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Milano, 8 lug – Selvaggia Lucarelli è stata deferita dall’Ordine dei giornalisti della Lombardia al consiglio di disciplina territoriale. Motivo? Ha reso identificabile a mezzo stampa il figlio minorenne, in violazione della Carta di Treviso. Come è noto, infatti, la blogger e giornalista pubblicista domenica 5 luglio ha ripreso il figlio Leon di 15 anni durante l’identificazione da parte delle forze dell’ordine dopo che il giovane aveva attaccato Matteo Salvini dandogli dell’omofobo e del razzista. Il giorno dopo sul giornale online The Post Internazionale (del quale è responsabile della sezione Cronaca e spettacoli) la Lucarelli celebrava il coraggio eroico del rampollo sulle orme materne, il quale a sua volta si era strappato le vesti per la repressione poliziesca che si era abbattuta su di lui (gli avevano chiesto le generalità).

Che cos’è la Carta di Treviso (citata pure da Salvini)

Sulla vicenda il leader della Lega si era limitato a dire che da giornalista e nel rispetto della Carta di Treviso lui non avrebbe dato il figlio in pasto ai giornali come invece ha fatto la Lucarelli. Non erano parole casuali: secondo il codice deontologico dei giornalisti i minori vanno tutelati, come sancito dal protocollo sottoscritto nel 1990 da Ordine dei giornalisti, Federazione nazionale della stampa italiana e Telefono azzurro. La Carta di Treviso, per l’appunto.

L’Ordine della Lombardia alla Lucarelli: “I figli non sono un vessillo da esporre”

La vicenda del deferimento è raccontata dalla Lucarelli in persona – come riportato dal Fatto Quotidiano: “Lunedì mi scrive Alessandro Galimberti, il presidente dell’Ordine della Lombardia. Mi dice che i figli non sono un vessillo da esporre, e che ho dimenticato la Carta di Treviso. Il giorno dopo mi arriva uno screenshot di un post della Lega in cui si riprende un’agenzia appena uscita (dell’Agi, ndr) che annuncia il mio deferimento”. Nel mirino dell’Ordine della Lombardia c’è il video, pubblicato sulla testata online Tpi, in cui compare il figlio minorenne della blogger, ripreso nell’atto di fornire le proprie generalità: compresi data di nascita e indirizzo. Ecco perché la Lucarelli, che ha girato e fatto pubblicare il video, ha “reso possibile l’identificazione di suo figlio minorenne a mezzo stampa”.

La voce del popolo: “E’ da stamattina che state a rompere…”

Un’ultima nota, diciamo, di colore. Nel video in questione, la Lucarelli non fa che ripetere “state prendendo le generalità a mio figlio solo perché ha dato del razzista a Salvini?”. Gli agenti in borghese le fanno presente che lei il video durante un’operazione di polizia non lo potrebbe girare, ma la Lucarelli continua imperterrita. Alla fine, a chiosare tutta la situazione ci pensa uno dei sostenitori della Lega presenti all’evento: “E’ da stamattina che state a rompere, da stamattina. Da quando è arrivato Matteo (Salvini, ndr)”. La migliore didascalia per una storia di visibilità cercata a tutti i costi, anche a spese di un figlio minorenne.

Adolfo Spezzaferro

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