i titoli di Stato in sede di asta – a richiedere rendimenti maggiori come premio per il (ipotetico, ma non più escludibile nel momento in cui hai diviso i creditori tra figli e figliastri) rischio. Vanificando così anche il risparmio di cui si è detto.

Filippo Burla

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8 Commenti

  1. Il MES serve per fare le “riforme” e cioè ridurci alla fame e a far svendere al paese porti, aereoporti, palazzi storici ,spiagge demaniali, musei,etc ed a depredare il risparmio degli italiani.Per reperire risorse per salvare famiglie ed imprese basterebbe emettere bot richiestissimi dai mercati e che oggi hanno un tasso di appena l’ 1.5% annuo o altri bot patriottici.Altre facili soluzioni, ostacolate dalla dittatura finanziaria straniera occulta che depreda da anni il paese, sarebbe emettere biglietti di stato da parte del tesoro a costo zero per almeno un 3% del PIL (quanto è il deficit annuo) e nazionalizzare alcune banche che cosi’ potrebbero prendere a costo zero fondi dalla BCE privata, che guarda caso per statuto non puo’ dargli direttamente agli stati!Gli altri paesi europei hanno salvato le loro imprese dando enormi contributi tramite un sistema di banche pubbliche(la Germania ha dato ben 1500 miliardi di euro tra fondi e garanzie!!)I nostri politici sanno benissimo queste cose ma evidentemente non gli viene permesso dalle elites dominanti occulte straniere e cosi’ affossano il paese e preparano il terreno per la sua svendita finale.E’ ora che vengano accusati di alto tradimento, la cui pena è un minimo di 5 anni di galera

  2. “Il ragionamento non considera però che, dall’avvio del Quantitative easing in avanti, una quota non indifferente (oltre 300 miliardi) del debito pubblico italiano è detenuto da Banca d’Italia, che “gira” – tecnicamente si parla di “retrocessione” – la pressoché totalità degli interessi maturati sui titoli al suo principale azionista, il ministero dell’Econonia che su tali titoli paga quindi (quasi) zero.” …

    Quindi veramente state sostenendo che sarebbe la stessa cosa se lo stato emettesse 36 mld in più di btb decennali perché la banca d’Italia comprandoli e restituendo l’interesse allo stato italiano permetterebbe di emettere comunque a tasso “quasi” zero??? lo sapete che “la quota” di quegli eventuali 36 mld di btp che sarebbero acquistabili dalla banca d’Italia, sempre che il QE continui sempre alle stesse condizioni, sarebbe al massimo di un ordine di grandezza più basso?

  3. A mio, modesto, avviso, il Mes è un mero strumento politico. Mi spiego: finché ci sarà una maggioranza gradita a Bruxelles le condizioni saranno deposte e ammorbidite, nel caso dovesse cambiare il governo, e di conseguenza, esserci un governo inviso ai tecnocrati europei, verrà chiesto di attenersi alle clausole già presenti nei documenti firmati. Per fare una, semplice, similitudine è come se ci recassimo in banca chiedendo un mutuo ad un direttore con cui abbiamo un rapporto di amicizia, firmando una documentazione dove sia scritto che il nostro prestito ha un tasso fisso del 3%. Lui, nostro amico, ci assicurerà che potremo pagare in tutta tranquillità e che potremo anche sforare i tempi prestabiliti, perché favoriti dalla sua posizione di controllo. Un giorno l’istituto bancario decide di rimuovere il gerente, spostandolo in altra sede, noi a quel punto ci relazioneremo con una nuova persona che, in base ai documenti firmati, ci chiederà di assolvere ai nostri obblighi secondo i tempi prestabiliti, senza concederci più flessibilità. A quel punto cosa potremmo fare? Nulla, visto che i documenti firmati hanno valore legale, quindi, se non saremo in grado di ottemperare ai nostri doveri, magari ci potranno anche pignorare la casa. Questo è il Mes, e questa la ragione per cui, le forze di governo attuale, quindi le sinistre con l’appoggio dei delinquenti di Forza Italia, vogliono farcelo sottoscrivere, per poterci obbligare ad avere sempre una classe politica asservita all’Europa. Sono dei traditori e come tali bisogna trattarli!

  4. Se si ha intenzione di usare i soldi in modo trasparente ed efficiente e poi restituirli, il mes conviene; se invece si vuole usare i fondi aumm aumm e farne sparire molti nelle tasche dei soliti noti, il mes non conviene. Fate vobis.

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